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Lettere e filosofia
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030616mariAP
Eco:
I media non seguano i mutamenti della lingua
L'italiano
riflette i cambiamenti della società, ma i mezzi di comunicazione
non devono contribuire a diffondere un linguaggio stereotipato e omologante.
E' l'interevento di Umberto Eco al convegno Gli italiani e la lingua,
organizzato dalla facoltà di Lettere. "L'omologazione - ha
detto il prorettore dell'Ateneo palermitano Santangelo - ha radici anche
nella formazione universitaria: gli atenei si stanno trasformando in semplici
luoghi di didattica"
"E'
vero che litaliano va dove va la società, si adegua ai cambiamenti
del costume ma i mezzi di comunicazione non possono farlo". Ad
affermarlo è Umberto Eco,
in un convegno dal titolo Gli italiani e la lingua
che si è tenuto alla facoltà di Lettere e filosofia.
Se è vero - ha proseguito il
semiologo - che la televisione non può proporre un modello linguistico
aulico, che rende irriconoscibile la realtà quotidiana, allo stesso
modo non può contribuire alla diffusione di un linguaggio stereotipato
e omologante che dice obliterazione del titolo di viaggio invece di fare
il biglietto.
L'incontro,
organizzato dalla facoltà di Lettere e filosofia venerdì
13, ha dato spunto a una riflessione
sulla lingua italiana a quarantanni dalla pubblicazione della Storia
linguistica dellItalia unita di Tullio De Mauro. Oltre ad
Eco, sono intervenuti linguisti e nomi illustri della cultura italiana:
Stefano Bartezzaghi, Nicola Tranfaglia, e lo stesso De Mauro. E' stata
un'importante occasione per affrontare temi che in questi anni di
tempestanza come li ha definiti Antonino Buttitta, presidente
del Centro di studi linguistici e filologici siciliani, spesso vengono
trascurati.
L'omologazione linguistica sembra avere radici anche nella formazione
scolastica e universitaria. Luniversità
italiana sta attraversando un periodo delicato - ha sottolineato con preoccupazione
il prorettore dell'Ateneo palermitano, Giovanni Santangelo - Quasi tutti
gli atenei stanno per essere trasformati da importanti centri con una
ricca tradizione di ricerca in semplici luoghi di didattica. Quindi,
secondo Santangelo, è importante che
ci siano "occasioni del genere, che servono a dare nervo a una sfida
culturale, in un momento in cui ci sono tentativi di secessionismo linguistico".
I lavori si sono aperti con la proiezione di uno storico documento dell'archivio
Rai, datato 1973 e realizzato da Tullio De Mauro in collaborazione con
Umberto Eco e Piero Nelli. La trasmissione ripercorre le vicende della
lingua italiana dai primi anni del secolo, quando ben il 92 per cento
degli italiani viveva da straniero in patria (cioè senza parlare
litaliano) agli anni 70, quando il basic italian di
Mike Bongiorno entra nelle case degli italiani e li istruisce.
Con la televisione si stava realizzando negli anni sessanta il sogno
coltivato per anni da grandi scrittori come Manzoni o De Amicis: creare
una lingua unica in cui tutti, da nord a sud, potessero riconoscersi.
Così esordisce Umberto Eco, che prosegue la sua analisi in un ritmo
serrato, vivace, pieno di ironia: Paradossalmente
la televisione, che ebbe il
grande merito di insegnare litaliano agli italiani, oggi sta attentando
alla nostra lingua appiattendola, diffondendo unaccozzaglia di frasi
fatte e stereotipate e inutili anglicismi. Perché ostinarsi a dire
bipartisan invece di bipartitico, che contribuirebbe poi a richiamare
un cambiamento intervenuto allinterno della nostra pentapartitica
tradizione?
Eco non risparmia nessuno, nemmeno quei "professoroni emeriti",
ostinatamente impegnati nella diffusione del "difficilese",
che continuano a dire eclatante, noto francesismo, invece
di sensazionale, sorprendente, stupefacente, eccezionale o straordinario.
Esattamente allaltro estremo si collocano i francesi, gli
unici in piena era di globalizzazione che continuano a dire ordinateur
invece di computer. Il semiologo
ricorda, con una certa nostalgia,
il saggio consiglio paterno di controllare sul giornale, in modo particolare
sulla terza pagina, come una parola andasse scritta correttamente. Un
consiglio che difficilmente potrebbe essere dato oggi, dal momento che
i giornali sono zeppi di errori.
Maria Catena Salerno
rev bute / sage
(16 giugno 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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