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Cultura - Recensioni

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Stidda, la storia dei ragazzini che attaccarono la mafia
Presentato il primo libro di Giuseppe Bascietto "Stidda". Un'attenta analisi della storia e del contesto economico in cui si muove la quinta mafia da parte di un giornalista in prima linea. L'ascesa di un gruppo di quindicenni che sfidarono la Cupola e la misero in ginocchio lasciando sul campo più di mille morti ammazzati in cinque anni

"Scrivo di stidda oggi perchè c'è stasi, perchè c'è il bisogno di comprenderne le evoluzioni". Così ci dice Giuseppe Bascietto, giornalista free lance del Diario e Narcomafie, alla presentazione del suo primo libro: "Stidda. La quinta mafia, i boss, gli affari, i rapporti con la politica" , edizioni Il punto (pp. 156 - 12 euro).
Peppe, come si fa chiamare dagli amici, ha reagito cosi ai fatti del Palio di Vittoria dello scorso ottobre, quando a seguito di una sua inchiesta fu barbaramente aggredito ad un comizio del sindaco di Vittoria, Francesco Aiello. "Prima dell'aggressione era da quasi un anno che non scrivevo più di mafia locale, ma in quei giorni ho capito di aver toccato dei forti interessi economici. Ho scritto questo libro per riassumere il lavoro di 3 anni e per svelare un fenomeno ai più sconosciuto".
Una storia, quella della stidda, che inizia vent'anni fa, quando dei quindicenni scagliarono in tutta l'isola un feroce attacco a Cosa nostra decapitandone i vertici e sostituendovisi nel controllo delle attività malavitose.
Uno stile semplice e diretto che mira a descrivere in particolare i territori di Enna e Gela, le capitali dell'organizzazione, ed il paradosso Vittoria. Il luogo dove secondo Bascietto "muoiono due luoghi comuni: che la mafia cresca in aree povere e che si sviluppi esclusivamente all'ombra della Dc".
Un'inchiesta che non si limita a raccontare la storia dei clan ma le realtà economiche e culturali di sfondo. Un giornalismo essenziale basato sull'affermazione dei fatti.

Francesco Distefano
rev cave

(4 giugno 2003)




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