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Sicilia

030211rube
Gela, beni per 3 milioni di euro sequestrati alla Stidda
I carabinieri hanno arrestato a Gela cinque persone con l'accusa di aver eluso le norme sulla prevenzione patrimoniale su beni di provenienza illecita. Gli ordini sono stati notificati in carcere. Ancora ricercato un latitante. Gli indagati avrebbero riciclato denaro sporco appartenente alle famiglie mafiose della "Stidda"


I Carabinieri di Gela hanno notificato in carcere sei ordini di custodia cautelare. I reati contestati per tutti sono di concorso in fittizia intestazione di beni a terzi di proventi illeciti con l'obiettivo di eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale. L'operazione è stata condotta dai Carabinieri di Gela contro la Stidda. Gli ordini di custodia sono stati notificati a Luigi Cosenza, 45 anni, ai fratelli Emanuele e Orazio Comandatore, di 37 e 39 anni, e in carcere a Angelo Fiorisi, di 35 anni. Due giorni fa erano stati arrestati Samuele Rinzivillo, 19 anni, e Salvatore Cavallo, 20 anni. Il provvedimento di custodia è scattato anche per Emanuele Costanza, 40 anni, allo stato attuale latitante, ricercato dallo scorso novembre perchè colpito da un altro mandato di cattura. Secondo le indagini gli indagati riciclavano in attività illecite denaro sporco appartenente alle famiglie mafiose della "Stidda". I carabinieri hanno sequestrato due imprese di ortofrutta e la «Gela trans», proprietaria di una decina di Tir, del valore di circa 2 milioni di euro. Di questa ditta sono titolari Luigi Cosenza e Melchiorre Scerra, ripettivamente fratello e nipote di Emanuele Cosenza. Angelo Fiorisi avrebbe ceduto falsamente ai fratelli Emanuele e Orazio Comandatore, che sono autotrasportatori, la titolarità di 9 tir e avrebbe intestato alla sorella Rosaria, di 22 anni, e a Antonella Rita Ferrigno, 21 anni, moglie di Orazio Comandatore, la proprietà della ditta «Terranova ortaggi». Per gli inquirenti in realtà tir, impresa e il fabbricato dove si trovano gli uffici della ditta (il tutto ha un valore complessivo di 3 milioni di euro) sarebbero in realtà di proprietà di Angelo Fiorisi. Tutti i beni delle due ditte sono stati sequestrati. Dalle indagini della Guardia di Finanza i prestanome, all'atto della costituzione delle società, avevano redditi sotto i 5 milioni di lire annui. Gli investigatori sono convinti che i proprietari nominali delle aziende fossero a conoscenza dell'appartenenza dei veri proprietari alla stidda gelese. I carabinieri hanno utilizzato intercettazioni telefoniche e ambientali e agli atti dell'inchiesta vi sono dichiarazioni del pentito Emanuele Celona.


Rudy Belcastro

(11 febbraio 2003)

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