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Cronaca universitaria/Lettere/Architettura
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"Scoppia la pace" all'Università,
lezioni e slogan contro la guerra
In attesa degli ultimi
sviluppi della crisi irachena, dopo l'ultimatum degli Usa a Saddam Hussein,
si moltiplicano all'Università le iniziative contro la guerra.
Il professore Andrea Cozzo di Lettere ha allestito, in segno di protesta,
uno stand fuori dalla facoltà in cui tiene le sue lezioni e raccoglie
firme per la pace. Alcuni ragazzi di Architettura hanno dipinto un mega
striscione
Guerra
si, Guerra no, Guerra forse. Dopo il lungo braccio di ferro con il resto
del mondo, gli Stati Uniti stanotte hanno deciso: se Saddam Hussein non
lascia il potere entro 48 ore, sarà l'inferno in Irak. Una decisione
unillaterale, che oltre a non avere il consenso dell'Onu non ha nemmeno
quello della società civile. In Italia come in tutti gli Stati
europei infatti, la maggiroranza della popolazione è contro la
guerra, e lo ha dimostrato già con l'ampia partecipazione alle
manifestazioni di protesta. La "voglia di pace" si respira anche
a Palermo, e non è testimoniata solo dal boom della vendita delle
bandiere colorate, simbolo dell'opposizione all'imminente conflitto. C'è
anche chi sta facendo qualcosa di più concreto. Il professore Andrea
Cozzo, ad esempio, oridinario di Cultura greca e Teoria e politica della
non violenza presso la facoltà di Lettere e Filosofia. Per trovarlo
basta recarsi nella cittadella universitaria di viale delle Scienze, dove,
prima di arrivare alla sede della facoltà di Architettura, si nota
uno stand colorato pieno di slogan e manifesti per la pace, ma anche un
curioso cartello dipinto con lo spray: lezioni martedì e giovedì
dalla 8,00 alle 10,00.
"E' qui che ormai faccio lezione per protestare contro il conflitto
- ci spiega Cozzo - all'aperto".
Un no alla guerra totale e incodizionato, quindi..
"Naturalmente. Si tratta di un conflitto che in primo luogo colpirà
i civili, come quasi tutte le altre guerre. E' la storia che ce lo insegna:
durante la seconda guerra mondiale morirono circa 50 milioni di persone,
di questi più di 34 milioni erano civili".
Come hanno reagito i ragazzi a questa novità della lezione all'aperto
nel colorato stand?
"Non me lo aspettavo ma devo dire che erano tutti entusiasti. Anzi
in questo modo abbiamo addirittura risolto il problema del sovraffollamento
delle aule".
Nello stand si notano fogli per la raccolta firme, comunicati, volantini.
Quali iniziative sostenete lei e i suoi ragazzi?
"Lo stand è attivo dall'11 febbraio, dopo pochi giorni dall'apertura
io e i ragazzi dei gruppi "Pratica non violenta" e "Seminario
non violenza" abbiamo praticato un digiuno di ben cinque giorni,
dal 17 al 21 febbraio. E non nci siamo tirati indietro neanche per il
5 marzo, giornata internazionale di digiuno per la pace. Inoltre stiamo
raccogliendo firme a favore della pace. Ci sono due raccolte separate,
una a livello nazionale destinata al prefetto, che è giunta già
a quasi 2000 firme, poi un'altra destinata al sindaco Cammarata, per la
quale siamo a quota 450".
Ma quale potrebbe essere la soluzione pacifica alla situazione irachena?
"Il primo mezzo è il dialogo interculturale. Come prova la
vicenda Bin Laden, non basta radere al suolo un paese per lottare contro
il terrorismo. Bisogna agire diplomaticamente, eliminando inanzitutto
l'embargo contro gli iracheni".
A pochi passi dallo stand, un'altra iniziativa per la pace. Sono alcuni
studenti della facoltà di Architettura, alle prese con un enorme
manifesto colorato da dipingere con le bombolette spray. "Non siamo
un'associazione studentesca o altro - ci dice Giampiero Riggio - siamo
solo studenti a favore della pace". La scritta campeggia a caratteri
cubitali, con una decina di improvvisati "writers" che ci lavorano,
bombolette e pennelli alla mano. "La appenderemo all'interno o all'esterno
della facoltà appena sarà ultimata - spiega Giampiero -
speriamo entro domani".
Nicola Figlioli
(17 marzo 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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1/6/2001
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