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030318sing
Foro
Italico alla lente di ingradimento:
ecco le ragioni del grande flop
Le piante
distrutte dal caldo, il terreno argilloso che alle prime pioggie si trasforma
in un acquitrino e la scarsa copertura idrica: sono solo alcune delle
cause alla radice del cedimento del manto erboso. Ma presto, grazie a
una consulenza della facoltà di Agraria, il parco del lungomare
di Palermo potrebbe avere un nuovo volto
Prima i lavori nell'area
di circa sei ettari, poi due anni fa i primi segnali di cedimento con
le piante distrutte dal caldo e il manto erboso trasformato in una grande
palude, con ristagni d'acqua. E' il grande flop del Foro Italico che presto
potrebbe avere un nuovo volto, grazie a una consulenza - a titolo gratuito
- fornita dalla facoltà di Agraria. "Siamo stati chiamati
a fare un sopralluogo - spiega il professore Claudio Leto, ordinario di
Agronomia e coltivazioni erbacee all'Università di Palermo - uno
degli errori commessi è stato quello di sistemare nel parco specie
microterme, cioè non resistenti al caldo e che mouiono se la temperatura
supera all'incirca i 24 gradi".
"E poi - continua Leto - il terreno era argilloso, ricco di pietre.
Inoltre, non esisteva nemmeno un impianto di irrigazione adeguato a coprire
tutto il parco". Insomma, sono tante le critiche avanzate contro
il lavoro di chi aveva progettato il Foro Italico, anche se il docente
universitario sottolinea "la professionalità dei tecnici del
Comune" e ci tiene a precisare che "non sempre i progetti vengono
applicati così come sono pensati".
Un contributo importante arriva direttamente dalla facoltà di Agraria.
Dietro gli edifici che ospitano le aule, gli uffici e i laboratori, si
"nasconde" un grande spazio verde: una sorta di laboratorio
all'aperto dove i docenti, come il professore Leto, sperimentano le tecniche
per far sopravvivere le diverse specie vegetali e, nel nostro caso, i
differenti tappeti erbosi alle varie condizioni climatiche.
Proprio per il nuovo progetto di rilancio del Foro Italico, il professore
Leto ha "suggerito" la nomina del professore Carlo Fausto Cereti,
dell'Università della Tuscia di Viterbo, che è stato, in
occasione del grande Giubileo del 2000, consulente del governo nazionale
per l'allestimento del campus universitario di Tor Vergata. Il professore
Cereti è stato anche chiamato dal Coni a collaborare per la sistemazione
dello stadio San Siro-Meazza a Milano. Oggi è responsabile nazionale
dei manti erbosi. Una curiosità: nel caso del campo di calcio del
capoluogo lombardo, il problema era abbastanza semplice. La imponente
struttura architettonica impediva ai raggi solari di "toccare"
il terreno di gioco.
ma torniamo al Foro Italico. Il nuovo progetto ha ottenuto il parere positivo
del professore Cereti. Ma qual'è sarà il nuovo volto del
lungomare di Palermo? Secondo il piano, elaborato dagli esperti della
facoltà di Agraria e avallato dal professore Cereti, nel parco
vanno innanzitutto sistemate specie macroterme, cioè resistenti
alle alte temperature. In modo tale che nell'estate, quando arriva il
grande caldo, le piante pur soffrendo non muoiano. Ma tutto questo non
basterà. Bisognerà sistemare, dalla parte dell'area che
dà sul mare, specie resistenti alla salsedine visto che con le
forti mareggiate le piante possono essere bagnate dagli spruzzi di acqua
salata. Mentre, nell'altra parte del parco che si rivolge alla strada,
caratterizzata da un notevole traffico soprattutto nelle ore più
calde della giornata, l'idea è di mettere delle essenze che resistano
alle elevae temperature (anche 40 gradi) provocate soprattutto dai tubi
di scarico delle auto. Passiamo all'impianto di irrigazione. E qui le
cifre sono da capogiro: "occorrono dai 5 ai 10 mila volumi d'acqua
- dice il professore Leto - è chiaro che tutto dipende dalle condizioni
climatiche e dalle specie esistenti nell'area verde. Noi stiamo cercando
- sottolinea - di abbassare l'esigenza idrica utilizzando delle specie
che abbiamo minore bisogno di acqua". Fra le piante che vedremo nel
Foro Italico, sempre che il progetto vada in porto al Comune, la festuca
rundinacea. Il terreno dovrà essere tendenzialmente sabbioso
e con una pendenza a "schiena d'asino", in modo tale da permettere
all'acqua di potere sgrondare. L'obiettivo è di evitare i ristagni.
Ma non basterà un buon progetto a cambiare il volto del Foro Italico:
occorrerà anche un pò di senso civivo da parte dei palermitani.
L'appello, che giunge anche dal professore Leto, è di essere sensibili
al verde e all'ambiente: purtroppo accanto all'inefficienza del progetto,
va infatti registrato un altro dato. L'impianto di irrigazione, peraltro
inadeguato a coprire l'intera area, è stato danneggiato da vandali.
"Ne consegue - aggiunge il professore Leto - che sarà necessario
vigilare contro gli atti di vandalismo".
I parchi e le aree verdi possono incrementare il turismo. Molti esempi
vengono all'estero: uno di questi è la Costa del Sol nella Spagna
meridionale con i suoi campi da golf. Da questa prospettiva il Foro Italico
rappresenta una "scommessa" per Palermo che, dopo il grande
flop di pochi anni fa, ci riprova. Con tutte le difficoltà della
lenta macchina burocratica. "Ci sono già i vincitori delle
gare d'appalto- conclude il professore Leto - la prefettura sta effettuando
gli adeguati controlli".
Salvo Ingargiola
(18 marzo 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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