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Bush, "Mia la responsabilità dell'attacco all'Iraq"
Il regime di Saddam costituiva una minaccia tale da non poter essere trascurata, sostiene Bush. Anche Blair difende le ragioni dell'attacco e il lavoro dell'intelligence. I due sono fiduciosi sul futuro ritrovamento di armi di distruzione irachene. Decadono le accuse contro i servizi segreti italiani, per le fasulle informazioni sul traffico di uranio Niger- Iraq

''Mi prendo la responsabilita' di avere messo le truppe americane in azione''. Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, pone la parola fine al dibattito circa l'opportunità dell'intervento anglo-americano in Iraq. Nel corso della conferenza stampa, tenuta a Washington insieme al premier britannico Tony Blair, Bush ha anche ribadito le ragioni che stavano alla base di quella decisione: "Il regime di Saddam Hussein costituiva una minaccia crescente e per questo mi sono preso la responsabilità di affrontarlo''.
Dello stesso tenore l'intervento di Blair, che, oltre l'appoggio all'amico americano, ha anche difeso le attività svolte dalle strutture d'intelligence, volte ad informare sull'esistenza delle armi di distruzione di massa irachene. Difesa che giunge puntuale, in una settimana in cui la maggiore difficoltà, per Usa e Gran Bretagna, è stata quella di convincere la comunità internazionale della bonta' delle loro ragioni e a partecipare alla stabilizzazione dell'Iraq. In realtà, ad un certo punto era sembrato che gli Stati uniti volessero addossare tutte le colpe del mancato ritrovamento di armi di distruzione di massa in Iraq al loro partner britannico e ai servizi segreti di sua maestà, rei di aver fornito informazioni fasulle alla Cia. Nel calderone, erano finiti, con la stessa accusa, anche gli 007 italiani. Il polverone sollevato aveva dato avvio a un giro di vite all'interno della Cia, all'indignazione degli inglesi per il trattamento ricevuto dagli americani e al solito acceso dibattito fra destra e sinistra italiana, sull'organizzazione e il lavoro del Sismi.
Ora Bush ha ribadito la sua fiducia che le armi di sterminio saranno trovate: ''Saddam Hussein ha passato piu' di dieci anni nascondendole''. Mentre Blair ha ripetuto di essere convinto che ''abbiamo ragione'' nel sostenere che l'Iraq aveva armi di distruzione di massa.
Non solo inglesi e americani si sostengono a vicenda, ma scagionano anche l'Italia dalle presunte colpe in questa vicenda. Gli Stati Uniti, infatti, hanno dichiarato che il governo italiano non ha passato i documenti, poi rivelatesi falsi, relativi al presunto acquisto iracheno di uranio dal Niger.
Quei documenti sono stati acquisiti a Roma, dall'ambasciata americana in Italia, nell'ottobre 2002 da ''una fonte privata'' non meglio definita.
Fabio Giacalone
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(18 luglio 2003)

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