Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. - ateneo@unipa.it


www.ateneonline.info
portale d'informazione
dell'Università degli Studi
di Palermo

LE SEZIONI


Notiziario

>Esteri

>Interni

>Sicilia

>Palermo

>Sport e tempo libero

>News

>L'edicola online

>Rassegna stampa

>I grandi temi



Facoltà di Lettere e filosofia

030523elpiAP
Vocabolario siciliano, un monumento al dialetto
Dopo mezzo secolo di lavoro e di ricerca scientifica si materializza líidea di un dizionario che parla la lingua del popolo siciliano. Il Centro di studi filologici linguistici siciliani ha completato il quinto e ultimo volume dellíopera a cura di Salvatore Trovato


Ci sono voluti mezzo secolo di ricerche, rilevamenti e impegno redazionale. La grande impresa lessicografica del Centro di studi filologici e linguistici siciliani però puÚ dirsi oggi finalmente compiuta. Dopo 52 anni, Il Vocabolario siciliano ha visto la luce del suo quinto e ultimo volume, presentato i primi di maggio nella sala Gialla di Palazzo dei Normanni.
Si conclude cosÏ líavventura linguistica nata dal desiderio di dare alla Sicilia un dizionario che parlasse, non pi˜ una lingua colta, ma popolare, che riunisse il groviglio di voci degli abitanti dellíisola. Dai pastori dei Nebrodi ai salinari del trapanese, dai madoniti ai contadini dellíagrigentino.
Uníopera per sempre. Grazie anche al sostegno politico e culturale dellíAmministrazione siciliana. Non solo perchÈ la scienza linguistica vada avanti e acquisisca nuovi strumenti di analisi. Ma soprattutto per rendere omaggio alla Sicilia, alla sua memoria culturale, che proprio nella lingua si condensa e vive.Ý
ìQuale memoria - si chiede Ignazio Buttitta, docente di Antropologia culturale alla facoltà di Lettere e filosofia - Ë pi˜ visibile e udibile se non la lingua? E líaver realizzato un dizionario - aggiunge - rappresenta il monumento pi˜ grande che tutti i partecipanti a questíimpresa abbiano potuto offrire alla nostra terra. Nella lingua si concentra tutta la nostra storia, memoria, identitý. Un dizionario Ë il miglior espediente per salvaguardare un patrimonio linguistico soggetto allíusura del tempoî.
Si conclude, anche, un lavoro che per oltre mezzo secolo ha visto operare fianco a fianco tre realtý molto diverse tra loro. ìMondo accademico, Regione siciliana e realtý locali - sottolinea Giovanni Ruffino, preside della facoltý di Lettere e filosofia - hanno trovato nella realizzazione del vocabolario un connubio per certi versi eccezionaleî.
Merito di una felice intuizione di Giorgio Piccitto. Líopera nasce su impulso del glottologo catanese quando nel 1950 si costituisce il Centro di studi filologici e linguistici siciliani. Palermo diviene la sede della sezione filologica, mentre Catania di quella linguistica. Attraverso una rete capillare díinformatori, e grazie ad un significativo impegno redazionale, dopo 27 anni esce il primo volume. Nellí82 è la volta del secondo, mentre nel 1990 e 1997 vedono la luce il terzo e il quarto. E nel 2002, il quinto, e ultimo, volume curato da Salvatore Trovato, dellíUniversitý di Catania. ìLavorare a questo dizionario - sottolinea Trovato - ha rappresentato una palestra, un esercizio fruttuoso, che, anche se concluso, non ci lascia nostalgici come quando si arriva alla fine di ogni impresa. Noi non abbiamo finito. Abbiamo realizzato líidea di Piccitto. Ora - aggiunge - si dovrý lavorare alla messa in opera di un volume di corrispondenza dallíitaliano al siciliano, questa volta destinato non allíesperto, allo studioso, ma allíuomo comuneî.
Un dizionario non Ë solo uno strumento di lavoro. ìEí un laboratorio - come suggerisce Salvatore Nigro dell'Università di Catania - sia per le esperienze che si sono accumulate per la sua realizzazione, sia - spiega il docente catanese - per quelle che poi si sprigioneranno. Esso permette di rivisitare tutta una tradizione letteraria.Ý La lingua non Ë un elenco di parole morte, o pi˜ o meno vive, ma Ë una grande operazione narrativa che investe tutto il patrimonio lessicale, dove le parole possono raccontare se stesse. Oggi, invece - lamenta Nigro - ,si sono perse le chiavi delle parole dialettali, le si usano senza capire cosa veramente significano. E' come se fossero diventate anemiche. O per usare uníaltra metafora, dormono - conclude -. Come farfalle notturne. Basta toccarle ed improvvisamente riprendono vita. Le parole non erano morte, ma assopite tra le pagine del vocabolario. Sfogliandole, esse riacquistano la pienezza e la rotonditý che sembravano perdute. E la lingua rivive".

Elisa Pizzillo
rev cave


(4 giugno 2003)

> torna alla Prima Pagina


Ateneonline
(www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina