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Facoltà
di Agraria
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AP030527sing
E' ad Agraria la
banca d'origano più grande d'Europa
I giardini sperimentali della facoltà (nella
foto) ospitano diverse specie
aromatiche, fra cui quasi 400 ecotipi differenti di origano provenienti
da tutta la Sicilia (record europeo). Gli olii essenziali contengono conservanti
naturali e rappresentano un tocca-sana per il nostro organismo: un rimedio
alle rughe del viso e una barriera difensiva contro le malattie alle vie
respiratorie, il colesterolo e l'infarto
Non serve solo per
condire e rendere più gustose insalate e secondi piatti. L'origano
ha infatti anche preziose qualità medicinali e cosmetiche. Nella
facoltà di Agraria dell'Università di Palermo si trova la
"banca" più grande di tutta Europa: dietro le aule e
i laboratori di viale delle Scienze, infatti - nei campi sperimentali
- vivono all'aperto quasi 400 ecotipi diversi di origano, rigorosamente
siciliano.
"Ed entro quest'anno - commenta con soddisfazione il professore Claudio
Leto ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee, (nella
foto, in basso a sinistra)
- dovremmo tagliare il traguardo dei 500 ecotipi".
Un record europeo che si accompagna ad altri risultanti significativi
come i circa 100 ecotipi differenti di rosmarino, e di altre specie aromatiche
come timo, finocchio dolce e camomilla. Sono tutte specie appartenenti
alle famiglie dei cicatrizzanti. Da essi, attraverso accurate procedure
svolte in laboratorio, si ottengono degli olii essenziali che contengono
principi attivi antiossidanti. Insomma, una vera e propria pioggia di
conservanti naturali che fanno bene al nostro organismo.
Questi olii essenziali vengono utilizzati dalle industrie farmaceutiche,
della cosmesi, oltre che naturalmente da quella alimentare. Basti pensare
che alcuni dei principi attivi costituiscono una barriera difensiva del
nostro organismo contro i rischi derivanti dal colesterolo e quindi indirettamente
prevengono l'infarto. Inoltre, vanno bene contro le malattie alle vie
respiratorie e all'apparato digerente. Insomma, un vero e proprio "farmaco"
dalla natura che lotta e soprattutto previene alcune delle malattie più
diffuse. Non solo. L'origano cosi come altre specie aromatiche - come
il rosmarino e il timo - ringiovanisce. O meglio, i principi attivi cicatrizzanti,
contenuti in essi, migliorano la qualità della nostra pelle e prevengono
le rughe. Da qui l'uso degli olii essenziali anche da parte delle industrie
cosmetiche.
La banca dell'origano della facoltà di Agraria nasce come una collezione
di differenti ecotipi di specie aromatiche, come l'origano. In pratica,
le specie vengono sottratte dal loro habitat naturale e introdotte, non
subito, ma attraverso un difficile e delicato percorso in laboratorio,
nella "banca" che non è altro che il parco che si "nasconde"
dietro gli uffici, le aule e i laboratori della facoltà. Lì
oggi convivono quasi 400 ecotipi diversi di origano insieme ad altre specie
aromatiche. Tutte selezionate e accuratamente catalogate. In realtà,
per ciascun ecotipo esistono ben 4 esemplari allo scopo di evitare il
pericolo di perdere definitivamente un ecotipo, se l'unico esemplare dovesse
morire. Un lavoro certosino e paziente ha portato a questi straordinari
risultati.
I laboratori sono dotati di attrezzature e impianti di distillazione che
servono proprio per estrarre dalle specie aromatiche gli olii essenziali
benefici per la nostra salute e per il nostro corpo. Una camera climatizzata
e con particolari caratteristiche funge da "anello di passaggio"
per le specie che vengono raccolte nei loro ambienti naturali e trasferiti
qui, nei giardini sperimentali dietro la facoltà.
Gli incroci naturali servono a migliorare le varietà, con il duplice
scopo di valorizzare aree marginali e offrire all'industria dei prodotti
di alta qualità. Prodotti da non commercializzare nel settore della
grande distribuzione, ma "nei mercati di nicchia", come spiega
il professore Leto che precisa come queste specie siano "in grado
di adattarsi a qualsiasi ambiente".
"L'obiettivo dei nostri studi - continua Leto - è creare nuove
possibilità di lavoro mettendo in collegamento la campagna con
l'industria. La multinazionale Unilever, per esempio, è interessata
alle nostre piante officinali".
Ma quando si parla di ricerca non mancano le difficoltà. "Ben
vengano le risorse indirizzate a istituzioni pubbliche e Cnr, centro nazionale
di ricerca, ma non solo - commenta il professore Leto - anche se oggi
i maggiori ostacoli del settore sono rappresentati da associazioni e ricercatori
improvvisati che ricevono finanziamenti dallo Stato per svolgere ottanta
convegni all'anno, senza concludere nulla. Questo - sottolinea - francamente
non mi sembra opportuno". Un appello che suona come un campanile
d'allarme per la ricerca pubblica nel nostro Paese.
Salvo Ingargiola
rev cave
(28 maggio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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