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La storia di Palermo si respira a Palazzo Chiaramonte
L'attuale sede del Rettorato dell'Università di Palermo racchiude in sè i segni delle dinastie e dei poteri che hanno abitato l'Isola. Per i palermitani però è ricordato ancora come simbolo della Santa Inquisizione, un luogo misterioso e lontano

Sei secoli di storia hanno percorso i corridoi dello Steri, le lingue e le culture più diverse hanno abitato le sue stanze. Dal 1307 Palazzo Chiaramonte è il simbolo del potere che si contrappone a Palazzo dei Normanni. Il francese, lo spagnolo, il latino e l'italiano d'altri tempi hanno risuonato nelle riunioni dei baroni, nelle udienze del Santo Uffizio e nelle assemblee del Vicerè. Con più di 600 anni alle spalle lo Steri, così lo chiamano i palermitani, per cui è ancora un simbolo di potenza, il palazzo rimane il secondo polo d'attrazione del centro storico siciliano e racchiude in sè la storia di Palermo.
La costruzione ha attraversato il tempo ed è oggi simbolo e sede del Rettorato dell'Università di Palermo. Voluto dalla famiglia Chiaramonte, segno tangibile del loro orgoglio, è più una fortezza che un palazzo nobiliare. Il nome comune con cui i palermitani lo chiamano è Steri che deriva dal latino "Hosterium magnum", cioè palazzo fortificato. E' un esempio, come il Palazzo Ducale a Venezia e Palazzo Vecchio a Firenze, del nuovo impegno architettonico che caratterizzò l'inizio del Trecento e seguì l'impresa delle cattedrali e dei castelli. Giovanni Chiaramonte, detto il Vecchio, nel 1307 decise la costruzione dello Steri, che venne terminato intorno al 1320. Fu poi oggetto di modifiche intorno al 1392, anno in cui gli Aragonesi presero possesso della dimora. Non si conosce il nome dell'architetto che disegnò il progetto, ma lo stile e il modello delle decorazioni ha indotto gli studiosi a pensare che fu uno dei Chiaramonte, Manfredi, a dettare le regole da seguire nella costruzione. Uno stile unico, che risente, ma solo in parte delle influenze del periodo. Un connubio di architettura arabo-normanna, gotica e sveva, uno stile particolare detto "chiaromontiano", per la potenza e l'influenza che la famiglia ebbe fino alla fine del Trecento.
La Sala Magna, il portico a pianta quadrata, la sala Carlo V, le carceri Filippine, la sala delle Capriate e la sala delle Armi, sono le parti più conosciute e meglio conservate dello Steri e racchiudono in se stesse gli attimi più densi di storia del Palazzo. La Sala Magna in particolare è il gioiello più prezioso e descrive la tradizione narrativa dell'epoca, diventando modello della cultura popolare e non il contrario come hanno pensato alcuni studiosi. Il soffitto, interamente in legno, è lungo ben 27 metri e largo 8,50: venne dipinto da 3 artisti della zona e dalle loro maestranze dal 1377 al 1380. Dareno da Palermo, Cecco da Naro e Simone da Corleone dipinsero bestiari, scene d'amor cortese, di vita medievale e le saghe degli eroi greci e romani. Uno scorcio di cultura siciliana che riflette le influenze musulmane, gotiche e romaniche.
Dopo la decapitazione dell'ultimo erede della dinastia, Andrea, giustiziato nel 1392 davanti l'ingresso principale della dimora, furono gli Aragonesi i padroni dello Steri. Lo spagnolo divenne la lingua ufficiale del potere e i Vicerè alloggiarono per circa 100 anni nelle sale volute dai Chiaramonte. Dopo l'incendio del 1497 e i saccheggi del del 1516 i Vicerè e con loro tutta la corte si spostarono a Palazzo dei Normanni. Fu la Curia che prese il loro posto e dal 1600 al 1782 la Santa Inquisizione. La sala delle Armi e le carceri Filippine furono i luoghi delle torture, ma anche del ricordo. I prigionieri, nobili giudicati eretici perchè contrastavano il potere, lasciarono le loro parole sulle pareti delle sale e con loro tutta la disperazione del momento. In tempi più recenti lo Steri è stato sede del Tribunale di Palermo e nel 1957 passò nelle mani della Regione che 10 anni dopo lo diede in concessione all' Università. L'Ateneo si impegnò a restaurare il palazzo che divenne la sede ufficiale del Rettorato dal 1985, anno in cui avvenne il definitivo trasferimento nelle sale dello Steri.
Daniela Mogavero

rev sage

(28 luglio 2003)

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