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Economia

 

030226mari
Economia, l'industria italiana tra
declino e ipotesi di ripresa

La politica industriale è stato il tema dell'incontro tra Confindustria e sindacati. Il ministro per le Attività produttive, Antonio Marzano è fiducioso e prospetta un'imminente crescita dell'economia nel nostro Paese. Diverso il parere di Giovanni Agnello, docente presso la facoltà di Economia dell'Università di Palermo

"Non c'è declino industriale - lo ha detto Antonio Marzano, ministro delle Attività produttive - ma solo l'esigenza di accrescere la competitività del nostro Paese, valorizzare i talenti che abbiamo e internazionalizzare sempre più la nostra economia con la collaborazione di tutti". Sebbene da tutte le parti giungano insistenti le voci di un imminente tracollo della nostra economia, complice la crisi Fiat, la crisi del polo elettronico abbruzzese, la presenza delle aree depresse del Sud, le tremila e passa mobilità lunghe annunciate dal ministro del Welfare Roberto Maroni dal Governo continuano a giungere rassicurazioni. "Abbiamo problemi per l' eredità del passato - dice il ministro Marzano - come la carenza infrastrutturale, ma il governo sta varando una serie di leggi atte a tamponare la situazione, come la legge Obiettivo, con la riforma fiscale e quella di liberalizzazione del mercato del lavoro".Quando potremo parlare di crescita? Il ministro continua ad essere ottimista e parla di ripresa già a partire dalla fine dell'anno. Più pessimista, o forse si tratta semplicemente di realismo, Giovanni Agnello, docente di Economia monetaria e creditizia, che alla domanda sulla ripresa economica del nostro paese ha così risposto: "L'Italia si riprenderà solo quando l'economia italiana risoverà una serie di nodi strutturali che da sempre la caratterizzano, come la riforma del sistema pensionistico o tutta la normativa esistente in materia di prelievo fiscale".Il ministro Marzano parla di internazionalizzazione della nostra economia. "L'economia italiana, che da quando è stata sancita ufficialmente l'unificazione economica dell'Europa è legata alle scelte e alle decisioni della Bce risente inevitabilmente della struttura banco-centrica del sistema istituzionale europeo, preoccupata da sempre di garantire la stabilità dei prezzi e quindi il controllo dell'aggregato monetario, che oggi è il risultato di una ricompensazione fra realtà europee differenti e che quindi non appare più granchè importante. L'Europa così come l'Italia,o almeno le loro economie sono lontane dal panorama internazionale a differenza di quanto succede con l'America". Come si spiega tutto ciò? "Semplice - continua il professore Agnello - l' economia americana è aperta al mercato e questo da sempre, l'Europa e ancora meno l'Italia, sono legate ad una maniera differente di fare politica economica, che rallenta la loro ripresa quando, come ora, le rispettive economie attraversano una fase critica".Il sistema industriale vive un brutto momento, accresciuto in negativo dal cattivo clima della congiuntura internazionale. Si parla di stagnazione economica anche per gli Stati Uniti, che rappresentano il perno attorno al quale ruota l'intera economia mondiale, complice il clima di incertezza generato in primis dai venti di guerra. Eppure esistono delle differenze significative sulle due stagnazioni, quella italiana e quella statunitense. "La differenza consiste essenzialmente nelle differenti capacità di reattività dei due sistemi economici di fronte alla crisi e nelle conseguenti capacità di ripresa". Si è svolto ieri un incontro tra Confindustria e sindacati che ha avuto come tema proprio il tema della politica industriale. Negativo il giudizio della Cgil sulle dichiarazioni di Marzano:"E' rimasto l'ultimo giapponese, le industrie chiudono e lui non vede il declino".
Maria Catena Salerno

(26 febbraio 2003)

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