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030310mari
"Palermo-città
della mafia"
Come distruggere lo stereotipo
Costruire
l'immagine efficace di una metropoli liberandola dallo stereotipo rischia
a volte di privarla di un'identità. E' quello che è emerso
da un convegno sulla promozione dello sviluppo locale organizzato dal
Comune di Palermo
La
città non è un detersivo ha detto Gioacchino Lavanco,
docente di Psicologia di comunità allUniversità di
Palermo, nel corso di un convegno sullimmagine della città
e i suoi cambiamenti tra patrimonio artistico e innovazione culturale.
Chiamato a coordinare il dibattito, che ha visto confrontare per tre giornate
consecutive esperti, specialisti, politici e giornalisti, Gioacchino Lavanco,
ha anche esposto il suo punto di vista in merito allimmagine che
storicamente Palermo ha dato di sé al mondo.
Cosa vuol dire che la città non è un detersivo? Evidentemente
per spiegare questaffermazione occorre far riferimento alle strategie
di marketing, impiegate per promuovere la vendibilità di un prodotto,
dal prodotto città al prodotto detersivo per lappunto. La
scuola milanese dice Lavanco ha da tempo diversificato il
concetto di marketing delle metropoli, limmagine di una città
a differenza di quella di un detersivo non devessere venduta, occorre
dunque, costruire una fruibilità del prodotto metropoli.
E soffermandosi sulla situazione palermitana, il professore distingue
due grandi epoche caratterizzanti: In un primo tempo Palermo ha
dimostrato una totale incapacità di discutere con i mezzi di comunicazione
- ci racconta in anni non ancora sospetti amavo ricordare che la
Sicilia e Palermo avevano avuto bisogno di tutta la cinematografia hollywoodiana
per avere unidentità. Per esempio se intorno a Corleone non
ci fosse stato il padrino e tutta liconografia relativa, Corleone
sarebbe un posto come tanti altri. Poi è seguita una parentesi
di un rapporto manipolativo coi media cioè si è diffuso
il pensiero secondo cui bastasse dare degli insite molto forti, capaci
cioè di toccare limmaginario dei media per cambiare volto
alla città. Però fare a Palermo le cose che si facevano
a New York non ha cambiato limmagine della città, ha solo
portato Palermo sul New York Times.
Tutto questo per dire cosa? E difficile distruggere uno stereotipo
spiega Lavanco perché se improvvisamente dalla Sicilia
non arrivassero più cantilene, odor di mafia e luoghi comuni sul
caos cosa ne sarebbe della Sicilia? E un po come per Napoli,
se questa non fosse pizza, pulcinella e mandolino allora cosa sarebbe?
Alla possibilità di perdere unidentità stereotipata
si accompagna il rischio di non avere unidentità. Cosa
fare dunque? Anzitutto avviare una discussione seria sulla questione
affinché la stessa possa servire da stimolo per la riflessione
e lo sviluppo di micro-progetti di intervento.
E con queste parole Gioacchino Lavanco si fa interprete del pensiero di
Totò Cordaro, presidente del Consiglio comunale, che è stato
promotore delliniziativa, e lo ringrazia, non per piaggeria, come
tiene a sottolineare, ma proprio per limportanza che ha lassunzione
di un ruolo organizzativo nellambito di una manifestazione di questo
tipo da parte di unistituzione cittadina. Il 94% dei cittadini
non è in grado di citare più di due nomi di consiglieri
comunali e questi di solito sono appartenenti a personaggi di rilievo
nazionale e per questo assumono maggiore visibilità riferisce
Lavanco citando unindagine sociologica da lui stesso condotta
questo avviene perché il comune ha perso lidentità
di interlocutore diretto dei cittadini. E significativo, dunque,
che il Comune di Palermo abbia dimostrato un ruolo attivo, organizzando
un convegno per la promozione dello sviluppo locale, mettendo in evidenza
i limiti di strategia e interregondosi sulle cose da fare in futuro.
Maria Catena Salerno
(10
marzo 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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