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Facoltà di Agraria

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E' ad Agraria la banca d'origano più grande d'Europa
I giardini sperimentali della facoltà (nella foto) ospitano diverse specie aromatiche, fra cui quasi 400 ecotipi differenti di origano provenienti da tutta la Sicilia (record europeo). Gli olii essenziali contengono conservanti naturali e rappresentano un tocca-sana per il nostro organismo: un rimedio alle rughe del viso e una barriera difensiva contro le malattie alle vie respiratorie, il colesterolo e l'infarto

Non serve solo per condire e rendere più gustose insalate e secondi piatti. L'origano ha infatti anche preziose qualità medicinali e cosmetiche. Nella facoltà di Agraria dell'Università di Palermo si trova la "banca" più grande di tutta Europa: dietro le aule e i laboratori di viale delle Scienze, infatti - nei campi sperimentali - vivono all'aperto quasi 400 ecotipi diversi di origano, rigorosamente siciliano.
"Ed entro quest'anno - commenta con soddisfazione il professore Claudio Leto ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee, (nella foto, in basso a sinistra) - dovremmo tagliare il traguardo dei 500 ecotipi".
Un record europeo che si accompagna ad altri risultanti significativi come i circa 100 ecotipi differenti di rosmarino, e di altre specie aromatiche come timo, finocchio dolce e camomilla. Sono tutte specie appartenenti alle famiglie dei cicatrizzanti. Da essi, attraverso accurate procedure svolte in laboratorio, si ottengono degli olii essenziali che contengono principi attivi antiossidanti. Insomma, una vera e propria pioggia di conservanti naturali che fanno bene al nostro organismo.
Questi olii essenziali vengono utilizzati dalle industrie farmaceutiche, della cosmesi, oltre che naturalmente da quella alimentare. Basti pensare che alcuni dei principi attivi costituiscono una barriera difensiva del nostro organismo contro i rischi derivanti dal colesterolo e quindi indirettamente prevengono l'infarto. Inoltre, vanno bene contro le malattie alle vie respiratorie e all'apparato digerente. Insomma, un vero e proprio "farmaco" dalla natura che lotta e soprattutto previene alcune delle malattie più diffuse. Non solo. L'origano cosi come altre specie aromatiche - come il rosmarino e il timo - ringiovanisce. O meglio, i principi attivi cicatrizzanti, contenuti in essi, migliorano la qualità della nostra pelle e prevengono le rughe. Da qui l'uso degli olii essenziali anche da parte delle industrie cosmetiche.
La banca dell'origano della facoltà di Agraria nasce come una collezione di differenti ecotipi di specie aromatiche, come l'origano. In pratica, le specie vengono sottratte dal loro habitat naturale e introdotte, non subito, ma attraverso un difficile e delicato percorso in laboratorio, nella "banca" che non è altro che il parco che si "nasconde" dietro gli uffici, le aule e i laboratori della facoltà. Lì oggi convivono quasi 400 ecotipi diversi di origano insieme ad altre specie aromatiche. Tutte selezionate e accuratamente catalogate. In realtà, per ciascun ecotipo esistono ben 4 esemplari allo scopo di evitare il pericolo di perdere definitivamente un ecotipo, se l'unico esemplare dovesse morire. Un lavoro certosino e paziente ha portato a questi straordinari risultati.
I laboratori sono dotati di attrezzature e impianti di distillazione che servono proprio per estrarre dalle specie aromatiche gli olii essenziali benefici per la nostra salute e per il nostro corpo. Una camera climatizzata e con particolari caratteristiche funge da "anello di passaggio" per le specie che vengono raccolte nei loro ambienti naturali e trasferiti qui, nei giardini sperimentali dietro la facoltà.
Gli incroci naturali servono a migliorare le varietà, con il duplice scopo di valorizzare aree marginali e offrire all'industria dei prodotti di alta qualità. Prodotti da non commercializzare nel settore della grande distribuzione, ma "nei mercati di nicchia", come spiega il professore Leto che precisa come queste specie siano "in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente".
"L'obiettivo dei nostri studi - continua Leto - è creare nuove possibilità di lavoro mettendo in collegamento la campagna con l'industria. La multinazionale Unilever, per esempio, è interessata alle nostre piante officinali".
Ma quando si parla di ricerca non mancano le difficoltà. "Ben vengano le risorse indirizzate a istituzioni pubbliche e Cnr, centro nazionale di ricerca, ma non solo - commenta il professore Leto - anche se oggi i maggiori ostacoli del settore sono rappresentati da associazioni e ricercatori improvvisati che ricevono finanziamenti dallo Stato per svolgere ottanta convegni all'anno, senza concludere nulla. Questo - sottolinea - francamente non mi sembra opportuno". Un appello che suona come un campanile d'allarme per la ricerca pubblica nel nostro Paese.
Salvo Ingargiola
rev cave

(28 maggio 2003)

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