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Botta e risposta Fazio-Tremonti sulla nuova finanziaria
All'assemblea dell'Abi di ieri si è discusso della programmazione economica per il prossimo anno. Per il ministro dell'Economia si tratterà di una manovra "ambiziosa, più di semina che di raccolta". Il governatore di Bankitalia bacchetta il governo per i ritardi sulle riforme strutturali, che non garantiscono "certezze sulle prospettive"

Botta e risposta fra Fazio e Tremonti sulla finanziaria. Al centro della polemica la politica economcia del governo, bersaglio di critiche lanciate dal governatore della Banca d'Italia. L'occasione è stata l'assemblea della Associazione bancaria italiana (Abi), tenutasi ieri a Roma. Dove si è consumato uno scontro tra il ministro del Tesoro Giulio Tremonti e il governatore Fazio.
Parlando del Dpef, il documento di programmazione economico-finanziaria, Tremonti ha avuto modo di anticipare le principali caratteristiche della prossima legge finanziaria. "Sarà una manovra ambiziosa - ha detto il ministro - perchè sarà una finanziaria più di semina che di raccolta". La nuova legge di programmazione economica sembra poter contare su proposte, provenienti da più parti politiche e sociali: "Molti hanno idee e tutte quelle che ho sentito sono buone - ha continuato Tremonti - e la possibilità di una buona sintesi è elevata. Ma la composizione tra cose e idee è esercizio sempre difficile''. Il ministro ha precisato che non mancheranno le difficoltà attuative dei nuovi provvedimenti di politica economica, annuciando passaggi difficili sul piano del dibattito politico e per il loro impatto sociale. Il riferimento più prossimo è alla riforma della previdenza, che ancora oggi si trova sul tavolo del confronto collegiale del governo. Tuttavia, si può essere ottimisti, secondo Tremonti, perchè alla fine "l'Italia non prenderà alcun avvertimento dall'Ue, nonostante i gufi''.
Immediato, secondo alcuni, in questa frase un riferimento polemico a quanto detto, poco prima, dal governatore Fazio. Il numero uno di Bankitalia ha esordito proponendo la propria ricetta per il prossimo Dpef: "Il Dpef - dice - deve riproporre una progressiva riduzione della pressione fiscale e una coerente diminuzione del rapporto tra spesa pubblica corrente e Pil, al fine di chiudere in prospettiva il disavanzo, frenando la crescita del debito''.
Poi, sono arrivate le critiche alla politica economica del governo, troppo incentrata - secondo il numero uno della banca centrale italiana - su provvedimenti una tantum e poco mirante a perseguire serie riforme strutturali: "La mancata definizione di misure strutturali non giova alla certezza delle prospettive".

Fabio Giacalone
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(3 luglio 2003)

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