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Le inchieste - I grandi temi

030211sing
Hanno rubato loro l'infanzia
Chi sono? I "figli di nessuno"

In Italia oltre 28 mila fra bambini e adolescenti sono costretti a vivere fuori dalla famiglia di origine. I motivi? Difficoltà economiche, conflitti di coppia, tossicodipendenze, ma anche abusi sessuali e maltrattamenti. La legge prevede che entro il 2006 gli orfanotrofi chiudano. Quale sarà dunque il loro destino? Diventare adulti senza avere mai stabilito legami affettivi stabili

Sono oltre 28mila in Italia, di cui 10mila si trovano ancora negli orfanotrofi. Anche se non per molto. La legge 149/01 prevede la chiusura dei 475 istituti per minori entro il 2006. I genitori sono assenti, spesso in carcere, in altri casi malati di Aids, oppure "semplicemente" separati. Le loro storie sono grovigli di eventi dolorosi.
Le loro famiglie sono definite "inidonee": il Tribunale dei minori li affida così a un istituto o a una famiglia adottiva. Le motivazioni che stanno alla radice dei provvedimenti d'urgenza del Tribunale dei minori sono diversi: gravi problemi economici e abitativi, conflitti di coppia, separazioni, tossicodipendenza, violenza e abuso sessuale. Secondo i dati forniti dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e adolescenza, del Ministero del Welfare, nel 1998 i provvedimenti del tribunale sono stati quasi 11mila, mentre nel 2000 sono saliti a oltre 12mila, di cui quasi 4mila di allontanamento dalla famiglia di origine.
I "figli di nessuno" si ritrovano così in una comunità che dovrebbe offrire loro non solo un sostegno economico, ma soprattutto morale e psicologico. Spesso la comunità serve solo in una fase iniziale, ma non è un luogo dove il bambino può vivere per sempre. Aiutare la famiglia, in certi casi - dicono gli esperti - può far si che il piccolo possa ritornare dai suoi: una cosa che, invece, accade troppo rararamente. Un minore su due rientra a casa se la famiglia di origine riceve un appoggio non solo economico, ma anche psisoterapeutico.
Secondo una ricerca appena pubblicata e svolta dall'Istituto degli Innocenti di Firenze, nei primi sei mesi del '99, su 634 ragazzi che hanno concluso l'esperienza in una famiglia affidataria, appena il 41,7 per cento rientra nella famiglia di origine. E gli altri? Il 12,6 per cento è stato collocato in affidamento preadottivo, il 4,5 in una comunità familiare, il 7,7 in una comunità d'accoglienza, il 5 per cento negli istituti. Dopo i 18 anni, l'8,1 per cento dei ragazzi è rimasto nella famiglia affidataria, mentre l'11,1 ha conquistato l'autonomia e la "libertà". Quando si arriva alla maggiore età, si può chiedere un'ulteriore assistenza per tre anni, perchè tornare dai propri genitori non è facile dopo tanta lontananza. Anzi, spesso è impossibile.
In realtà l'autonomia di questi ragazzi è forzata e la maturità accelerata. Oggi si parla spesso di adolescenze sempre più lunghe, di giovani che restano per tanto tempo nella famiglia di origine prima di crearsene una propria. Invece, proprio a chi si è visto scippare l'infanzia si chiede di accelerare il processo di crescita e di maturazione. Forse immaginando che questo riduca i costi sociali.

Salvo Ingargiola

(11 febbraio 2003)

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