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Primo piano - esteri
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030718elpi
Cuba, suicidi i tre
profughi che sognavano l'America
Avevano
dirottato un'imbarcazione e portato con sé una donna e i suoi due
figli. Ma una volta circondati, si sono tolti la vita pur di non finire
nelle mani della polizia. Intercettata anche un'altra imbarcazione rubata
ad una compagnia di esplorazioni oceanografiche
Parla di suicidio l'ipotesi diffusa dal
governo dell'Avana sui tre giovani cubani pluripregiudicati che lunedì
scorso avevano tentato di lasciare l'isola dopo aver dirottato unimbarcazione.
I tre, Francisco Lamas Carón, Yosvani Martinez Acosta e Luis Alberto
Suarez Acosta, pur di non finire nelle mani della polizia si sarebbero
tolti la vita. Avevano tentato di navigare verso gli Stati Uniti portandosi
a bordo anche una donna e i suoi due figli. Una volta circondati dalle
forze di pubblica sicurezza, avrebbero deciso di suicidarsi.
Per ragioni ancora da chiarire, i tre fuggiaschi avrebbero tentato di
uccidere il figlio minore della donna, sparandogli in testa. I tre avrebbero
deciso di suicidarsi dopo la fuga del proprietario dell'imbarcazione che
si era tuffato in mare. Secondo la versione di Marquiel Montano (il figlio
maggiore della donna) sarebbe stata la madre a costringere lui e il fratellino
a tentare la fuga insieme ai tre giovani.
Le autorità statunitensi hanno intercettato un'altra imbarcazione
al largo della Florida. La barca, di proprietà della compagnia
cubana di esplorazioni oceanografiche Geo Cuba, era partita illegalmente
martedì scorso dal porto di Boca de Nuevitas (Camaguey), poche
ore dopo il sanguinoso episodio. Arrestate le 15 persone che avevano rubato
limbarcazione che, come hanno precisato gli agenti della guardia
costiera, non è stata dirottata. Questo particolare potrebbe permettere
ai 15 transfughi di essere processati come ladri e non come sequestratori.
Elisa Pizzillo
rev madi/sian
(18 luglio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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