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Quintorigo,
la novità nel solco della tradizione
E' uscito "In cattività", terzo
album dei Quintorigo. La band romagnola non perde il suo approccio personale
e originalissimo con la musica, mescolando classica, jazz e rock, tentando
anche di introdurre elementi di novità. Tra i pezzi migliori,
"Raptus", una suite rap in tre parti, e "Clap Hands",
cover di Tom Waits
Il compito per i Quintorigo era di quelli più difficili: confermare
il successo e la qualità della loro musica per la terza volta.
Un obbiettivo reso più complicato dal fatto che la loro proposta
è tra le più originali emerse in Italia negli ultimi anni.
Proprio per questo motivo, però, il rischio di ripetersi e di
non riuscire a rinnovarsi è dietro l'angolo.
"In cattività" è dunque un tentativo - riuscito
- di portare avanti il percorso fin qui intrapreso, aggiungendo elementi
di novità.
Strutturalmente l'album non è molto diverso dai precedenti. La
presenza di cover illustri, infatti, era una caratteristica anche dei
due predecessori. In questo caso, sono ben tre: "Clap Hands"
di Tom Waits, "Night & Day" di Cole Porter e "Darn
That Dream" di Jimmy Van Heusen ed Edgar De Lange. La prima, in
particolare, è talmente straordinaria da non sfigurare al confronto
con l'originale.
Altro pezzo notevole è "U.S.A. e getta", una critica
contro il sistema economico occidentale, ma il punto di forza è
l'impianto da operetta-musical che aveva contraddistinto già
in passato "Bentivoglio Angelina", il secondo pezzo sanremese
del gruppo. Il piatto forte è invece Raptus, sorta di suite rap
in tre parti, mentre "Dimentico" è stata scritta con
Ivano Fossati.
E' proprio questa commistione di generi apparentemente così distanti
(il rock, il jazz e la classica) che ha fatto finora la fortuna della
band romagnola. L'introduzione della batteria e, in generale, di elementi
ritmici, migliora una delle poche lacune del passato (che comunque si
evinceva solo dal vivo). Inutile, infine, soffermarsi più di
tanto sulla bravura tecnica del gruppo. In definitiva, una conferma
su tutta la linea.
Daniele Sabatucci
rev cave