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Scienze della formazione

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Insegnamento, non più solo teoria
Si passa a tirocini e laboratori

Adesso l'arte di insegnare non si impara più solo sui libri. Gli aspiranti insegnanti possono avvalersi di una formazione universitaria che include molte occasioni in cui sperimentare concretamente i saperi già acquisiti. E il corso di laurea in Scienze della formazione primaria propone un'articolazione tra pratica e teoria. Ce ne parla Piera Messina, responsabile dell’Ufficio del tirocinio

Manuali, fotocopie e dispense. Oggi la professione non s’impara più soltanto sulle pagine dei libri. Sempre più cruciale si rivela per la formazione l’esigenza di momenti in cui alla teoria si affianchi la pratica. E i percorsi accademici si adeguano. Il corso di laurea in Scienze della formazione primaria è stato uno dei primi a coniugare in modo originale e produttivo la pratica alla teoria e all’epistemologia, attraverso il tirocinio e i laboratori didattici.
"Nello spirito del quadro formativo - spiega Piera Messina, responsabile dell’Ufficio del tirocinio - rispetto agli altri corsi di laurea, il tirocinio e i laboratori fanno la differenza, perché vengono abbattute le tradizionali barriere esistenti tra i vari anelli del sapere. Epistemologia, teoria e pratica - continua - si trovano a dialogare e a interagire in una correlazione permanente, in cui i risultati di un livello si integrano nelle acquisizioni dell’altro”.
L’obiettivo del corso di laurea, rimasto indenne dalla recente riforma dei cicli, è di formare insegnanti di scuola materna ed elementare, “capaci - sottolinea la responsabile del tirocinio - di trasformare le conoscenze acquisite nelle materie teoriche in attività didattiche. Apprendere, dunque, sì, ma con in più un'ulteriore e fondamentale responsabilità: imparare come insegnare quanto si è appreso”. E a questo scopo rispondono i laboratori, dove le discipline vengono smontate nei loro epistemi (principi fondanti) per poi adeguarli all’attività didattica.
E’ un lavoro analitico oltre che critico su quello che si è studiato, perché dopo averlo fatto proprio si è chiamati a renderlo in un altro “linguaggio” per adattarlo alle strutture di significato dei bambini. Costruendo così quella che viene definita “unità didattica”. Il laboratorio è il luogo dove si simula e si struttura l’attività didattica, si problematizzano le situazioni e si costruiscono delle lezioni fittizie.
E’ il momento che prepara al tirocinio. Quest’ultimo, cruciale per lo sviluppo delle competenze professionali, si divide in due fasi: indiretto e diretto. Nel primo, sotto la supervisione di un tutor, si discute e si riflette sull’organizzazione dell’attività didattica, si preparano quelle griglie di osservazione che gli studenti applicheranno nel tirocinio diretto. E’ anche un momento di riflessione e confronto sulle esperienze svolte dai singoli tirocinanti durante il tirocinio diretto nelle classi.
A quest’obiettivo mira anche il “diario di bordo”, che offre un autentico momento di meta-cognizione. Come in una vera e propria navigazione, lo studente è chiamato ad annotare passo passo le sue emozioni durante l’attività svolta in classe: uno spunto e uno stimolo per la riflessione sulla crescita e le scoperte che hanno caratterizzato la storia del quadriennio. Uno strumento che permette di tenere sotto controllo il processo formativo e un’occasione anche per esercitarsi a scrivere.
Grazie al tirocinio si realizza l’accoglienza, che consente l’avvio di una relazione e permette di far stare bene insegnante e alunni.
"E’ dimostrato che un buon rapporto tra docente e discente migliora l’apprendimento - continua la Messina -. Cosa ancor più vera in un’età dove si apprende tramite processi d’immedesimazione”.
Ecco quindi un corso di laurea dove si studia, ci si esercita nei laboratori e, infine, si lavora sul campo, in classe con i bambini.
Un percorso completo che necessita però di modifiche. “Un nuovo corso di laurea - conclude la reponsabile dell'Ufficio tirocinio - ha bisogno di una mentalità matura per valorizzare al meglio tutte le attività che lo connotano. Negli anni ciascun tutor ha visto crescere il numero dei suoi studenti (il rapporto è 1 a 20), a demerito della qualità dell’attività svolta. I laboratori, poi, dovrebbero essere migliorati per esaltarne tutte le potenzialità".
Elisa Pizzillo

rev cave-sage

(7 maggio 2003)

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