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Scienze della Formazione
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030505mari
Quanto è
prioritario il ponte sullo stretto di Messina?
Quando,
come e chi lo farà? ma soprattutto, si costruirà davvero
o prevarranno le argomentazioni dei contrari? Se nè discusso
nellultima sessione del convegno "Uomo e Ambiente", organizzato
dalla facoltà di Scienze della formazione
Forse
che Cristo si sia fermato ad Eboli, che come tutti sanno si trova in Campania,
perché non esisteva un ponte che congiungesse lo stivale alla Sicilia?
Probabilmente, fra non molto, potremmo addirittura trovare questa tra
le argomentazioni a favore della tanto discussa costruzione del ponte
sullo stretto di Messina. Se nè ampiamente discusso in un
convegno, promosso dalla facoltà di Scienze della formazione che
dal tema tema "Uomo e Ambiente". Come si inserisce allinterno
di questo contesto la problematica relativa alla costruzione del ponte?
E presto detto. Oltre a ragioni di ordine economico, ragioni tecniche
e sociali, chi avversa la realizzazione di questo progetto è animato
anche da motivazioni a favore dellambiente. Il paesaggio,
inevitabilmente, sarebbe deturpato. Ha detto Salvatore Butera, presidente
della fondazione Banco di Sicilia, che ha ospitato liniziativa.
Nella sua analisi, seppur economica, Sergio Lugaresi di Capitalia non
trascura di parlare dei costi ambientali che la realizzazione dellopera
avrebbe e cita, inoltre, un problema di natura geologica. Non dimentichiamo
- ha detto - che Sicilia e Calabria si trovano su due placche diverse,
che si muovono. Tuttavia, seppur gravi, i problemi che la costruzione
del ponte sullo stretto comporterebbe non sono solo relativi allimpatto
ambientale. Esiste un enorme consumo pro capite di parole sul ponte
commenta ironicamente Mario Centorrino dellUniversità di
Messina, che poi prosegue nel suo intervento attraverso un processo inverso,
illustrandoci cioè, quelle motivazioni, che a suo avviso, non andrebbero
utilizzate da chi è contrario alla realizzazione del progetto.
Il ponte sullo stretto - dice - è venduto come progetto di
sviluppo, sviluppo che è visto come necessario in unarea
che non presenta molte altre alternative. Pertanto la prima motivazione
che dovrebbe essere evitata da chi è contrario è che dietro
la costruzione del ponte ci siano gli interessi di una lobby in quanto,
sia nel bene che nel male, una realizzazione tanto imponente creerà
occupazione e progresso tecnologico. La seconda motivazione, che andrebbe
evitata è il tanto decantato rischio mafia. Le organizzazioni criminali
sono una realtà che bisogna combattere, non certo qualcosa da utilizzare
come deterrente allavvio di questo, come daltri progetti.
Infine, la terza motivazione da escludere è quella che proclama
la non priorità del progetto, visti i numerosi problemi della Sicilia,
in quanto il ponte sarebbe finanziato dai privati, che nulla hanno a che
vedere con le emergenze del territorio. E proprio su questo
terzo punto che si innesca lintervento di Roberto Della Seta, presidente
di Legambiente, che sorprendendo la platea non adduce motivazioni da ambientalista
alla sua posizione contraria. Non cita cioè, né il paesaggio,
né linquinamento delle acque, ma proclamandosi in disaccordo
con lultimo concetto espresso dal professore Centorrino è
proprio su questo che fa leva. Non è affatto vero che i costi
necessari alla costruzione del ponte sullo stretto - pari a cinque miliardi
di euro, in otto anni, secondo le stime di Lugaresi - verrebbero interamente
sostenuti da finanziamenti privati, ma si prevede almeno il 40% di partecipazione
statale, dunque soldi pubblici. Viene spontaneo tirare in ballo le famose
priorità e chiedersi quanto sia necessario costruire un ponte che
congiunga la Sicilia al resto del Paese, quando la Sicilia avrebbe mille
altre urgenze cui far fronte prioritariamente, primo fra tutti la carenza
di acqua.
Maria Catena Salerno
rev-rova
rev sian
(5 maggio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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