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Agraria
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030411mari
Produrre senza inquinare, la sfida dellagricoltura
moderna
In
un mondo sempre più sensibile al problema della
salvaguardia ambientale e ad unalimentazione corretta,
le coltivazioni biologiche rappresentano la risorsa
più importante per lagricoltura
Che
posto occupa lagricoltura, oggi? Quanta importanza
riveste nel processo di produzione alimentare a livello
mondiale? E soprattutto, oggi si produce come ieri o si sono
registrati dei cambiamenti significativi? A questi
interrogativi ha risposto Riccardo Sarno, ordinario
dAgronomia generale della facoltà di Agraria,
in occasione del 250° anniversario dellAccademia
dei Georgofili. LAgricoltura ha compiuto degli
straordinari progressi negli ultimi due secoli, soprattutto
in relazione allintroduzione degli agenti chimici e
alla diffusione massiccia dello sviluppo industriale -
così ha esordito Sarno, nella sua brillante analisi -
Fino agli anni 80 gli unici obiettivi
dellagricoltura erano produzione e profitto,
successivamente nascono esigenze diverse, che consistono nel
desiderio di mangiare sano, o come si dice correntemente,
mangiare biologico. Ma è davvero in crisi, come
spesso si sente dire il settore agricolo? Riccardo Sarno
afferma che indubbiamente la crisi cè, ma essa
è determinata, paradossalmente, dalla richiesta
massiccia e sconsiderata, in tutti i periodi dellanno,
di qualsiasi prodotto della terra, il che porta a preferire
colture intensive a tutto svantaggio dellambiente sia
da un punto di vista ecologico e quindi
dellinquinamento sia da un punto di vista dello
sfruttamento del suolo, che simpoverisce. Per
questo - spiega - le colture biologiche hanno ottenuto molto
successo. Esse si basano sui metodi tradizionali, non fanno
uso di prodotti chimici e offrono maggiore
redditività sul mercato. Negli ultimi anni, il
problema della salvaguardia ambientale è entrato a
pieno titolo nellagenda politica dei Paesi di tutto il
mondo, almeno di quello industrializzato, soprattutto per
una serie di fattori che Riccardo Sarno, dati alla mano, non
ha esitato ad illustrarci. Negli ultimi cento anni la
popolazione mondiale è più che raddoppiata,
linquinamento è aumentato in relazione ad un
abbandono via via crescente della vita rurale, le aree
forestali si sono più che dimezzate e luso di
fertilizzanti e pesticidi si è notevolmente
incrementato. Lultimo rapporto Fao prevede che tra il
2015 e il 2030 la produzione di cibo dovrà essere
aumentata del 60% perché i bisogni alimentari
dellintero globo vengano soddisfatti. Queste
considerazioni non possono che destare viva preoccupazione,
ma allo stesso tempo devono indurre gli enti e le
istituzioni interessate a formulare soluzioni efficaci.
Soluzioni che rappresentino sfide continue per il
settore agricolo - dice Sarno e procede, quindi con la loro
esposizione - Innanzitutto si potrebbero mettere a coltura
nuove terre, nei paesi in via di sviluppo per esempio, anche
se questo richiederebbe costosi interventi di bonifica e
deforestazione, incrementare la produttività in
questi paesi e incentivare le colture biologiche e lo
sviluppo sostenibile nei paesi sviluppati. Si dovrebbe
inoltre cercare di salvaguardare le risorse: acqua, terra e
aria. La prima mediante lutilizzazione delle acque
reflue, le acque cioè che vengono purificate e
ri-immesse nel processo produttivo. Il secondo, mediante il
rispetto per la biodiversità e il turn-over della
sostanza organica, che impedisce lo sfruttamento intensivo
del terreno così che non divenga sterile.
Lultimo, infine, mediante un dosaggio più
limitato di diserbanti, che se da un lato hanno contribuito
alla distruzione di parecchi agenti infestanti,
dallaltro hanno inciso sul delicato equilibrio
dellecosistema con un impatto gravissimo
sullambiente. Quali le conclusioni? Tutto
consiste - dice Sarno - nelladozione di una nuova
mentalità, fatta anzitutto di lotta biologica, che
rappresenta la sfida più importante del secolo:
produrre senza inquinare combinando efficacemente economia
ed ecologia.
Maria Catena Salerno
(11 aprile 2003)
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al n. 10 del 1/6/2001
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