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Agraria - Attualità

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Crisi idrica, i parchi salvi grazie alla fitodepurazione
Quando scatta l'emergenza idrica a soffrire non sono solo gli abitanti delle città ma anche campagne e parchi. La soluzione è un impianto capace di utilizzare la ricchezza delle acque che fuoriescono dai depuratori tradizionali delle città e che contengono sostanze utili alle piante. Basta invasarle in un lago e il gioco è fatto...

La crisi idrica in Sicilia, l'anno scorso, ha toccato livelli record. E quando scatta l'emergenza a soffrire la sete non sono solo gli abitanti delle città e delle campagne, ma anche i parchi e le aree verdi. Proprio per questa ragione, il recupero delle acque reflue è diventato ormai un filone di ricerca sempre più interessante. Nella facoltà di Agraria dell'Università di Palermo un team di ricercatori ha studiato la fitodepurazione delle acque reflue allo scopo di invasare e riutilizzare le acque che escono dai depuratori urbani a beneficio dell’agricoltura e dei parchi.
La ragione? Costituiscono una grande ricchezza per le campagne. "La natura - spiega il professore Claudio Leto, ordinario presso la facolta di Agraria - riesce a trasformare tutto, tranne i prodotti di nuova generazione, come la plastica, che non conosce". Le acque che escono dai depuratori tradizionali contengono, fra i tanti contaminanti, sempre elementi nutritivi che possono essere metabolizzati dalle piante. "Quando, come nell'estate scorsa la nostra isola ha dovuto fare i conti con un livello di siccità record, a pagare il prezzo più alto è stata la campagna, perchè giustamente la priorità va alla città. Le acque del depuratore contengono azoto e fosforo. Invasare tali acque in un lago determina la formazione di una vegetazione di alghe, fenomeno noto come eutrofizzazione".
La fitodepurazione consente di eliminare l’eccesso di nutrienti (azoto e fostoro in particolare) e di potere, quindi, invasare le acque per poi riutilizzarle. I costi? Sono molti contenuti; circa un decimo rispetto a quelli necessari per la realizzazione di un impianto tradizionale. L’impianto di fitodepurazione, realizzato dal professore Leto, è costituito da una vasca di cento metri quadrati in cui è presente un substrato inerte che serve per l’ancoraggio delle piante; il sistema substrato-piante viene attraversato dalle acque reflue che ne escono impoverite di azoto e fosforo. Un processo che in termini tecnici si chiama di "finissaggio". Questo processo permette di invasare le acque che escono dall’impianto di fitodepurazione senza alcun problema (eutrofizzazione) e di coniugare le differenti esigenze, spesso contraposte, della città e della campagna.
Buone notizie arrivano da Raffadali, un paese dell'Agrigentino, dove c'è il parco della gioventù che è diventato meta di scolaresche. Circa 30 ettari di spazi verdi ospitano un impianto di fitodepurazione che, per un costo di circa 100 milioni di lire, riesce a produrre l'equivalente di acque reflue per 500 abitanti. "Con la fitodepurazione - afferma il professore Leto - abbiamo la possibilità di avere le risorse idriche per i parchi".
Più spazi verdi per migliorare la qualità della vità dell'uomo. E' l'obiettivo degli studi dei ricercatori sensibili alle problematiche dell'ambiente. A confermarlo è uno studio condotto negli Stati Uniti, secondo cui in un ospedale, il 50 per cento dei pazienti che occupava le stanze che erano vicine al parco guariva prima rispetto agli altri degenti che stavano dall'altra parte dell'ospedale che non era vicina agli spazi verdi. "E questo sta a dimostrare - precisa il professore Leto - come il verde possa trasmettere serenità e tranquillità". Un altro esempio dell'impatto positivo del verde sull'uomo arriva dalla Costa del Sol, nella Spagna meridionale.
Gli amministratori locali hanno avuto un'idea vincente: attraverso un opportuno utilizzo delle acque, hanno realizzato 40 campi da golf. "Le strutture turistiche (alberghi, residence, village, hotel, ristoranti..) - sottolinea Leto - sono in armonia con il verde pubblico e ciò costituisce una grande ricchezza per l'economia della Spagna, in particolare della Andalusia".
Agli ambientalisti che sostengono che le grandi aree verdi hanno bisogno di notevoli quantità di concimi, l'esperto della facoltà di Agraria risponde che "non è vero e che attraverso i residui colturali la vegetazione va avanti senza avere grosse necessità di concimi". Inoltre, il verde pubblico, oltre ad avere un impatto ambientale positivo sulla salute dell'uomo, come dimostra la ricerca statunitense, evita il dissesto idrogeologico: un fenomeno in crescita nel nostro Paese e spesso causa di tragici incidenti.
Salvo Ingargiola

(1 aprile 2003)

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