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Convegni e congressi
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030331mari
Il suicidio? Un male adolescenziale
La
disinformazione e i pregiudizi sulla salute mentale crescono in una società
in cui un numero sempre più consistente di persone, soprattutto
adolescenti, decidono di ricorrere al suicidio. Come prevenire? Attraverso
la formazione di soggetti capaci di esprimere il proprio disagio interiore
LOms, lorganizzazione mondiale
della sanità, ha dichiarato che l1% delle cause di morte
è riconducibile al suicidio. Un dato preoccupante, che diventa
allarmante se pensiamo che è la seconda causa di morte fra gli
adolescenti. Chi si orienta verso una scelta così drammaticamente
categorica ha dovuto combattere col pregiudizio generato dallignoranza
e dalla disinformazione. E allora ci si chiede cosa fare. Ci si interroga
su quali siano le responsabilità e il ruolo delle istituzioni e
delle strutture socio-sanitarie e, inevitabilmente, torna alla mente il
vecchio adagio secondo cui prevenire è meglio che curare. E proprio
di prevenzione suicidaria si è discusso a lungo nel corso di un
convegno, tenutosi allo Steri giovedì 27 marzo, organizzato dalla
facoltà di Scienze della formzione dell'Università di Palermo,
avente per oggetto lo stigma e il pregiudizio nei confronti della salute
mentale.
Prevenzione è prima di tutto formazione, formazione etica
ai valori, soprattutto a quello della vita così ha esordito
padre Salvatore Privitera, ordinario di Teologia morale presso la facoltà
teologica di Sicilia nel suo intervento - specie in un momento come questo
in cui le ragioni della guerra e le logiche egemoniche dominano incontrastate,
dimostrando un disprezzo totale nei confronti del valore della vita.
Ci sono tanti modi in cui si può affrontare una tematica delicata
quale quella del suicidio. Padre Privitera ha avviato una riflessione
sul suicidio partendo dalla rivalutazione del significato del valore della
vita. La vita non è vita solo quando si ha a che fare con
le persone sane, la vita non è vita solo quando si ha a che fare
con la gioia e la pienezza del vivere, la vita non è vita solo
quando è in piena realizzazione. La vita è vita sempre.
Ma non sempre la discussione sul suicidio viene affrontata da un punto
di vista multidisciplinare, cioè secondo prospettive sociali, psicologiche
e pedagogiche integrate in un quadro coerente e organico soltanto a partire
dal quale è possibile avviare una serie di progetti che abbiano
come oggetto la prevenzione. Il più delle volte il suicidio viene
valutato secondo una prospettiva meramente compilativa e statistica. "Per
quanto riguarda il caso del ragazzo di Rivoli - ha detto Cinzia Novara,
dottoranda di ricerca presso l'Università di Lecce - che si è
tolto la vita perché il servizio sociale cui si era rivolto insieme
alla fidanzata per uninterruzione di gravidanza, si era rifiutato
di assecondare la loro richiesta, il rischio è quello di farlo
rientrare in un cliché consumato. Si tratta di un adolescente,
categoria a rischio, maschio (secondo i dati sono percentualmente proprio
questi a praticare il suicidio più spesso) e, infine, siamo in
presenza di quello che psicologicamente viene indicato come 'fattore scatenante',
ovvero una situazione che aveva provocato nel soggetto una rottura col
normale contesto in cui si trovava a vivere". In pratica, secondo
l'esperta, spesso non si riesce ad andare oltre ai meri dati, utili più
ad una catalogazione burocratica che ad un intervento di sostegno. Siamo
passati dalla società della repressione degli anni 60, nella quale
non era possibile esprimere i propri stati danimo e i propri sentimenti,
- ha aggiunto Novara - a quella dellespressione, tipica dei nostri
giorni, in cui la soddisfazione dei nostri bisogni è legata alla
capacità di saperli esprimere. Ecco che diventa importante al fine
della prevenzione formare dei soggetti attivi, capaci di portare allesterno
ciò che hanno dentro. Bisogna aumentare gli spazi dedicati allascolto
come gli sportelli a scuola, ma allo stesso tempo occorre aumentare la
capacità dei ragazzi di esprimersi.
Il suicidio ricorda Gioacchino Lavanco, docente di Psicologia
di comunità della facoltà di Scienze della formazione
è nellassenza di comunità e nellassenza della
possibilità di esprimersi.
Maria Catena Salerno
(31 marzo 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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