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Tareq Aziz in Italia: "Siamo pronti alla guerra"
Il vicepremier iracheno in viaggio in Italia afferma che l'Iraq è pronto a combattere contro gli Usa e contro l'Europa. Su Bin Laden: "Simpatizza per noi, che ci possiamo fare". Oggi il braccio destro di Saddam Hussein avrà un colloquio col Papa

"L'Iraq è pronto alla guerra" così ha affermato ieri, nella sua visita a Roma, Tareq Aziz vicepresidente iracheno. Il braccio destro di Saddam Hussein giunto all'aeroporto di Fiumicino con un volo di linea della Turkish Airlines proveniente da Istanbul e che vedrà oggi il Papa. In un'intervista al Corriere della Sera afferma che il popolo iracheno è pronto a combattere e se ci sarà bisogno "combatterò anch'io. Paghiamo per primi l'arroganza americana, poi toccheràÝ all'Europa" se non si schiererà al fianco dell'Iraq. Poi commenta anche la registrazione del messaggio di Bin Laden che invita tutti i musulmani a difendere l'Iraq: "L'America utilizza ogni pretesto per cercare di dimostrare che l'Iraq ha contatti con Al Qaeda. Ma non c'è alcun fondamento. Bin Laden può dire ciò che vuole e noi non possiamo farci nulla. E, se anche dice di simpatizzare con il popolo iracheno, che c'è di male? Non è il solo. Lo dice anche il Papa". Proprio per quanto riguarda la mediazione del Vaticano per evitare la guerra il vicepremier iracheno ha affermato che ancora non è successo nulla da questo punto di vista e nel suo colloquio con il cardinale Etchegaray la Chiesa ha portato solo messaggi di pace e di simpatia per il popolo iracheno che non vuole veder soffrire. Aziz si rivolge anche a Berlusconi chiedendogli di comportarsi come Chirac e Schroeder.Esclude inoltre ogni ipotesi di esilio di Saddam neanche in Libia.
Infine per quanto riguarda l'invito a collaborare con gli ispettori Onu, Aziz commenta: "Facciamo del nostro meglio per favorire questa cooperazione, abbiamo spedito una nuova lettera ai capi degli ispettori con nuovi documenti che provano la distruzione dei nostri arsenali militari. Non abbiamo questo tipo di armi -aggiunge - quindi non possiamo usarle".
Salvatore Butera
salvobutera@libero.it

(14 febbraio 2003)

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