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Gela, appello del sindaco allo Stato "Non lasciateci soli nella lotta alla mafia" Rosario Crocetta, primo cittadino del comune nisseno, reclama misure straordinarie, da parte delle istituzioni nazionali, finora mai attivate. E intanto continuano gli attentati e le intimidazioni. Diversi i provvedimenti antimafia avviati dal sindaco e dalla sua giunta, ma ora si aspetta un aiuto concreto da Roma Il sindaco di Gela rivolge un disperato
appello alle istituzioni e alle autorità nazionali, affinché
la sua amministrazione non venga lasciata sola nella lotta alla criminalità
mafiosa. Rosario Crocetta denuncia una situazione insostenibile: nel comune
del nisseno si verificano continuamente attentati, incendi di automobili
e beni privati, intimidazioni. L'ultimo episodio eclatante è accaduto
proprio in questi giorni, con le minaccie alla figlia del candidato del
centro-sinistra per la provincia di Caltanissetta, Filippo Collura. Il
sindaco di Gela ha ritenuto, a questo punto, che fosse necessaria un'uscita
pubblica: "Mi sarei aspettato che lo stato intervenisse con misure
straordinarie, invece siamo lasciati soli, noi come amministrazione e
anche le forze dell'ordine". Crocetta ha elencato tutti i provvedimenti
che, da quando è in carica, la sua giunta ha attuato per contrastare
l'espansione del potere mafioso. Misure tese a garantire la legalità
e ad impedire infiltrazioni nell'ambito della pubblica amministrazione
e degli appalti: "Abbiamo istituito - dice Crocetta - le gare d'appalto
blindate, con l'apertura delle buste davanti ad esponenti delle forze
dell'ordine. Stiamo per attivare un protocollo per la tutela della legalità,
nell'affidamento di lavori ad imprese esterne all'amministrazione. Richiediamo,
addirittura, il certificato antimafia per consiglieri, assessori e dirigenti".
Si tratta di iniziative radicali che comportano anche un costo, in termini
di sicurezza personale per sindaco e consiglieri. "Siamo ai limiti
dell'eroismo - conclude Crocetta - e non si può fare di più
mentre a Roma stanno a guardare".
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