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Cronaca universitaria
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La "duegiorni" autogestita a Scienze
della formazione
"Contro tutte le guerre, per risvegliare le coscienze"
E' il messaggio lanciato dagli studenti della Facoltà, che
lunedì e martedì hanno organizzato
seminari con l'intervento dei docenti, proiezioni e spettacoli teatrali
per riflettere sul conflitto in corso. Le lezioni sono state sospese
dalla preside fino a ieri pomeriggio in seguito alla richiesta votata da
un'assemblea che ha visto la partecipazione di circa 400 allievi
Le
idee hanno bisogno di gambe per camminare. E in questo momento l'idea
che milioni di persone hanno è una sola: Pace. Un'idea che in due
giorni, da lunedì a ieri pomeriggio, ha fatto passi da gigante
alla facoltà di Scienze della formazione con la decisione degli
studenti e di alcuni docenti di fare qualcosa di concreto contro il conflitto
in corso e contro tutte le guerre.
L'iniziativa è partita lunedì mattina nel corso di un'assemblea
tenutasi nell'Aula magna della Facoltà: a seguito di una votazione,
gli studenti presenti (circa 400) hanno deciso a gran maggioranza (solo
25 contrari) di richiedere la sospensione delle lezioni, per dare vita
a uno spazio autogestito di riflessione sui temi legati alla guerra. Tutti
insieme hanno abbandonato diversità di pensiero e contrasti ideologici
per fare un a proposta unitaria: lezioni sospese fino a ieri pomeriggio,
proposta che ha avuto il consenso della preside della Facoltà,
Patrizia Lendinara. Tra loro anche rappresentanti degli studenti, e alcuni
ragazzi appartenenti alle associazioni Pensiero libero, Comitato 29 Aprile,
Collettivo Scienze della formazione, Udu e Aiscom. Lunedì pomeriggio,
a dare inizio alla duegiorni la proiezione di uno dei film di guerra
più significativi e crudi: "Full metal jacket" di Stanley
Kubrick.
Abbiamo seguito il secondo giorno di questa iniziativa.
Entrando in Facoltà la prima impressione è quella di un
gran fermento. Per terra quelli che sembrano pezzi di carta, ma aguzzando
la vista ci si accorge che c'è scritto "mine" e che più
avanti c'è la sagoma di un uomo, sempre in cartone: si simula uno
scenario di guerra.
"Non la chiamerei protesta - ci dice Maria Carta, rappresentante
degli studenti del corso di laurea in Psicologia - abbiamo tentato di
creare uno spazio di informazione e sensibilizzazione non solo contro
la guerra in Iraq, ma contro tutte le guerre. Un modo per risvegliare
le coscienze".
Le
pareti dei corridoi sono piene di cartelloni di denuncia contro il conflitto:
"Dopo l'11 settembre la nostra vita è cambiata" si legge.
In mattinata si parte con un seminario di discussione sulla guerra in
corso: Aula magna strapiena, non solo ragazzi ma anche tanti docenti pronti
a dare il loro contributo. "In questa guerra ci sono forti motivazioni
economiche - spiega il professore di Psicologia dinamica Girolamo Lo Verso
- la spinta viene dal forte consumo energetico della nostra società".
Suggestivo l'intervento del docente Francesco Di Maria: "Bush mi
sembra ormai un personaggio mitico: ricorda Crono che divora i suoi figli,
visto che Saddam Hussein è dittatore anche a causa della politica
americana".
Ma quello che più stupisce, in quest'assemblea, è il desiderio
di esprimersi degli studenti: tutti vogliono dire la loro, il microfono,
che in altre occasioni i ragazzi rifuggono, diventa improvvisamente un
oggetto ambito. Non solo guerra e pace nei loro interventi: "La prima
guerra che dovremmo combattere in Sicilia è quella alla mafia",
dice una ragazza, "non dimentichiamo lo scandalo delle case farmaceutiche",
aggiunge un'altra.
Dopo l'assemblea tutti a casa per un veloce pranzo: nel pomeriggio si
riparte. Un videoclip e alcune studentesse presentano il "Movimento
dei focolari", che raccoglie fondi per aiutare i Paesi più
poveri. A seguire un rappresentante di Retelilliput
- Mir, movimento non violento, ci regala un collegamento telefonico
con Ernest Zielonka, dellla curia generalizia dei Carmelitani scalzi,
a Baghdad: "Il primo problema sono i bambini. E dobbiamo ricordare
che qui l'emergenza non è solo oggi, ma sempre".
Più incisive di mille parole, lasciano il segno le immagini di
un video firmato Emergency. Ragazzi vittime dell'arma più subdola
usata nelle guerre: le mine antiuomo, costretti a vita ad usare protesi
alle braccia e alle gambe. Per loro anche un semplice pallone da calcio
può essere un modo per ricominciare a vivere: giocando riacquistano
le capacità motorie necessarie ad usare le protesi, spesso presenti
anche in tutte e due le gambe. A fine giornata, il momento più
emozionante ci viene fornito dalla performance teatrale dell'artista Vincenzo
Pirrotta. Vincenzo è un "cuntista",
ed è incredibile come il suo dialetto siciliano, con sottofondo
di tamburi, regali grandi emozioni a tutti i presenti in Aula magna. Armato
di spada di legno, simula lo scontro tra Achille ed Ettore, per restituirci
la drammatica inutilità della violenza. Poi interpreta Giufà,
in un monologo con la luna: "Ma picchì sti guerre? - si chiede
Giufà - picchì a chisti chi cumannanu ci calamu 'a testa!
Avissimu a fari: soccu avemu ni spartemu". Sante parole, "Giufà
sarebbe un ottimo statista", conclude Vincenzo.
La duegiorni termina con una concitata assemblea su quale iniziative intraprendere
per continuare a manifestare contro la guerra: la decisione è rimandata
a oggi. FOTO
Nicola Figlioli
(26 marzo 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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