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030414madi
Si vota domani l'invio del contingente italiano in Iraq

La richiesta di inviare un contingente con mansioni pubblica sicurezza era stata fatta nei giorni scorsi dal presidente americano George W. Bush al premier Silvio Berlusconi. L'intenzione è quella di arginare i disordini che si stanno verificando in Iraq adesso che, caduto il governo di Saddam, nel Paese regna l'anarchia. Sulla vicenda, i diversi esponeti politici manifestano pareri discordi

Domani il Parlamento si riunirà per decidere dell'eventuale invio di una task force di carabinieri, militari del Genio ed esperti della Protezione civile in Iraq. La richiesta di contribuire con un contingente italiano, con funzione di pubblica sicurezza, era stata fatta nei giorni scorsi dal presidente americano George W. Bush al premier Silvio Berlusconi, con l'intenzione di arginare i disordini che si stanno verificando in Iraq adesso che il governo dittatoriale di Saddam Hussein è caduto e che, di fatto, nel Paese regna l'anarchia.
Oltre che un intento umanitario, la missione dei militari italiani avrebbe anche un significato politico: servirebbe infatti a ribadire la vicinanza dell'Italia agli Stati Uniti.
Sulla vicenda, i diversi esponenti politici manifestano pareri discordi: c'è chi si dice favorevole come il ministro degli Esteri Frattini e chi, come il ministro delle Politiche comunitarie Rocco Buttiglione, ritiene sia opportuno chiarire prima quale saranno le mansioni che verranno richieste al contingente italiano: "I carabinieri - osserva Buttiglione - andranno in missione
di pace o in missione di guerra? Prima del conflitto abbiamo
deciso di non partecipare a operazioni di guerra: abbiamo
riconosciuto il limite costituzionale fissato dall'articolo 11,
e in questo limite dobbiamo restare anche adesso. Dobbiamo
definire chiaramente la differenza fra peace-keepipng e
operazioni militari: una differenza concettualmente chiara che
si deve però riflettere nella strutture dell'operazione". Per Buttiglione, "se i Carabinieri vanno sotto il comando delle Nazioni Unite o della Nato non c'é problema, e potrebbe andar bene anche un comando nazionale indipendente sulla base di un accordo con un'autorità provvisoria irachena". "Ma se
fossimo integrati in una catena di comando americana che dirige
le operazioni di guerra, allora - avverte - non ci saremmo più.
Un comando europeo integrato ad hoc sarebbe - per Buttiglione -
la soluzione migliore".
L'ex presidente Francesco Cossiga dopo essersi dichiarato contrario
all'intervento anglo-americano, giudica contrario al diritto internazionale anche l'invio dei nostri carabinieri per garantire l'ordine pubblico in Iraq.
"Per due motivi - spiega -: il primo riguarda il diritto internazionale legale e l'altro è un aspetto legato alla situazione di fatto, perché anche il fatto ha una sua valenza dal punto di vista del diritto internazionale. Ora, la prima
responsabilità di mantenere l'ordine e la sicurezza pubblica
spetta a chi occupa il Paese e a chi di fatto, avendo debellato
il governo iracheno, ha l'obbligo di mantenere le condizioni di
ordine e sicurezza per quelle popolazioni".
Mauro Di Gregorio

(14 aprile 2003)

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