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Attualità
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Economia, l'industria italiana tra declino e ipotesi di ripresa La politica industriale è stato il tema dell'incontro tra Confindustria e sindacati. Il ministro per le Attività produttive, Antonio Marzano è fiducioso e prospetta un'imminente crescita dell'economia nel nostro Paese. Diverso il parere di Giovanni Agnello, docente presso la facoltà di Economia dell'Università di Palermo "Non c'è declino industriale
- lo ha detto Antonio Marzano, ministro delle Attività produttive
- ma solo l'esigenza di accrescere la competitività del nostro
Paese, valorizzare i talenti che abbiamo e internazionalizzare sempre
più la nostra economia con la collaborazione di tutti". Sebbene
da tutte le parti giungano insistenti le voci di un imminente tracollo
della nostra economia, complice la crisi Fiat, la crisi del polo elettronico
abbruzzese, la presenza delle aree depresse del Sud, le tremila e passa
mobilità lunghe annunciate dal ministro del Welfare Roberto Maroni
dal Governo continuano a giungere rassicurazioni. "Abbiamo problemi
per l' eredità del passato - dice il ministro Marzano - come la
carenza infrastrutturale, ma il governo sta varando una serie di leggi
atte a tamponare la situazione, come la legge Obiettivo, con la riforma
fiscale e quella di liberalizzazione del mercato del lavoro".Quando
potremo parlare di crescita? Il ministro continua ad essere ottimista
e parla di ripresa già a partire dalla fine dell'anno. Più
pessimista, o forse si tratta semplicemente di realismo, Giovanni Agnello,
docente di Economia monetaria e creditizia, che alla domanda sulla ripresa
economica del nostro paese ha così risposto: "L'Italia si
riprenderà solo quando l'economia italiana risoverà una
serie di nodi strutturali che da sempre la caratterizzano, come la riforma
del sistema pensionistico o tutta la normativa esistente in materia di
prelievo fiscale".Il ministro Marzano parla di internazionalizzazione
della nostra economia. "L'economia italiana, che da quando è
stata sancita ufficialmente l'unificazione economica dell'Europa è
legata alle scelte e alle decisioni della Bce risente inevitabilmente
della struttura banco-centrica del sistema istituzionale europeo, preoccupata
da sempre di garantire la stabilità dei prezzi e quindi il controllo
dell'aggregato monetario, che oggi è il risultato di una ricompensazione
fra realtà europee differenti e che quindi non appare più
granchè importante. L'Europa così come l'Italia,o almeno
le loro economie sono lontane dal panorama internazionale a differenza
di quanto succede con l'America". Come si spiega tutto ciò?
"Semplice - continua il professore Agnello - l' economia americana
è aperta al mercato e questo da sempre, l'Europa e ancora meno
l'Italia, sono legate ad una maniera differente di fare politica economica,
che rallenta la loro ripresa quando, come ora, le rispettive economie
attraversano una fase critica".Il sistema industriale vive un brutto
momento, accresciuto in negativo dal cattivo clima della congiuntura internazionale.
Si parla di stagnazione economica anche per gli Stati Uniti, che rappresentano
il perno attorno al quale ruota l'intera economia mondiale, complice il
clima di incertezza generato in primis dai venti di guerra. Eppure esistono
delle differenze significative sulle due stagnazioni, quella italiana
e quella statunitense. "La differenza consiste essenzialmente nelle
differenti capacità di reattività dei due sistemi economici
di fronte alla crisi e nelle conseguenti capacità di ripresa".
Si è svolto ieri un incontro tra Confindustria e sindacati che
ha avuto come tema proprio il tema della politica industriale. Negativo
il giudizio della Cgil sulle dichiarazioni di Marzano:"E' rimasto
l'ultimo giapponese, le industrie chiudono e lui non vede il declino".
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