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Cronaca universitaria
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030304madiAP
Lo Steri svela i suoi tesori nascosti
Dopo un'estenuante
opera di pulizia, il palazzo che ospita gli
uffici del rettorato palermitano si è rivelato uno "scrigno"
pieno
di reperti preziosi. Fra i ritrovamenti più importanti c'è
una
colonna completa di base e capitello (nella foto)
che giaceva sotto quintali di cianfrusaglie. Dopo un'accurata opera di
pulizia, è stata reinserita nella sua collocazione originaria,
accanto all'ingresso dell'edificio
Il
camion che per ben cinquantadue volte è andato avanti e indietro
per il cortile interno dello Steri ha di certo disturbato chi lavora
nel rettorato dell'Ateneo Palermitano e ha creato non pochi problemi
di posteggio nello già scarso spazio disponibile. Tuttavia è
stato
necessario per "ripulire" l'antico maniero da tutte le cianfrusaglie
che si erano accumulate nell'ultimo mezzo secolo. L'area adiacente allo
Steri è un vero e proprio "pozzo delle
meraviglie" per storici e appassionati di oggetti darte, in
cui è possibile ritrovare reperti di altissimo valore, dimenticati
accanto (e in mezzo) a
cataste di rifiuti.
Uno degli ultimi, importanti, ritrovamenti è stata una colonna
che
finalmente è stata riposizionata nelle sua collocazione originale.
Ma le sorprese, certamente, non finiranno qui: il vasto spazio
delimitato dal cortile (che dà accesso alle carceri inquisitorie
della penitenza), dalla vecchia manifattura dei tabacchi e dalla
piccola e bellissima chiesa di S. Antonio Abate sembra un
inesauribile contenitore di sorprese da quando è stato (ancora
solo
in parte) sgomberato dalle cianfrusaglie. Il rigattiere che aveva la
disponibilità dei cortili e dei magazzini e che li teneva ben chiusi
con catene e lucchetti aveva una straordinaria abilità ad accumulare
"roba": attorno allo Steri si trovano ancora oggi carcasse di
automobili, furgoncini e motoveicoli smembrati, grossi motori arrugginiti,
travi metalliche, residui da demolire che risalgono al dopoguerra, tavole
per impalcatura in disfacimento ed infiniti altri rifiuti.
L'opera di sgombero è, comunque, giunta in dirittura d'arrivo grazie
all'impegno concorde del rettore Giuseppe Silvestri, del prorettore
per l'edilizia Salvatore Di Mino e del direttore
dell'ufficio tecnico dell'università, l'ingegnere Nino Catalano.
Per quanto riguarda la bella colonna che giaceva fra le
cianfrusaglie, già da parecchio tempo si riteneva che lo spazio
vuoto che si trovava allo spigolo del palazzo trecentesco fosse stato
sagomato apposta per inserirvi una colonna. Il reperto si trovava nel
primo cortile, adagiato per terra e neppure troppo nascosto.
Lo scorso 4 maggio l'allora soprintendente all'area dello Steri, Nino
Vicari, rivelò che durante gli anni settanta si voleva collocare
la colonna abbandonata nello spazio vuoto, ma che la commissione per i
monumenti arabo-normanni vi si oppose.
Successivamente (il 31 maggio) si fece avanti l'architetto Silvana
Braida, per chiedere pubblicamente un "atto di coraggio". Le
discussioni su quale dovesse essere il destino della colonna continuarono
per svariati mesi. Fino al momento in cui durante i lavori di sgombero
di un lercio ricettacolo vicino alla chiesetta di sant'Antonio, non lontano
dalla colonna abbandonata per terra, ne sono stati rinvenuti il capitello
e la base, sotto strati di immondizia solidificata. Le misure, che combaciano
perfettamente,
non hanno lasciato dubbi e adesso hanno trovato la loro giusta
collocazione.
Non si tratta comunque delle uniche scoperte: svuotando gli ambienti
per lungo tempo inaccessibili sono stati rinvenuti anche alcuni archi
chiaramontiani, che portano scolpito lo stemma della famiglia
che fece innalzare il palazzo. Gli imponenti archi delimitavano il
giardino, un'oasi verde nel cuore del maniero.
Adesso che i cortili ed i passaggi sono stati liberati dai detriti,
sono tornati visibili anche i locali dell'ex Manifattura tabacchi,
con splendide volte a crociera di pietra. Questi spazi verranno
utilizzati dall'università per la creazione di spazi da dedicare
ad
attività culturali aperte al pubblico.
Mauro
Di Gregorio
(4 marzo 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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