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Lettere e Filosofia

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Dialetti nella ragnatela globale
Quale destino li aspetta?

Il dialetto è destinato a scomparire? Che conseguenze avrà Internet sul processo di declino delle parlate regionali e delle culture che le esprimono? Abbiamo girato la domanda a Giovanni Ruffino, preside della facoltà di Lettere e filosofia e docente di Dialettologia

Le lingue che non hanno conosciuto la stampa sono divenute dei dialetti o si sono addirittura estinte. E’ quanto sostiene Antonio Zampolli, studioso di linguistica computazionale, secondo il quale la stessa cosa può accadere alle lingue che non saranno informatizzate. E non conosceranno il passaggio dall’analogico al digitale del World wide web.
Cosa può accadere oggi al dialetto, già di per se marginalizzato?
Lo abbiamo chiesto al professore Giovanni Ruffino, preside della facoltà di Lettere e filosofia e docente di Dialettologia. “Un non frequentatore, ne un appassionato - come lui stesso si definisce - della rete globale".
Nell’era della grande ragnatela, le lingue regionali potranno mai subire le stesse sorti del latino?
 “Il dialetto non ha alle spalle un impero politico e militare - spiega Ruffino - ma una cultura: quella popolare. La decadenza del latino è il risultato della frammentazione e della fine dell’impero romano, quella dei dialetti - continua - del progressivo disfacimento della cultura tradizionale. I dialetti si estinguono per la scomparsa della cultura che li esprime - sottolinea - e non per la diffusione di nuove tecnologie di comunicazione. Scompaiono i mestieri, la cultura alimentare, contemporaneamente all'affermazione della società industriale. Si compie così - aggiunge - la parabola della cultura dialettale: le nuove forme di comunicazione si imbattono in un processo cominciato da tempo e di fatto inarrestabile”.
“I dialetti sono per loro natura codici orali, la loro forza - spiega Ruffino - sta nell’oralità e non nella scrittura. Una lingua senza letteratura - ha il prestigio che le riservano i suoi parlanti. Questo non significa che non ci siano documenti letterari ma è un momento successivo, secondario - continua - a differenza di una lingua colta e ufficiale che non può fare a meno della componente scritta.”
I dialetti sono quindi marginalizzati sia perché godono di minor prestigio sia perché la componente scritta è solo un approdo secondario. Ma moriranno?
“Non possiamo fare delle prognosi - sostiene Ruffino -. Il declino è iniziato con l’unificazione nazionale, a prescindere da Internet, che può accelerare questo processo come del resto - spiega - potrebbe anche avere degli esiti positivi.”
Il web mette, infatti, nell’orbita del globale iniziative locali, che altrimenti resterebbero sconosciute. “Esistono tanti siti sulla cultura dialettale, e le varietà linguistiche minoritarie - sottolinea - possono avvantaggiarsi di questa nuova rete di comunicazione. Non c’è un’emarginazione drastica e totale da parte della rete. Potrebbe anche accadere - aggiunge - che mentre nella pratica comunicativa quotidiana il dialetto s’indebolisce, attraverso Internet si trovino nuove forme di valorizzazione”.
La rete e la cultura dialettale appaiono come due mondi molto lontani tra loro: “La prima è il prodotto più eclatante del mondo industriale postmoderno mentre la seconda - continua -  è propria della civiltà contadina. Appartengono a due concezioni del tutto antitetiche, ma non sono necessariamente incompatibili. Al massimo possono esserci delle difficoltà di adattamento.
Quello che è importante sottolineare, secondo il preside di Lettere è che “il dialetto è un bene culturale come lo è un monumento, un quadro o una scultura. E in quanto tale - conclude - non è inconciliabile con le forme nuove della comunicazione. Non c’è un’incompatibilità pratica ma una lontananza culturale tra i mondi che esprimono l’una e l’altra cosa”.

Elisa Pizzillo
rev cave

(19 maggio 2003)

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