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Cronaca universitaria - Lettere

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Presentato l'ultimo volume del dizionario siciliano
E' un'opera compiuta ormai quella del vocabolario del dialetto siciliano realizzato da parte del Centro per gli studi filologici e linguistici siciliani. L'avventura iniziata nel 1951 è nata dal desiderio di dare alla Sicilia un dizionario che parlasse la lingua del popolo.
"Il più grande monumento che abbiamo potuto offrire alla nostra terra", dice Ignazio Buttitta, docente di Antropologia culturale dell'Ateneo

Grande impresa per il Centro di studi filologici e linguistici siciliani. L'ultimo volume del vocabolario siciliano è stato presentato martedì nella sala Gialla di Palazzo dei Normanni. Si compie un lavoro iniziato più di cinquant'anni fa su iniziativa del glottologo Giorgio Piccitto e che ha portato alla realizzazione di ben 5 volumi dedicati al dialetto siciliano. "Il più grande monumento che abbiamo potuto offrire alla nostra terra - sottolinea Ignazio Buttitta, docente di Antropologia culturale dell'Ateneo - nella lingua si concentra tutta la nostra storia, memoria e identità. E quest'opera è un monumento alla nostra memoria culturale. Questo è stato reso possibile - continua - grazie alla Regione siciliana, che si è fatta promotrice di una politica culturale". Nella realizzazione del vocabolario si sono venute a trovare fianco a fianco per oltre mezzo secolo tre realtà molto diverse. "Mondo accademico, istanza politica e realtà locali - sottolinea Giovanni Ruffino, preside della facoltà di Lettere e filosofia - hanno trovato in quest'opera un connubio produttivo, per certi versi eccezionale".
L'iniziativa nasce da una felice intuizione di Giorgio Piccitto nel 1950 quando si costituisce il Centro di studi filologici e linguistici siciliani. A Palermo, la sezione di filologia, a Catania quella linguistica. Attraverso una rete capillare d'informatori, dopo 27 anni esce il primo volume. Nel '82, sarà la volta del secondo, nel 1990 e '97 vedranno la luce il terzo e il quarto volume. E nel 2002, il quinto, e l'ultimo, curato da Salvatore Trovato, dell'Ateneo catanese.
L'opera nasce dal desiderio di dare alla Sicilia un vocabolario, non più colto, che parlasse la lingua del popolo. E in esso ritoviamo infatti le voci dei siciliani: dai pastori dei nebrodi ai salinari del trapanese, ai contadini dell'agrigentino.
Elisa Pizzillo
rev cave

(9 maggio 2003)

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