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Dipartimenti e
ricerca - attualità
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030526fab
L'Infm va in pensione, quale futuro per la
ricerca?
Il Miur ha deciso il riordino degli enti di ricerca, che prevede
anche l'accorpamento dell'Istituto nazionale fisica della materia al Cnr.
Il progetto è duramente criticato dai ricercatori italiani. Abbiamo
delineato, con l'aiuto del direttore del dipartimento di Scienze fisiche
e astronomiche, Franco Gelardi, le possibili ricadute della riforma sull'attività
dei laboratori scientifici universitari
Il 16 maggio scorso, il Consiglio dei ministri
ha approvato, in via definitiva, i decreti legislativi di riordino degli
enti di ricerca, Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) Inaf (Istituto
nazionale di astrofisica) e Asi (Agenzia spaziale italiana). Il decreto,
secondo il progetto del ministero dellIstruzione, università
e ricerca, prevede anche laccorpamento al Cnr dellInfm (Istituto
nazionale fisica della materia), che cesserà di essere un ente
di ricerca autonomo. Il provvedimento, duramente criticato dai ricercatori
italiani, ha portato alle dimissioni di Flavio Toigo, presidente dellInfm.
A questo punto, bisogna chiedersi quali ricadute avrà la soppressione
dellEnte sulla ricerca universitaria. Ne parliamo con Franco Gelardi,
direttore del dipartimento di Scienze fisiche e astronomiche dellUniversità
di Palermo.
Professor Gelardi, lInfm nasce con un decreto legislativo del
1994. Qual è stato il contributo del mondo universitario alla sua
istituzione?
"In origine, lInfm era un consorzio interuniversitario e fungeva
dagenzia di coordinamento delle ricerche in fisica della materia,
svolte nelle università. Lo sviluppo successivo in istituto nazionale,
con funzioni anche gestionali, ha portato lInfm a crearsi un personale
e delle strutture autonome, ma il grosso del suo personale scientifico
è rimasto universitario e aderisce allente a titolo gratuito".
Dalla nascita dellEnte allavvio di un sistema di coordinamento
della ricerca universitaria: ci può illustrare il modello, definito
a network, dellInfm?
"LInfm è costituito da unità di ricerca che hanno
sede nei vari dipartimenti di fisica delle università italiane
e sono dirette da professori universitari. Queste unità fanno capo
a varie linee di ricerca, collegate a livello nazionale attraverso sezioni
tematiche".
Come vengono finanziati i progetti di ricerca?
"I finanziamenti vanno sia a progetti di ricerca specifici, banditi
su scala nazionale fra i dipartimenti, sia alla normale attività
di ricerca, svolta nelle varie aree tematiche. Poi ci sono i fondi strutturali
europei, anch'essi gestiti dall'Infm. Nell'ambito del cosidetto Progetto
sud, ai due dipartimenti di fisica dellUniversità di
Palermo (il nostro e quello di Fisica e tecnologie relative) sono stati
attribuiti circa sei miliardi di vecchie lire dal 95 a oggi. Questi
soldi hanno contribuito alladeguamento e al miglioramento delle
attrezzature scientifiche, e hanno finanziato borse di studio per giovani
ricercatori e tecnici, svolgendo così unutile supplenza alle
possibilità dellUniversità per quanto riguarda lalta
formazione".
Con la soppressione dellInfm, cosa può cambiare nel sostegno
alla ricerca universitaria?
"Il rischio più grave è che si perda questa sinergia
fra ente di ricerca e università, rivelatasi, finora, molto fruttuosa.
La forza dellInfm era la struttura amministrativa snella ed efficiente,
capace di coordinare la ricerca svolta nei laboratori dellente con
quella dei dipartimenti universitari. Il Cnr, invece, sembra seguire una
logica organizzativa diametralmente opposta: le sue strutture non sono
presenti in ambito universitario. A Palermo, ad esempio, gli istituti
del Cnr sono collocati in una zona, San Lorenzo, estremamente lontana
dalla Ciittà universitaria e dai dipartimenti scientifici".
Che effetti può avere questa lontananza?
"Principalmente due: danneggia la didattica universitaria, privandola
del contributo della ricerca, e rende difficile, per il Cnr, il reperimento
delle nuove leve di ricercatori formati dalle strutture universitarie".
Il possibile ridimensioanmento dei finanziamenti, che verranno distribuiti
dal solo Cnr per tutta la ricerca, come influirebbe sulla vostra area
specifica?
"Vi sarebbe una perdita di competitività dell'Italia, in un
settore, quello della fisica della materia, nel quale Paesi come gli Usa
e il Giappone investono parecchio, viste le sue importanti ricadute in
ambito industriale. In generale, ridimensionare la ricerca di base frena
quello sviluppo tecnologico che tutti dicono di voler perseguire".
La riforma, criticata nel metodo dai ricercatori italiani per il mancato
coinvolgimento della comunità scientifica, è avviata. Cosa
accadrà adesso?
"Ci si augurava che il processo d'inglobamento dell'Infm nel Cnr
potesse avvenire in modo graduale, così da evitare fratture traumatiche
nell'organizzazione della ricerca universitaria. Sembra, invece, che il
passaggio sia radicale e immediato. Se ciò dovesse stravolgere
i rapporti fra ente di ricerca e università, con un danno per gli
interessi di quest'ultima, potrebbe venir meno l'adesione volontaria del
personale universitario all'Infm".
Fabio Giacalone
rev rova/ sage
(16 giugno 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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