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Cronaca universitaria - Mostre

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Uno "scrittoio-universo" dove
non vincono né bianco né nero
Uno scrittoio come luogo possibile dell'universo dove buio e luce coesistono in una realtà sempre nuova. Concepito e realizzato da Michele Canzoneri, l'oggetto nasce per sperimentare quale sia tra bianco e nero il colore che prevale. Dall'osservazione sembra essere il nero a vincere, da qui il titolo della mostra "Vince il nero", ma alla fine l'opera rinnega premesse e risultati. La mostra promossa dall'Ersu, allestita al San Saverio, sarà aperta fino al 7 maggio

"La pura luce e la pura oscurità sono due vuoti", diceva Hegel. Bianco da un lato, nero dall'altro. Ma chi è che prevale?
Antico dilemma, questo, che si è posto Michele Canzoneri, artista palermitano, in un singolare e impertinente esperimento metafisico: vedere nel momento d'incontro di due composti distillati di metil-metacrilato (uno, con pigmenti bianchi, l'altro, neri) chi dei due avesse la meglio. Quasi a suggerire l'annosa questione della lotta fra bene e male. E dalle osservazioni giornaliere dell'artista, della lotta tra i due colori, scaturisce l'amara constatazione che a vincere è il nero.
"Vince il nero" è anche il titolo della mostra allestita al pensionato San Saverio dal 23 aprile al 7 maggio, organizzata dall'Ente regionale per il diritto allo studio (Ersu).
Le opere esposte sono state suggestivamente chiamate dall'artista "scrittoi di pensatori". Hanno l'aspetto di un grande libro aperto o di un ampio spartito musicale; sono dei parallelepipedi spessi 1,5 centimetri, alti 57,3 e larghi 79, ricavati incollando sottili lastre di un tipo di polimeri, attraverso un complesso procedimento.
Uno di questi scrittoi nasce però non per esigenze creative né per intenzioni espressive. Alla base vi è un alchemico "testa o croce" tra bianco e nero, quasi un gioco di ruolo tra il bene e il male. E l'artista osserva, e appunta, giorno per giorno, chi è il vincitore. Agli estremi dei parallalepipedi lascia colare da due fessure, nella stessa quantità e tempi, i due composti distillati di metil-metacrilato, bianco e nero, ogni giorno, strato per strato, per farli solidificare.
L'esperimento metafisico di Canzoneri manca però di pertinenza. "Le premesse teoriche e metodologiche che lo hanno guidato risultano infondate - sottolinea Silvio Governali, che ha introdotto la mostra - poiché si basano sulla presunzione di poter fare inferenze in ambito metafisico attraverso modelli fisici e sentirsi anche legittimati a deduzioni etiche da osservazioni sperimentali". Vince il nero...dunque vince il male?!
Ma l'impertinenza dell'artista non è intenzionale e restituisce pertinenza all'universo stesso di cui lo scrittoio diventa riflesso. "L'inconsapevolezza di Michele Canzoneri spazza via le stesse impertinenze che ne avevano guidato l'azione, a proprio vantaggio - continua Governali - l'esperimento forte di se stesso smentendosi delle proprie premesse, oltre a mostrare l'infondatezza della tesi iniziale e delle osservazioni, diviene uno strumento di conoscenza non indifferente".
Alla fine, come ha verificato lo stesso Governali, osservando lo scrittoio attraverso una fonte luminosa posta in posizioni diverse e in condizioni differenti, vince una volta il bianco una volta il nero, ma questo non va a significare una parallela affermazione ora del bene ora del male". Perché a cambiare il risultato sono proprio i nostri strumenti di osservazione, la soggettività del nostro punto di vista.
"Non sappiamo quanto di bianco e di nero sia presente nell'universo ne quale dei due colori sia meglio, ne chi di fatto è destinato a illuminarlo - spiega Governali -. Non importa alla fine chi vince, non vince nessuno. Come un punto luminoso nella notte, l'inchiostro nero illumina una pagina scritta: oscurità rischiarata e luce intorbidata, come diceva Hegel. E' facile accorgersi che nell'assoluta chiarezza non ci si vede né più né meno che nell'assoluta oscurità, l'uno e l'altro sono un puro vedere, un vedere nulla. Solo nella luce resa torbida e nell'oscurità rischiarata si distingue qualcosa". Una scintilla, bianca o nera che sia, rischiara nella differenza". E lo scrittoio diviene luogo possibile dell'universo in cui, citando Aristotele, fuori da ogni interesse di conquista, bianco e nero non si cercano ma si trovano. E "vengono" insieme.
Elisa Pizzillo
rev rova/cave
(29 aprile 2003)

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