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cultura e spettacoli
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030211mari
Come tu mi vuoi
E' in scena
al teatro Biondo fino a domenica prossima il dramma pirandelliano "Come
tu mi vuoi", diretto da Pasquale Squitieri e interpretato da Claudia
Cardinale
"Essere
è niente. Essere è farsi". E' proprio intorno a questa
lapidaria affermazione che si svela tutta la pirandelliana verità
contenuta in Come tu mi vuoi, dramma magistralmente interpretato,
in questi giorni, da una sensualissima Claudia Cardinale al teatro Biondo
Stabile di Palermo. La storia fu ispirata da un eclatante fatto di cronaca
giudiziaria risalente agli anni '30 che vide protagoniste due diverse
famiglie che si contendevano una donna sulla cui identità era difficile
fare chiarezza. Questa donna, l'Ignota, conduce una vita dissoluta
in una Berlino ambigua e trasgressiva. Fa la ballerina ed è l'amante
di Carl Salter (Franco Molè), scrittore di talento. E' proprio
a casa di questi che irrompe un fotagrafo italiano, Boffi, interpretato
da Memè Perlini, con la pretesa di identificare nella protagonista
della nostra storia Lucia (Cia), la moglie di un suo amico scomparsa da
dieci anni. E' il desiderio autentico di essere amata a spingere l'Ignota
a farsi Lucia, trasferirsi in Italia, incontrare i parenti e il marito
Bruno (Federico Fazioli). Ma quando scopre che il desiderato ritrovamento
di Cia era solo legato ad una venale questione d'eredità, l'Ignota
torna con Salter, l'unico che forsel'ha realmente amata e che per riprendersi
colei che le era appartenuta va alla ricerca della vera Lucia, che poi
ritrova in una demente, capace solo di pronunciare una parola: "Lena",
il nome della zia di Lucia. L'Ignota esce di scena e il pubblico
si interroga perplesso sulla sua reale identità. E' lei Cia? O
è piuttosto la demente? Arriva la risposta di Pirandello, la stessa
presente in Sei personaggi in cerca d'autore o in Uno, nessuno,
centomila. Non esiste un'identità assoluta e perenne, ma identità
molteplici, che all'occorrenza vengono colmate in mille diversi modi dall'opinione
soggettiva del reale che per quanto possa sembrare vera è sempre
e solo verosimile. Non esiste un'unica verità, ma tante verità
quante sono quelle rappresentate dai personaggi. L'Ignota lo sa.
Per questo non sembra ossessionata come gli altri da questa spasmodica
ricerca dal vero. Non le interessa, vuole solo svuotarsi di sè
e riempirsi del significato che gli altri vogliono darle, vuole essere
come gli altri vogliono che sia. E' il tema della maschera
che torna in questo dramma. La maschera salvifica che ci spoglia di ciò
che siamo e ci fa essere ciò che il mondo vuole che diveniamo per
sopravvivere alle ansie e all'incomunicabilità del reale.
Maria Catena Salerno
(11 febbraio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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