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I grandi temi - Inchieste

030416madi
Amnesty International accusa gli Usa:
"Si protegge il petrolio e non la popolazione"

La denuncia viene da Irene Khan, segretario generale dell’organizzazione umanitaria in visita a Londra. La portavoce di Amnesty sostiene che “proteggere la popolazione dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni autorità che decida di entrare in azione in un Paese"

Tutti i movimenti pacifisti del pianeta hanno accusato il presidente americano George W. Bush di aver fatto guerra all'Iraq soltanto per impadronirsi delle sue ingenti risorse petrolifere. La guerra di liberazione dal sanguinario dittatore Saddam Hussein, Iraq freedom, appunto, sarebbe solo il pretesto per poter estendere la sfera di influenza statunitense in Medioriente. Secondo Amnesty International anche l'incolumità della popolazione irachena e la protezione della infrastrutture civili verrebbe subordinata alla sicurezza dei pozzi di petrolio.
Nel corso di una conferenza stampa a Londra, il segretario generale dell’organizzazione umanitaria Irene Khan ha accusato il governo Usa di aver fornito ai marines "una maggiore preparazione a proteggere i pozzi petroliferi che ospedali, sistemi idrici o altre infrastrutture civili”. Secondo la Khan "il primo segnale dell’atteggiamento della coalizione verso la legge e l’ordine non ha ispirato fiducia nel popolo iracheno”.
La decisione di dare la preferenza alla protezione dei pozzi petroliferi piuttosto che ai civili potrebbe derivare dal non sufficiente numero di marines da destinre alle funzioni di pubblica sicurezza. Proprio per cercare di pacificare il territorio iracheno in cui regna l'anarchia, nei giorni scorsi il presidente americano ha chiesto al premier italiano Silvio Berlusconi di inviare in Iraq un contingente di carabinieri e militari del Genio. Nel frattempo i soldati Usa hanno affiancato le forze di polizia irachena nel controllo del territorio. Secondo Amnesty, tuttavia, anche se la motivazione fosse questa sarebbe comunque inaccettabile.
Sia George W. Bush che il premier britannico Tony Blair hanno sempre respinto l’accusa che l’invasione dell’Iraq fosse finalizzata al controllo delle grandi riserve petrolifere del Paese. Amnesty International ha denunciato, dopo il crollo del regime, saccheggi in tutto il Paese e devastazioni di strutture sanitarie di fronte alle quali i soldati dell’alleanza anglo-americana non sono intervenuti. La Khan ha riconosciuto che vigilare sui pozzi di petrolio e proteggere la popolazione sono compiti ben distinti, ma ha anche denunciato il fatto che “proteggere la popolazione dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni autorità che decida di entrare in azione in un Paese e giustificare l’intervento sulla base della sicurezza delle persone o sulla salvaguardia dei loro diritti”.
L’organizzazione per la difesa dei diritti dell’uomo ha espresso anche alcune perplessità sulla partecipazione dei leader curdi del Partito Democratico del Kurdistan (Pdk) e dell’Unione Patriottica del Kurdistan (Upk) al nuovo governo, poiché sarebbero responsabili di gravi violazioni dei diritti umani commesse durante la guerra civile della metà degli anni Novanta.
Secondo Amnesty, le due formazioni, che hanno controllato altrettante zone del nord Iraq dalla guerra del Golfo del 1991, si sono rese responsabili di molte vittime civili e di pratiche di tortura; per questi crimini Amnesty auspica l'indagine di un organismo delle Nazioni Unite analogo a quella messa in atto per giudicare i crimini dei serbi nell’ex Jugoslavia.

Mauro Di Gregorio
red cave
(16 aprile 2003)

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