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Scienze della Formazione

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Quanto è prioritario il ponte sullo stretto di Messina?
Quando, come e chi lo farà? ma soprattutto, si costruirà davvero o prevarranno le argomentazioni dei contrari? Se n’è discusso nell’ultima sessione del convegno "Uomo e Ambiente", organizzato dalla facoltà di Scienze della formazione

Forse che Cristo si sia fermato ad Eboli, che come tutti sanno si trova in Campania, perché non esisteva un ponte che congiungesse lo stivale alla Sicilia? Probabilmente, fra non molto, potremmo addirittura trovare questa tra le argomentazioni a favore della tanto discussa costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Se n’è ampiamente discusso in un convegno, promosso dalla facoltà di Scienze della formazione che dal tema tema "Uomo e Ambiente". Come si inserisce all’interno di questo contesto la problematica relativa alla costruzione del ponte? E’ presto detto. Oltre a ragioni di ordine economico, ragioni tecniche e sociali, chi avversa la realizzazione di questo progetto è animato anche da motivazioni a favore dell’ambiente. “Il paesaggio, inevitabilmente, sarebbe deturpato”. Ha detto Salvatore Butera, presidente della fondazione Banco di Sicilia, che ha ospitato l’iniziativa. Nella sua analisi, seppur economica, Sergio Lugaresi di Capitalia non trascura di parlare dei costi ambientali che la realizzazione dell’opera avrebbe e cita, inoltre, un problema di natura geologica. “Non dimentichiamo - ha detto - che Sicilia e Calabria si trovano su due placche diverse, che si muovono”. Tuttavia, seppur gravi, i problemi che la costruzione del ponte sullo stretto comporterebbe non sono solo relativi all’impatto ambientale. “Esiste un enorme consumo pro capite di parole sul ponte” commenta ironicamente Mario Centorrino dell’Università di Messina, che poi prosegue nel suo intervento attraverso un processo inverso, illustrandoci cioè, quelle motivazioni, che a suo avviso, non andrebbero utilizzate da chi è contrario alla realizzazione del progetto. “Il ponte sullo stretto - dice - è venduto come progetto di sviluppo, sviluppo che è visto come necessario in un’area che non presenta molte altre alternative. Pertanto la prima motivazione che dovrebbe essere evitata da chi è contrario è che dietro la costruzione del ponte ci siano gli interessi di una lobby in quanto, sia nel bene che nel male, una realizzazione tanto imponente creerà occupazione e progresso tecnologico. La seconda motivazione, che andrebbe evitata è il tanto decantato rischio mafia. Le organizzazioni criminali sono una realtà che bisogna combattere, non certo qualcosa da utilizzare come deterrente all’avvio di questo, come d’altri progetti. Infine, la terza motivazione da escludere è quella che proclama la non priorità del progetto, visti i numerosi problemi della Sicilia, in quanto il ponte sarebbe finanziato dai privati, che nulla hanno a che vedere con le emergenze del territorio”. E’ proprio su questo terzo punto che si innesca l’intervento di Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, che sorprendendo la platea non adduce motivazioni da ambientalista alla sua posizione contraria. Non cita cioè, né il paesaggio, né l’inquinamento delle acque, ma proclamandosi in disaccordo con l’ultimo concetto espresso dal professore Centorrino è proprio su questo che fa leva. “Non è affatto vero che i costi necessari alla costruzione del ponte sullo stretto - pari a cinque miliardi di euro, in otto anni, secondo le stime di Lugaresi - verrebbero interamente sostenuti da finanziamenti privati, ma si prevede almeno il 40% di partecipazione statale, dunque soldi pubblici. Viene spontaneo tirare in ballo le famose priorità e chiedersi quanto sia necessario costruire un ponte che congiunga la Sicilia al resto del Paese, quando la Sicilia avrebbe mille altre urgenze cui far fronte prioritariamente, primo fra tutti la carenza di acqua”.
Maria Catena Salerno
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(5 maggio 2003)

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