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Attualità
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030409damo La
presenza degli immigrati in Italia raddoppia ogni dieci anni, secondo
i dati relativi al gennaio 2002. Aumentano i permessi di soggiorno stabili
e l'anzianità di soggiorno e inoltre aumenta l'incidenza delle
donne che sono quasi la metà degli immigrati in alcune province
tra cui anche Catania. Sono questi alcuni dei dati contenuti nella ricerca
promossa dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e curata dall'equipe
del 'Dossier statistico immigrazione' della Caritas/Migrantes. Secondo
le stime la Sicilia è la settima regione in Italia per numero di
immigrati. Nel 2001 l'isola ha sfiorato le 50000 unità in prevalenza
di provenienza africana, asiatica e dell'Est europeo. Secondo la ricerca
le città con una presenza superiore a 10000 immigrati sono Palermo,
Catania e Ragusa. Le opportunità di lavoro che si creano in Sicilia,
però non sono sufficienti a soddisfare l'offerta occupazionale.
In media, su 26 assunzioni solo una riguarda un lavoratore immigrato,
a fronte di una stima nazionale di 1/12. I settori interessati dalle assunzioni
sono nella maggior parte dei casi le piccole aziende, in particolare quelle
agricole. La provincia piu' vivace è Ragusa con 3492 assunzioni,
mentre altre 5 province(Messina, Siracusa e Trapani) superano le 1000,
fanalino di coda Catania e Palermo. Questa è la situazione siciliana,
ma ciò che è emerso dalla discussione dei dati è
la maggiore o minore integrazione degli immigrati, sia nel mondo del lavoro,
sia nel tessuto sociale di tutti i giorni. La proposta del Consiglio nazionale
dell'economia e del lavoro è di istituire un organismo nazionale
di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri.
I permessi di lavoro dipendente sono aumentati e in particolare nel mondo
del lavoro femminile, ma esiste una forte discerpanza tra Nord e Sud.
Il Meridione diventa sempre di più una zona di primo approdo e
di passaggio verso un Nord più ricco e prospero che offre una quantità
di posti lavoro superiore alla domanda, circa del 121%. Il Cnel propone
allora di costituire dei Consigli territoriali per l'immigrazione che
sfruttino a pieno le risorse del Fondo nazionale per l'immigrazione investendo
in informazione, in comunicazione e formazione di operatori da utilizzare
negli sportelli di orientamento.
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