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Procura di Palermo sotto inchiesta
Il Csm verifica la posizione di alcuni magistrati

La richiesta d'intervento è stata mossa dai cinque membri laici della Casa delle libertà al Csm. Oggetto dell'inchiesta: verificare le dichiarazioni di Grasso a La Stampa, sui veleni esplosi in procura. Tutto sembra nascere dalle recenti nomine alla Dda. Nell'occhio del ciclone i sostituti Lo Forte, Scarpinato e Ingroia

La procura della Repubblica di Palermo finisce sotto il mirino del Csm. Un’indagine verrà avviata nei prossimi giorni per verificare la compatibilità ambientale di alcuni magistrati della procura palermitana. A richiedere l'intervento il gruppo della Casa delle libertà al Csm.
La bufera è scoppiata qualche giorno fa, a seguito di un articolo apparso su La Stampa di Torino, nel quale il procuratore Piero Grasso parlava di un clima di veleni che aleggiava nelle stanze del Palazzo di Giustizia.
Al centro dell’intervista - sfogo di Grasso, le polemiche e i contrasti sorti fra i colleghi, a seguito delle recenti nomine alla Direzione distrettuale antimafia. Nomine che hanno visto l’accantonamento di magistrati come Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, figure da sempre in primo piano nella lotta alla criminalità organizzata, in favore di altri colleghi.
Lo scontro dialettico, che ne è derivato, ha puntato il dito sulla volontà di penalizzare, con queste nomine, magistrati ritenuti politicamente squilibrati a sinistra ed eccessivamente militanti, per dare spazio a persone più moderate.
I toni della polemica, però, non devono essere piaciuti al procuratore Grasso, che ha deciso di rendere pubbliche le condizioni di difficile convivenza, interne alla Procura, facendo anche i nomi di quelli, che per lui, devono essere considerati gli istigatori dei velenosi contrasti.
Le parole di Grasso hanno avuto un immediato effetto di sollecitare alcuni membri del Csm. I cinque membri laici della Cdl hanno chiesto un intervento che verifichi la compatibilità funzionale e ambientale dei sostituti procuratori chiamati in causa da Grasso. In particolare, l’attenzione è stata puntata proprio sui nomi di Lo Forte, Scarpinato e Ingoia. Il gruppo che ha richiesto l’indagine ha così motivato il proprio intervento: “Non è ipotizzabile far galleggiare situazioni di conflittualità palese e strisciante, fuori da ogni riferimento normativo”. Per l’inchiesta è stata avviata una procedura di “apertura urgente”.
Fabio Giacalone
rev. rube/cave

(23 luglio 2003)

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