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Attualità - Agraria

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Foro Italico alla lente di ingradimento:
ecco le ragioni del grande flop
Le piante distrutte dal caldo, il terreno argilloso che alle prime pioggie si trasforma in un acquitrino e la scarsa copertura idrica: sono solo alcune delle cause alla radice del cedimento del manto erboso. Ma presto, grazie a una consulenza della facoltà di Agraria, il parco del lungomare di Palermo potrebbe avere un nuovo volto

Prima i lavori nell'area di circa sei ettari, poi due anni fa i primi segnali di cedimento con le piante distrutte dal caldo e il manto erboso trasformato in una grande palude, con ristagni d'acqua. E' il grande flop del Foro Italico che presto potrebbe avere un nuovo volto, grazie a una consulenza - a titolo gratuito - fornita dalla facoltà di Agraria. "Siamo stati chiamati a fare un sopralluogo - spiega il professore Claudio Leto, ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee all'Università di Palermo - uno degli errori commessi è stato quello di sistemare nel parco specie microterme, cioè non resistenti al caldo e che mouiono se la temperatura supera all'incirca i 24 gradi".
"E poi - continua Leto - il terreno era argilloso, ricco di pietre. Inoltre, non esisteva nemmeno un impianto di irrigazione adeguato a coprire tutto il parco". Insomma, sono tante le critiche avanzate contro il lavoro di chi aveva progettato il Foro Italico, anche se il docente universitario sottolinea "la professionalità dei tecnici del Comune" e ci tiene a precisare che "non sempre i progetti vengono applicati così come sono pensati".
Un contributo importante arriva direttamente dalla facoltà di Agraria. Dietro gli edifici che ospitano le aule, gli uffici e i laboratori, si "nasconde" un grande spazio verde: una sorta di laboratorio all'aperto dove i docenti, come il professore Leto, sperimentano le tecniche per far sopravvivere le diverse specie vegetali e, nel nostro caso, i differenti tappeti erbosi alle varie condizioni climatiche.
Proprio per il nuovo progetto di rilancio del Foro Italico, il professore Leto ha "suggerito" la nomina del professore Carlo Fausto Cereti, dell'Università della Tuscia di Viterbo, che è stato, in occasione del grande Giubileo del 2000, consulente del governo nazionale per l'allestimento del campus universitario di Tor Vergata. Il professore Cereti è stato anche chiamato dal Coni a collaborare per la sistemazione dello stadio San Siro-Meazza a Milano. Oggi è responsabile nazionale dei manti erbosi. Una curiosità: nel caso del campo di calcio del capoluogo lombardo, il problema era abbastanza semplice. La imponente struttura architettonica impediva ai raggi solari di "toccare" il terreno di gioco.
ma torniamo al Foro Italico. Il nuovo progetto ha ottenuto il parere positivo del professore Cereti. Ma qual'è sarà il nuovo volto del lungomare di Palermo? Secondo il piano, elaborato dagli esperti della facoltà di Agraria e avallato dal professore Cereti, nel parco vanno innanzitutto sistemate specie macroterme, cioè resistenti alle alte temperature. In modo tale che nell'estate, quando arriva il grande caldo, le piante pur soffrendo non muoiano. Ma tutto questo non basterà. Bisognerà sistemare, dalla parte dell'area che dà sul mare, specie resistenti alla salsedine visto che con le forti mareggiate le piante possono essere bagnate dagli spruzzi di acqua salata. Mentre, nell'altra parte del parco che si rivolge alla strada, caratterizzata da un notevole traffico soprattutto nelle ore più calde della giornata, l'idea è di mettere delle essenze che resistano alle elevae temperature (anche 40 gradi) provocate soprattutto dai tubi di scarico delle auto. Passiamo all'impianto di irrigazione. E qui le cifre sono da capogiro: "occorrono dai 5 ai 10 mila volumi d'acqua - dice il professore Leto - è chiaro che tutto dipende dalle condizioni climatiche e dalle specie esistenti nell'area verde. Noi stiamo cercando - sottolinea - di abbassare l'esigenza idrica utilizzando delle specie che abbiamo minore bisogno di acqua". Fra le piante che vedremo nel Foro Italico, sempre che il progetto vada in porto al Comune, la festuca rundinacea. Il terreno dovrà essere tendenzialmente sabbioso e con una pendenza a "schiena d'asino", in modo tale da permettere all'acqua di potere sgrondare. L'obiettivo è di evitare i ristagni. Ma non basterà un buon progetto a cambiare il volto del Foro Italico: occorrerà anche un pò di senso civivo da parte dei palermitani. L'appello, che giunge anche dal professore Leto, è di essere sensibili al verde e all'ambiente: purtroppo accanto all'inefficienza del progetto, va infatti registrato un altro dato. L'impianto di irrigazione, peraltro inadeguato a coprire l'intera area, è stato danneggiato da vandali. "Ne consegue - aggiunge il professore Leto - che sarà necessario vigilare contro gli atti di vandalismo".
I parchi e le aree verdi possono incrementare il turismo. Molti esempi vengono all'estero: uno di questi è la Costa del Sol nella Spagna meridionale con i suoi campi da golf. Da questa prospettiva il Foro Italico rappresenta una "scommessa" per Palermo che, dopo il grande flop di pochi anni fa, ci riprova. Con tutte le difficoltà della lenta macchina burocratica. "Ci sono già i vincitori delle gare d'appalto- conclude il professore Leto - la prefettura sta effettuando gli adeguati controlli".
Salvo Ingargiola

(18 marzo 2003)

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