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Inchiesta

AAA metri di costa cercasi
Spiagge italiane sempre più strette

L’erosione costiera è implacabile: ogni anno ruba tratti cospicui dei nostri litorali e crea costi alti per l’ambiente e per l’economia turistica. Nuovi e vecchi rimedi per fronteggiare un problema di cui si conosce il principale colpevole: l’uomo

Ogni anno gli italiani in vacanza si ritrovano con cinque chilometri quadrati di spiaggia in meno. Altro che stessa spiaggia e stesso mare: la conformazione dei litorali cambia di continuo e il mare si mangia sempre più tratti di costa.
Il principale imputato è l’erosione costiera e l’Italia, tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, è quello che rischia maggiormente per questo processo naturale. Naturale, sì. Ma comunque molto accentuato dall’uomo che con l’eccessivo sfruttamento delle coste per fini turistici o industriali ha stravolto ogni equilibrio ambientale.
Ma è sempre l’uomo che per la sua incuria deve, ora, pagare un prezzo. Un prezzo molto alto. La regione Toscana, una tra le più colpite dal fenomeno, ha già stanziato per il triennio 2003-05 più di cento milioni di euro, perché l’erosione costiera provoca un danno per l’ambiente e influisce anche sul mercato turistico.
I comuni che si trovano sulle spiagge interessate al fenomeno stanno correndo ai ripari, cercando rimedi il più possibile efficaci e, se possibile, contenendo i costi. Il rimedio più utilizzato finora è il ripascimento, tecnica “soft” con la quale si rinfoltiscono gli arenili soggetti a erosioni con sabbia prelevata altrove. Secondo gli esperti, si tratta di una tecnica che non danneggia le coste e che non crea alcun impatto ambientale negativo. Ma nella spiaggia di Poetto (nella foto), vicino Cagliari, le cose non sono andate per il verso giusto: un anno fa è stato effettuato il ripascimento e ora la spiaggia, prima bianchissima, è diventata di uno strano colore "grigio-topo". Probabilmente non è stata prestata particolare attenzione alla compatibilità biologica della sabbia trasportata, danneggiando così la bellezza del luogo.
Per preservare le spiaggie esiste anche un rimedio naturale: si può ricorrere alla poseidonia marina, un particolare tipo di alga che vive a pochi metri dalle coste del Mediterraneo, che ha la funzione di trattenere vicino la spiaggia i materiali provenienti dal mare; per questo, sempre più spesso viene piantata nelle zone a rischio.
Secondo una ricerca dell’Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente) anche il progressivo innalzamento del livello del mare, valutabile entro il secolo in 30-40 cm, potrebbe avere effetti catastrofici sulle nostre coste. Se il livello del mare continuerà a crescere, andremo incontro alla perdita di notevoli estensioni di spiaggia e al danneggiamento di infrastrutture e servizi turistici e abitativi. Insomma, trovare un posto in spiaggia per la sdraio e l’ombrellone diventerà l’ultimo dei nostri problemi...
Noemi Brugarino
rev madi sage

(13 giugno 2003)

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