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Agraria - Orientamento

030312sing
Via libera del Cun alla laurea in Agroingegneria
Il Consiglio universitario nazionale ha
"promosso" il nuovo corso triennale istituito dalla facoltà di Agraria. Verranno formati consulenti per la progettazione di manufatti aziendali (pozzi, impianti irrigui, laghetti collinari, serre), e di opere pubbliche di interesse agrario. Previsti 21 esami, laboratori e 225 ore di stage in azienda

Progettare manufatti aziendali, come pozzi, laghetti collinari, impianti irrigui, ma anche strade rurali, serre e stalle. Non conviene mai affidarsi a inesperti. Adesso c'è un corso di laurea triennale, quello in Agroingegneria istituito dalla facoltà di Agraria dell'Università di Palermo, che si occupa di formare le figure professionali in grado di fornire una vera e propria consulenza tecnica e specifica alle aziende.
Ma non solo, questi "esperti dell'agricoltura al servizio dell'ingegneria" possono anche essere consultati dalle autorità giudiziarie per i problemi che riguardano il territorio agricolo e dalle pubbliche amministrazioni nell'ambito dell'esame di progetti per il finanziamento di opere pubbliche di miglioramento fondiario (strade nelle zone rurali, impianti aziendali, etc.) e per l'attuazione dei programmi dell'Unione europea nel comparto agricolo.
Fin qui gli sbocchi occupazionali e i profili professionali del corso, ma qual'è il percorso formativo? La durata del corso, come tutti quelli di primo livello, è di tre anni durante i quali sono previsti attività di laboratorio, gli stage in azienda. Il corso si chiude con la prova finale che sostituisce la vecchia e tradizionale tesi di laurea.
Il corso in Agroingegneria, che di recente ha ottenuto il via libera del Cun, non è a numero chiuso e il piano di studi prevede 21 esami, corrispondenti a 157 Cfu, crediti formativi universitari. La corsa verso il traguardo della laurea parte con una formazione di base che riguarda la matematica, l'informatica, la fisica, la chimica e le discipline botaniche. Poi il corso darà spazio anche alle materie della rappresentazione del territorio (la cartografia, la geomorfologia e la topografia), alle discipline agronomiche, a quelle ingegneristiche (idraulica, idrologia, impianti irrigui e di drenaggio, meccanica e meccanizzazione) e, infine, alle materie economiche.
Dei ventuno esami previsti soltanto per quattro corsi c'è la frequenza obbligatoria delle lezioni: elementi di informatica, elementi di geografia e geomorfologia, elementi di pedologia e, infine, elementi di patologia vegetale. Gli studenti devono raggiungere una soglia di presenze, almeno l'80 per cento delle attività, e soprattutto ottenere il giudizio di idoneità, necessario per l'ammissione all'esame, rilasciato dal docente del corso.
Accanto al percorso teorico, come prevede la riforma universitaria, i nuovi corsi di laurea offrono anche in parallelo delle attività "sul campo".
A cominciare dai laboratorio di informatica, ma anche di botanica e di chimica. Fra i 180 crediti previsti, nove crediti sono previsti per le materie opzionali, cioè a scelta dello studente; le attività di tirocinio, che consentiranno di scendere sul campo e applicare le conoscenze teoriche acquisite, "valgono" altri nove crediti, cosi come la prova finale.
Lo studente svolgerà, a partire dal secondo semestre del secondo anno, lo stage in un'azienda esterna convenzionata con la facoltà di Agraria dell'Ateneo palermitano.
Le 225 ore previste dal piano del corso di laurea in Agroingegneria dovranno essere effettuate in un periodo non inferiore a 30 giorni.
Il corso di laurea si chiude con la prova finale che ormai, secondo le novità della riforma dell'Università, sosituisce la vecchia e tradizionale tesi. Prima di "tagliare il traguardo", lo studente deve fare i conti con l'ultimo esame che consiste in un elaborato scritto su una tematica assegnata dal relatore e che - e qui sta la novità - potrà essere legata alle attività dello stage.
Proprio di recente il Cun, che è l'organo preposto per l'istituzione dei corsi di laurea, ha dato il via libera ad "Agroingegneria", richiedendo una modifica nella denominazione: non si chiamerà Agroingegneria aziendale, ma, proprio per la richiesta del Cun di scegliere una denominazione più ampia e più aderente al percorso formativo e ai settori scientifico-disciplinari che lo compongono, semplicemente Agroingegneria. "Il corso triennale di primo livello in “Agroingegneria” - afferma il professore Vito Ferro, delegato del preside per l'organizzazione didattica dei corsi di laurea in Scienze forestali e ambientali e in Agroingegneria - consente l'accesso alla laurea specialistica in “Scienze e tecnologie agrarie”. Tuttavia - precisa - la proposta del Consiglio di facoltà per l'istituzione dei corsi di laurea di secondo livello dovrà essere esaminata prima dal Senato accademico, poi dal Nucleo di valutazione e, infine, dal Cun".
Salvo Ingargiola

(12 marzo 2003)

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