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La Bce: "No a deficit più grandi, necessarie le riforme"
Bocciate le strategie di Francia, Italia e Portogallo

E' stata pubblicata oggi l'ultima relazione mensile sull'andamento economico di Eurolandia. La Banca centrale ribadisce il suo no a disavanzi di bilancio più grandi, e sottolinea l'urgenza per i tre Paesi di riforme strutturali nei mercati dei beni e servizi e del lavoro: "Le misure temporanee non pemettono un risanamento duraturo"

Un "no" secco della Banca centrale europea a deficit più grandi: modesto il contributo degli investimenti, anche se c'è spazio per migliorarne la qualità; consumi che dovrebbero ripartire nella seconda metà del 2003, e urgenza di riforme strutturali nei mercati dei beni e servizi e del lavoro. E' questo l'ultimo bollettino mensile della Banca centrale europea.
"Non c'è
spazio - ha sottolineato il presidente della Bce, Wim Duisenberg, in un'audizione al Parlamento europeo a Bruxelles - per un deficit più importante e ritengo che faremmo bene ad attenerci alle regole che abbiamo deciso nel patto di stabilità". Ampi margini, invece, sempre secondo Duisenberg, per migliorare la qualità degli investimenti pubblici.
Cattive notizie sul fronte bilancio. La Banca centrale rileva infatti che
nel 2004 solo la Germania riuscirà a far scendere il suo disavanzo poco al di sotto del valore di riferimento, mentre gli sforzi programmati da Francia, Italia e Portogallo "non soddisfano i requisiti". Portogallo e Italia, infatti, secondo la Bce continueranno a ricorrere a "misure temporanee che non permetteranno un risanamento duraturo". Sottolineata quindi l'urgenza di riforme strutturali che "aumenterebbero non solo il potenziale di crescita dell'area euro, ma anche la sua capacità di resistere agli shock economici". Secondo il governatore della Bce, la politica monetaria non può da sola risolvere i problemi che influiscono sull'andamento della crescita economica e dell'occupazione nell'area euro, mentre le politiche di bilancio possono migliorare il clima di fiducia e sostenere quindi l'attività economica anche nel breve periodo.
Elisa Pizzillo

(12 giugno 2003)

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