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030401sing
Crisi idrica, i parchi salvi grazie
alla fitodepurazione
Quando scatta l'emergenza
idrica a soffrire non sono solo gli abitanti delle città ma anche
campagne e parchi. La soluzione è un impianto capace di utilizzare
la ricchezza delle acque che fuoriescono dai depuratori tradizionali delle
città e che contengono sostanze utili alle piante. Basta invasarle
in un lago e il gioco è fatto...
La crisi idrica in Sicilia, l'anno scorso, ha toccato livelli record.
E quando scatta l'emergenza a soffrire la sete non sono solo gli abitanti
delle città e delle campagne, ma anche i parchi e le aree verdi.
Proprio per questa ragione, il recupero delle acque reflue è diventato
ormai un filone di ricerca sempre più interessante. Nella facoltà
di Agraria dell'Università di Palermo un team di ricercatori ha
studiato la fitodepurazione delle acque reflue allo scopo di invasare
e riutilizzare le acque che escono dai depuratori urbani a beneficio dellagricoltura
e dei parchi.
La ragione? Costituiscono una grande ricchezza per le campagne. "La
natura - spiega il professore Claudio Leto, ordinario presso la facolta
di Agraria - riesce a trasformare tutto, tranne i prodotti di nuova generazione,
come la plastica, che non conosce". Le acque che escono dai depuratori
tradizionali contengono, fra i tanti contaminanti, sempre elementi nutritivi
che possono essere metabolizzati dalle piante. "Quando, come nell'estate
scorsa la nostra isola ha dovuto fare i conti con un livello di siccità
record, a pagare il prezzo più alto è stata la campagna,
perchè giustamente la priorità va alla città. Le
acque del depuratore contengono azoto e fosforo. Invasare tali acque in
un lago determina la formazione di una vegetazione di alghe, fenomeno
noto come eutrofizzazione".
La fitodepurazione consente di eliminare leccesso di nutrienti (azoto
e fostoro in particolare) e di potere, quindi, invasare le acque per poi
riutilizzarle. I costi? Sono molti contenuti; circa un decimo rispetto
a quelli necessari per la realizzazione di un impianto tradizionale. Limpianto
di fitodepurazione, realizzato dal professore Leto, è costituito
da una vasca di cento metri quadrati in cui è presente un substrato
inerte che serve per lancoraggio delle piante; il sistema substrato-piante
viene attraversato dalle acque reflue che ne escono impoverite di azoto
e fosforo. Un processo che in termini tecnici si chiama di "finissaggio".
Questo processo permette di invasare le acque che escono dallimpianto
di fitodepurazione senza alcun problema (eutrofizzazione) e di coniugare
le differenti esigenze, spesso contraposte, della città e della
campagna.
Buone notizie arrivano da Raffadali, un paese dell'Agrigentino, dove c'è
il parco della gioventù che è diventato meta di scolaresche.
Circa 30 ettari di spazi verdi ospitano un impianto di fitodepurazione
che, per un costo di circa 100 milioni di lire, riesce a produrre l'equivalente
di acque reflue per 500 abitanti. "Con la fitodepurazione - afferma
il professore Leto - abbiamo la possibilità di avere le risorse
idriche per i parchi".
Più spazi verdi per migliorare la qualità della vità
dell'uomo. E' l'obiettivo degli studi dei ricercatori sensibili alle problematiche
dell'ambiente. A confermarlo è uno studio condotto negli Stati
Uniti, secondo cui in un ospedale, il 50 per cento dei pazienti che occupava
le stanze che erano vicine al parco guariva prima rispetto agli altri
degenti che stavano dall'altra parte dell'ospedale che non era vicina
agli spazi verdi. "E questo sta a dimostrare - precisa il professore
Leto - come il verde possa trasmettere serenità e tranquillità".
Un altro esempio dell'impatto positivo del verde sull'uomo arriva dalla
Costa del Sol, nella Spagna meridionale.
Gli amministratori locali hanno avuto un'idea vincente: attraverso un
opportuno utilizzo delle acque, hanno realizzato 40 campi da golf. "Le
strutture turistiche (alberghi, residence, village, hotel, ristoranti..)
- sottolinea Leto - sono in armonia con il verde pubblico e ciò
costituisce una grande ricchezza per l'economia della Spagna, in particolare
della Andalusia".
Agli ambientalisti che sostengono che le grandi aree verdi hanno bisogno
di notevoli quantità di concimi, l'esperto della facoltà
di Agraria risponde che "non è vero e che attraverso i residui
colturali la vegetazione va avanti senza avere grosse necessità
di concimi". Inoltre, il verde pubblico, oltre ad avere un impatto
ambientale positivo sulla salute dell'uomo, come dimostra la ricerca statunitense,
evita il dissesto idrogeologico: un fenomeno in crescita nel nostro Paese
e spesso causa di tragici incidenti.
Salvo Ingargiola
(1
aprile 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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