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030228damo
Tavola Strozzi: opera di un piccolo artista o di Leonardo?
Questa è solo una delle domande che gli studiosi
che hanno esaminato la tavola si sono posti. L'attribuzione non ha avuto
una risposta definitiva, ma secondo alcuni studi l'artista sarebbe un
pittore chiamato Francesco Rosselli. Per altri, invece, si tratterebbe
di un'opera di Leonardo da Vinci. Sul tema è intervenuto il professore
Cesare de Seta
Il
più grande esempio di cartografia a Napoli è la Tavola Strozzi,
ne ha parlato Cesare de Seta, professore dell'Università di Napoli
"Federico II" nel seminario organizzato dal dipartimento Città
e territorio della facoltà di Architettura.
"Questo argomento ha avuto una trattazione enorme tanto da essere
anche argomento di un intero ciclo di lezioni alla Sorbona di Parigi",
dice il professore de Seta. Questo
dipinto è una delle grandi rappresentazioni quattrocentesche di
città e il primo "ritratto" di Napoli a noi pervenuto.
L'immagine, dipinta nell'inverno tra il 1472 e il 1473 e giunta a Napoli
nel 1473 assieme ad altri doni di Filippo Strozzi (da questo prende il
nome) al re Ferrante d'Aragona. La tavola, rinvenuta nel 1901, illustra
l'ingresso nel porto della flotta aragonese dopo la vittoria navale riportata
nel 1465 contro Giovanni d'Angiò. In origine era la spalliera di
un letto disegnata da Benedetto da Maiano ed è attribuibile a Francesco
Rosselli, già autore della veduta di Firenze detta della Catena
e di quella di Roma, entrambe della seconda metà del secolo. Il
problema dell'attribuzione non è però così semplice.
Dopo lunghi studi sulla data di creazione dell'opera, si sono succedute
diverse ipotesi sulla paternità dell'opera. In un primo saggio
del 1902 Benedetto Croce tratta l'argomento, ma non azzarda nessun nome
preferendo fermarsi all'interpretazione dei disegni. Fino al 1969 le opinioni
sull'autore sono divergenti. In quell'anno viene pubblicata"La cartografia
della città di Napoli" in cui si cerca di ricostruire la storia
senza prendere posizioni in merito all'attribuzione e nominando solo un
ipotetico pittore fiorentino.Gli altri candidati alla paternità
dell'opera sono stati nell'ordine Colantonio(napoletano), Francesco Pagano
e infine Francesco Rosselli. "Quest'ultimo- dice de Seta- era l'unico
che nel Quattrocento possedeva le competenze per procedere alla realizzazione,
in
particolare circa i criteri geometrici e prospettici adottati, con altri
celebri lavori del pittore, miniaturista e cosmografo fiorentino,
e inoltre venne ritrovato un suo testamento in cui faceva un elenco delle
sue opere, tra cui appunto la tavola Strozzi". La veduta restituisce
l'immagine frontale della città da Castel dell'Ovo al baluardo
del Carmine; nonostante le evidenti deroghe apportate alla costruzione
prospettica, quest'immagine è la più importante fonte per
un'analitica lettura della Napoli del XV secolo. Della città vengono
illustrati, in primo piano, la torre di S. Vincenzo, la mole di Castel
Nuovo e la banchina del porto con navi all'attracco; sulla costa il tracciato
delle mura meridionali; al di sopra di queste alcune tra le maggiori fabbriche
religiose che si stagliano sul fitto tessuto del centro; sul fondo il
sistema collinare di Pizzofalcone, di S. Elmo e Capodimonte. Circa il
costruito, le emergenze architettoniche, il cui posizionamento sia altimetrico
che planimetrico risulta essere sostanzialmente corretto, vengono precisate
fin nei minimi dettagli, mentre figure convenzionali - cubi e prismi scorciati
e coperti a tetto - descrivono il tessuto minore. "L'immagine è
stata realizzata dal Rosselli integrando un rilievo topografico con l'osservazione
diretta del vero; prendendo in considerazione il centro abitato, come
è stato dimostrato, per poter rappresentare adeguatamente tutte
le maggiori emergenze della città, l'autore adotta due differenti
punti di vista, uno per delineare l'area compresa tra S. Chiara e il Duomo,
l'altro quella compresa tra quest'ultimo punto e il limite orientale della
città". Come ulteriore prova dell'attribuzione della tavola
al Rosselli è stat anche ritrovata la bolla d'accompagnamento del
dono dagli Strozzi agli Aragona, nella quale viene specificato che l'autore
è un pittore fiorentino. L'ultima frontiera dell'interpretazione
di quest'opera è la possibile paternità di Leonardo da Vinci.
Secondo questa tesi Leonardo dovrebbe essere l'autore perchè tutte
le sue vedute di città prevedono una prospettiva simile a quella
utilizzata nella tavola Strozzi. Imoltre secondo questa versione dei fatti,
il Molo di San Vincenzo che è a forma di L sarebbe la firma del
maestro. Le prove che avvalorano quest'ultima interpretazione sono labili
e poco credibili rispetto a quelle che accompagnano i testi che parlano
di Francesco Rosselli, ma il dibattito è ancora aperto.
Daniela Mogavero
(28 febbraio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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