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Quando
la fiction uccide il giornalismo di cronaca |
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Il grande giornalismo, ha spiegato Guido
Vergani, è sapere raccontare un fatto di cronaca partecipando
anche al più piccolo evento, anche alla più rituale realtà
con curiosità e capacità di aderire da testimone al fatto,
di indignarsi, di commuoversi, di emozionarsi. Diceva queste cose
pensando a un cronista straordinario come Dino Buzzati, di cui recentemente
Mondadori ha pubblicato lopera che mancava: gli articoli di nera
scritti dallautore di Il deserto dei Tartari per il Corriere della
Sera. A leggere le sue cronache ha scritto il curatore Lorenzo
Viganò ci si rende conto di come riescano a disegnare un
affresco dellepoca, dellambiente, dei personaggi oltre a descrivere
il fatto in se stesso, che spesso sembra essere usato solo come un pretesto.
È difficile riportare questo giudizio a un modello giornalistico
attuale. La cronaca è un genere in forte decadenza. Il cronista
non è più il testimone attento e losservatore curioso
che racconta il fatto, ne spiega le cause, descrive i protagonisti. Qualcuno
sostiene addirittura che il cronista non esista più e che comunque
le modalità del suo lavoro siano molto cambiate. Oggi è
un giornalista che, normalmente, si informa leggendo sul monitor il notiziario
di agenzia. Il rapporto con le fonti è diradato, episodico e spesso
superficiale. Il contributo del cronista alla narrazione del fatto, che
di solito consiste nella rielaborazione del testo dellagenzia, non
aggiunge perciò elementi di conoscenza originali.
Altro è, bisogna riconoscerlo, lapproccio agli eventi più
drammatici e più eclatanti della cronaca. In questi casi la copertura
informativa è molto più accurata e impegnativa. I media
mobilitano le loro risorse per affrontare ad armi pari il confronto con
la concorrenza. Il fatto viene indagato, rivoltato, riferito con enorme
dovizia di particolari: e tanto più sono macabri e morbosi tanto
più trovano spazio nei resoconti dei cronisti, nelle copertine
dei settimanali, nei servizi dei telegiornali e nei salotti dei talk show.
Quale informazione giunge ai lettori e ai telespettatori? Ci sono fatti,
come il delitto di Cogne, che hanno alimentato forme esasperate e discutibili
di informazione. Lo psichiatra Vittorino Andreoli ha lanciato unaccusa
che non può essere ignorata: Tutte le volte in cui mi sono
trovato parte di un processo e ho lavorato come perito psichiatra, ho
avuto ampia occasione di misurare lo scarto tra il fatto, la realtà
concreta, e quanto invece veniva affermato da stampa e televisione. Un
abisso: viene raccontata come cronaca uninvenzione efficace quanto
gratuita. Linventato è un testo per analizzare come funzionano
giornali e televisione e dunque come la fiction sia ormai lunico
linguaggio usato, fino a includere la necessità di fingere una
realtà concreta per poi procedere con le interpretazioni che sono
fiction. La cronaca è inutile. Talmente irrilevante che nessuno
la cerca più. Ecco la morte della cronaca.
Il giudizio può apparire apocalittico. Ma, se non è una
provocazione, introduce certo una riflessione preoccupata sui nuovi orizzonti
del giornalismo di cronaca. La modalità narrativa più diffusa
ha molto a che fare sia con il romanzo dappendice sia con la spettacolarizzazione.
Certo, nessuno ha mai preteso di leggere sui giornali la Verità.
I buoni maestri hanno sempre raccomandato di non assumere mai un punto
di vista assoluto. Il cronista deve solo rispondere a un dovere deontologico
preminente: riferire tutto quello che gli risulta, indicare la paternità
delle informazioni, citare le fonti. E aggiungere, quando è in
grado di farlo, la propria testimonianza diretta. Ma non può (non
deve) inventare una trama, creare suggestioni, rincorrere dettagli truculenti
sbattendo in copertina il letto insanguinato dove è stato massacrato
un bambino di tre anni. Altrimenti ha ragione Andreoli quando denuncia
la deriva della fiction e la morte della cronaca.
(2 luglio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
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