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Cronaca universitaria - Lettere

030221elpiAp
Riforma scuola, quale destino per gli studi classici?
"Un liceo senza latino non sa di liceo"
Scomparirà del tutto l'insegnamento del latino dai licei? Si potrà mai pretendere la conoscenza della lingua dei classici da parte degli studenti dell'istruzione professionale? Quale sarà il posto degli studi classici nella formazione di secondo grado? Ne parla Parla Luciano Favini in un seminario tenuto alla facoltà di Lettere, ispettore della Pubblica Istruzione


Vita dura per gli studi classici nei tempi in cui la professionalizzazione avanza e la conoscenza di internet e dell'inglese s'impone su tutto. Sono questi i requisiti richiesti dal mondo del lavoro. "Perché dunque insegnare ancora il latino nei licei? Risposta difficile, questa, che non deve fare appello ai romanticismi della tradizione. Ma che richiede uno sforzo nella spiegazione di quanto oggi ancora ha valore negli studi classici".
E' quanto sostiene Luciano Favini, ispettore del ministero della Pubblica Istruzione in un seminario sulla didattica del latino, tenutosi presso la facoltà di Lettere e filosofia. "Qual è il posto degli studi classici nella scuola che verrà? - si chiede Luciano Favini - Affermare che le radici storiche della lingua italiana sono latine è un motivo sufficiente per i latinisti per restare soddisfatti?"
Potremo forse trovare qualche valido argomento per non mandare al patibolo la classicità, linguistica e storica, come il legislatore negli ultimi decenni sembra in molti casi voler fare?
La riforma che investe oggi la scuola vede un considerevole aumento dell'autonomia, una normativa che stato e regioni si contendono attraverso una potestà legislativa ora concorrente ora ripartita. Ma con un occhio sempre puntato ai parametri europei. In Europa, e non solo, le prospettive non sono favorevoli agli studi classici, dalla metà del XX secolo si registra un generale declino del loro prestigio sociale. Rara la possibilità per gli studenti fra i tredici e diciotto anni di conoscere il mondo antico. Cancellata del tutto la centralità del latino, un dogma indiscusso fino agli anni '50, in quei pochi casi in cui è rimasto. In Italia, sembra invece ancora ben saldo nella coscienza collettiva il prestigio degli studi classici, un punto di riferimento dell'attuale sistema scolastico, come più volte è stato affermato dal Ministro della Pubblica Istruzione. Ancora non è stata quindi detta l'ultima parola. Degli 8 nuovi licei previsti (classico, scientifico, scientifico-tecnologico, psico-pedagogico, europeo, internazionale, linguistico, scienze sociali, ) non sono stati ancora definiti i singoli profili. Ma già un anno fase ne hanno detto di tutti i colori. Un giornale riportava che al liceo classico si sarebbe insegnato filosofia e storia dell'arte, dal primo anno, insieme ad economia e scienze sociali, sarebbero invece scomparse chimica, matematica…che allo scientifico sarebbe scomparso il latino per lasciare più ore a matematica, informatica e new-technology. Una volta pubblicati gli atti, certo, si è visto che la parola latino non figura nel Profilo educativo, culturale e professionale dello studente al termine del secondo ciclo. Ma si parla della "consapevolezza che gli studenti dovranno avere delle radici storico-giuridiche, linguistico-letterarie e artistiche che ci legano al mondo classico, e dell'identità spirituale e materiale dell'Italia e dellEuropa". Si sostiene la necessità della "conoscenza delle principali tappe evolutive della lingua italiana, della valorizzazione dell'origine latina e di riconoscere mutamenti e permanenze lessicali e semantiche della lingua latina nell'italiano e nei dialetti". L'insegnamento del latino dovrebbe avere il fine non secondario di contribuire ad una più approfondita conoscenza linguistica dell'italiano (come dice anche il D.P.R del 4/7/69). Ma questo non è certo lo studio del latino.
Sarà sostenibile insegnare il latino in tutti gli 8 licei? "Fosse per me - dice Favini - il latino, lo metterei dappertutto, un liceo senza latino non sa di liceo". L'apprendimento della lingua potrebbe intatto essere realizzato in maniera rilevante se non decisiva attraverso la lettura dei testi. "Non sarebbe un male inserire nei licei la lettura dei classici - sostiene Favini - e prima di prendere decisioni che pesano si dovranno fare delle riflessioni approfondite".
Elisa Pizzillo

(21 febbraio 2003)

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