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Facoltà
di Scienze
matematiche, fisiche e naturali
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030416madiAP
Il
radar, la bomba e il "mito" dell'energia illimitata
Il professore Arturo Russo ha ripercorso le tappe salienti
dello sviluppo della fisica nucleare nel corso di un seminario alla facoltà
di Scienze matematiche, fisiche e naturali: da quando si intuì
che le scoperte del celebre Gruppo di Roma erano in realtà
fissioni, fino alla cosidetta "Big science" in cui le competenze
scientifiche si coniugano a colossali investimenti
Proprio
negli stessi mesi in cui la ferocia nazista si abbatteva sulla Polonia,
i fisici Hann e Strassman intuirono che le scoperte di Enrico Fermi e
del suo glorioso Gruppo di Roma nel campo dei neutrini erano
fissioni nucleari. Si capì che la liberazione dei neutrini dal
nucleo causava una reazione a catena capace di sprigionare una devastante
quantità di energia dalle immaginabili applicazioni militari. La
comunità scientifica internazionale comprese subito, infatti, che
se Hitler fosse stato capace di produrre per primo degli ordigni nucleari,
le "tenebre" che coprivano lEuropa si sarebbero potute
estendere sul mondo intero. Il professore
Arturo Russo, docente di Storia della fisica al dipartimento di Fisica
e tecnologia relative ha ripercorso, in un convegno tenutosi l'aprile
scorso nei locali di via Archirafi, le tappe fondamentali di quella ricerca
che portò il mondo libero a sviluppare l'arma più letale
che l'umanità abbia mai utilizzato.
I fisici europei emigrati negli Stati Uniti, che avevano vissuto sulla
loro pelle gli effetti del delirio di onnipotenza del Fuhrer, cercarono
di far pressione sul governo americano per convincerlo che le ricerche
nel campo della fissione erano fondamentali per decidere le sorti della
guerra. Dopo il disastro di Pear Harbor, Roosvelt decise di ascoltare
lappello degli scienziati e fu costruito a tempo di record il laboratorio
di Los Alamos, nel New Mexico.
I frutti degli investimenti di Los Alamos ha detto Russo
- non tardarono ad arrivare: la bomba fatta esplodere nel test di Alamo
Gordo del 1945 sprigionò una potenza distruttrice mai vista prima.
Il dilemma che Roosvelt adesso si poneva era: sganciare lordigno
sul Giappone e porre termine con una mossa definitiva allultimo
focolaio di guerra che ancora covava nel Pacifico o invadere il Paese
asiatico con truppe di terra, con tutte le conseguenze che una tale scelta
avrebbe comportato. Come tutti sanno, fu scelta la prima opzione: oltre
che essere un intervento militare si trattava di una decisione fortemente
simbolica: la ferita di Pearl Harbor, infatti, sanguinava ancora. Oltretutto
era unoccasione per verificare gli effetti della bomba atomica su
di un centro abitato. Lordigno sganciato su Hiroshima
spiega il professore - era a base di uranio 235; quello di Nagasaki era
al plutonio.
Latomica sancì la fine della guerra, ma la vittoria degli
alleati angloamericani era stata ottenuta grazie ad unaltra invenzione
dei fisici: il radar. Gli scienziati di maggiore ingegno divennero ricchi
e famosi al pari dei divi di Hollywood; il prezzo da pagare per tanto
successo fu tuttavia la perdita dellinnocenza della fisica. Negli
Usa, i fisici acquisirono un forte potere di pressione nei confronti del
governo. Erano, infatti, i più influenti fra loro che convincevano
i politici su quanti fondi destinare alla ricerca e su cosa investire.
Quasi per mondarsi dei suoi peccati e per fugare la paura di una
distruzione di massa causata da un eventuale conflitto atomico, la fisica
nucleare del dopoguerra perseguì uno scopo nobile: fornire al mondo
energia illimitata e pulita (si tendeva a minimizzare il problema delle
scorie). Fu la nascita della cosiddetta Big science, dove
la competenza dei fisici si univa alla capacità manageriale e colossali
investimenti rendevano possibile la creazione di laboratori che per dimensioni
assomigliavano a delle città. La spirale degli investimenti fu
vertiginosa e la concorrenza fra Usa ed Unione sovietica per primeggiare
in questo campo fu spietata. Nessuno dei paesi Europei poteva tenere il
passo delle due superpotenze conclude Arturo Russo - e per questo
motivo scelsero di unire i propri sforzi per dare vita al Cern, Centro
europeo per le ricerche nucleari con sede a Ginevra.
Mauro Di Gregorio
rev
rova
(14 aprile 2003)
rv rova
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