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Cultura e spettacolo

030703rosi
Prima assoluta per le Vespe di Aristofane
Al Teatro greco di Siracusa
La commedia è una feroce satira del sistema giudiziario ateniese e l’occasione di pungenti battute politiche che appaiono straordinariamente contemporanee. Pino Caruso, graffiante ed ironico si muove sulla scena al suono di una musica ritrovata
.

Si è conclusa con la commedia, Le vespe di Aristofane, il tretanovesimo ciclo di spettacoli classici, che l’istituto del Dramma antico porta ogni anno in scena al Teatro greco di Siracusa.
L’opera scritta da Aristofane, il più grande dei commediografi greci, si svolge ad Atene e mette in scena i contrasti fra il vecchio giudice Filocleone e suo figlio Schifacleone che cerca di distogliere il padre dalla sua sfrenata passione per i processi e per le facili condanne che solitamente infligge agli imputati. Le vespe è una commedia politica per i continui riferimenti ai governanti del tempo ad Atene, e per la critica che viene fatta al suo sistema giudiziario. Aristofane infatti attacca l’amministrazione della giustizia, base fondamentale su cui costruire una vera democrazia.
Ma Le vespe è anche una commedia sui rapporti tra padre e figlio e sulla vecchiaia. Assistendo a questa pièce comunque non si riesce a non pensare quanto gli argomenti trattati siano attuali anche ai nostri giorni e più di un personaggio ci ricorda, non sempre in maniera fortuita, alcuni nostri contemporanei.
Pino Caruso nei panni di Filocleone ci regala una grande interpretazione, riuscendo a ricreare l’atmosfera scanzonata colma della pungente ironia che caratterizza tutta l’opera di Aristofane. Le vespe, a Siracusa in prima assoluta, sono anche da collegare ad un progetto musicale che vede coinvolti sia il regista Renato Giordano che il musicista Stefano Saletti che in collaborazione ad un gruppo di cantanti e musicisti sono riusciti a ricreare non tanto la “musica perduta” dei greci quanto uno spirito sonoro, mixando elementi musicali mediterranei e fondendoli con suggestioni orientali e balcaniche in uno con l’uso del greco antico per i testi. Il risultato è un prodotto che ricrea quel senso del movimento consegnando alla commedia un anima musicale mediterranea che è parte integrante di essa.
Roberta Sichera

rev alca/cave

(4 luglio 2003)

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