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Attualità
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Omicidio Pecorelli, depositate le motivazioni della sentenza Andreotti: "Forti interessi in gioco" La Corte d'Assise ha reso note le motivazioni della sentenza di condanna per l'uccisione del giornalista, in cui si legge: "Andreotti aveva un forte interesse a che non venissero pubblicate certe notizie scottanti" Giulio Andreotti «è stato l'ideatore dell'omicidio Pecorelli», commesso "nel suo interesse": è quanto si afferma nelle motivazioni della sentenza di secondo grado della Corte d'assise d'appello di Perugia che ha condannato a 24 anni di reclusione il senatore a vita per l'eliminazione del giornalista. Condannato alla stessa pena anche Gaetano Badalamenti. Secondo i giudici del capoluogo umbro «il movente del delitto è collegato all'attività del direttore di Op». Andreotti quindi "aveva un forte interesse a che Pecorelli non pubblicasse certe notizie scottanti o le pubblicasse comunque in maniera addolcita". E' "destituito di ogni fondamento" il teorema accusatorio del pubblico ministero appellante riguardo alle posizioni di Claudio Vitalone, Giuseppe Calò, Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati. Lo affermano i giudici della Corte d'assise d'appello che per i quattro imputati hanno confermato le assoluzioni di primo grado. Nelle motivazioni della sentenza, depositate oggi, si afferma che le dichiarazioni di Vittorio Carnovale, Fabiola Moretti, Maurizio Abbatino, Antonio Mancini e Chiara Zossolo «sono inattendibili». Giuseppe Troncale (14 febbraio 2003)
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