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Attualità
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030227mari Bush, Saddam Hussein, risoluzione Onu, disarmo,
riarmo, Usa, Iraq: parole importanti, parole pesanti, parole che oggi
suonano tutte come sinonimi di guerra. La guerra che qualcuno sembra ritenere
inevitabile e che qualcun altro invece considera una barbarie daltri
tempi, capace solamente di seminare morte e distruzione. Ci piace pensare
che ad abbracciare questidea sia la stragrande maggioranza della
popolazione civile, cresciuta allombra di un progresso e di un benessere
che non si riducano unicamente al consumismo più sfrenato, ma che
dimostrino dessere figli di un processo di crescita in senso democratico
della società moderna, un processo cui si è giunti attraversando
percorsi dolorosi e accidentati dalle crociate ai conflitti mondiali.
Ad abbracciare questidea ci sono gli studenti di Lettere che raccolgono
firme contro la guerra allinterno di un gazebo colorato, allestito
nei pressi della facoltà e da loro denominato tenda della
pace. Questi stessi studenti hanno sentito lesigenza di promuovere
una serie di seminari, coordinati dal professore Andrea Cozzo, docente
della facoltà, che hanno come temi proprio quelli della pace. Marxismo
e non violenza è il titolo di uno di questi seminari, tenutosi
proprio presso la facoltà di Lettere, nello spazio raccolto di
unauletta, in unatmosfera autenticamente serena e armoniosa,
resa tale anche dalla disposizione volutamente circolare delle sedie.
La discussione, pur affrontando tematiche importanti, non ha avuto i toni
seriosi delle conferenze accademiche. Si trattava di ragazzi che in pace
parlavano di pace, ripudiando la guerra. Ma cosa centra il marxismo in
tutto ciò? E in che rapporto si trova con la non-violenza? Presto
detto. Il marxismo così come fu teorizzato allinterno
del manifesto del partito comunista dai suoi padri fondatori Marx ed Engels
ci spiega il primo relatore - identificava nella storia una storia
di lotta di classe e vedeva nellabolizione della proprietà
privata la risoluzione del conflitto sociale. Come? Attraverso la rivoluzione,
non una rivoluzione armata, ma una rivoluzione ideologica contro le ingiustizie
economiche e sociali al grido celebre di proletari di tutto il mondo unitevi.
Alla stessa maniera la non-violenza di matrice ghandiana lungi dallessere
mera e passiva acquiescenza ad una situazione data intende proporsi come
alternativa concreta al conflitto armato fa eco la seconda relatrice
- Il metodo non violento vuole portare alla luce la conflittualità
che soggiace nei rapporti al fine di raggiungere luguaglianza. E
in questo si incontrano Marx e Ghandi, marxismo e non-violenza: la valutazione
positiva della conflittualità e della rivoluzione come desiderio
verso il cambiamento. In che direzione deve andare il cambiamento?
Questo lo spiega il professore Cozzo, il quale pone laccento anzitutto
su quella che egli ritiene una distinzione basilare: Una cosa è
lidea, una cosa è la persona. Se sovrapponiamo i due concetti
la divergenza fra idee si trasformerà automaticamente in odio fra
le genti come gli israeliani e i palestinesi per i quali ormai non è
più la questione di territorialità a costituire motivo di
scontro ma un odio feroce alimentato da un crescendo di sangue e violenza.
E dunque? Dovremmo far nostro il concetto di satyagraha, che è
alla base del pensiero non-violento, cioè portare il dolore su
di noi così da non danneggiare laltro. Ricordare sempre che
il perdono è larma più efficace per la risoluzione
dei conflitti e che a volte perdonare implica un coraggio più grande
che odiare.
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