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Architettura

030225damo
La cartografia di Napoli dal XV al XVIII secolo
Questo il tema al centro della conferenza tenuta dal professore Cesare de Seta, docente dell´Università di Napoli, "Federico II". Di fronte a una platea di addetti ai lavori, il professore de Seta ha presentato un excursus sulla "vedutistica" relativa alla città partenopea


Le vedute delle città italiane sono il tema della conferenza che si è tenuta
presso l´Aula Caracciolo del Dipartimento di Storia e progetto
nell´architettura di Palermo. A relazionare sul tema è stato il professore
Cesare de Seta, docente dell´Università di Napoli "Federico II". In
particolare l´attenzione è stata puntata sulla cartografia riguardante Napoli.
L´interesse per questo genere di iconografia nasce dal fatto che le vedute di
città non sono solamente un ritratto della parte esteriore del luogo, ma
assommano in se anche elementi di carattere sociologico e artistico, per la
minuzia con cui vengono rappresentati i particolari. Nel caso delle tavole o
dei dipinti ritrovati, si parla, infatti, di vera e propria interpretazione
della cartografia, che consiste anche nel cercare di identificare il
committente dell´opera e a volte l´artista che l´ha realizzata. E´ stato così
per la prima grande rappresentazione grafica di Napoli: la tavola Strozzi.
Questa è la più importante veduta di città del Quattrocento e inoltre è la più
grande per ampiezza di tutto il periodo. E´ larga infatti più di 2 metri.
"Questo dipinto è una delle grandi rappresentazioni quattrocentesche di città e
il primo "ritratto" di Napoli a noi pervenuto- dice il professore de Seta-
L'immagine, dipinta nell'inverno tra il 1472 e il 1473 e giunta a Napoli nel
1473 assieme ad altri doni di Filippo Strozzi al re Ferrante d'Aragona,
illustra l'ingresso nel porto della flotta aragonese dopo la vittoria navale
riportata nel 1465 contro Giovanni d'Angiò". Questo tipo di veduta fa
riferimento alla tipologia della Veduta in prospettiva, caso di prototipo, in
cui, la città viene ripresa da un punto di vista reale posto più in alto
rispetto al suo sito e l'angolazione sull'orizzonte varia da 60° a 90°. A un
altro tipo appartiene una seconda veduta di Napoli che risale al 1567 e fu
realizzata da Antoine Lafréry. Si tratta di un´incisione su legno che guarda
alla città da un punto ipotetico posto in alto nel cielo. L'autore si serve di
una pianta su cui costruisce in assonometria ortogonale o obliqua ogni edificio
e in forma pseudoprospettica la morfologia circostante. L'angolazione
sull'orizzonte varia da 40° a 60° e la tipologia viene chiamata "veduta a volo
d´uccello". "L´importanza dello studio di ciascuna veduta sta anche nel
verificarne la veridicità, cioè l´effettiva corrispondenza con il reale. Come
vedute veramente rispondenti a verità dobbiamo fare riferimento a un´opera del
Seicento attribuita a Baratta". Questa veduta ha tre edizioni. La prima è un
disegno, ritrovato in America, da cui fu fatta la seconda copia che è
un´incisone conservata a Napoli, realizzata dopo 15 anni. La veduta realizzata
nel 1627 si intitola "Fidelissimae Urbis Neapolitanae Cum Omnibus Viis Accurata
Et Nova Delineatio" e dimostra come per costruire una cartografia fedele di una
città bisognasse fare riferimento alle regole, già usate da Leonardo, cioè la
prospettiva. "Il disegno venne realizzato costruendo un reticolo e trasportando
i punti del panorama attraverso i quadrati come se si trattasse di una
primitiva camera oscura". Per la minuzia con cui viene realizzata Baratta
impiega quindici anni per finirla, e l´opera ultima è il risultato di varie
fasi di progettazione lungo le quali l´artista, con grandi conoscenze di
cosmografia, lascia vuoti inizialmente, i riquadri di cui non conosce bene la
struttura. In questa veduta si può ritrovare un´Enciclopedia della cultura e
della società del Seicento, perché "la cura dei particolari permette di
ricostruire anche le usanze e le tradizioni del tempo, o le situazioni più
inquietanti del periodo, ne è un esempio la piazza in cui viene ritratto anche“
Daniela Mogavero


(25 febbraio 2003)

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