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Sicilia


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Sciopero dell'industria siciliana
In corteo 30 mila persone

Le tute blu oggi si fermano per lo sciopero generale unitario di otto ore proclamato da Cgil, Cisl e Uil regionali. I sindacati chiedono interventi urgenti per il settore. A rischio più di 15 mila posti di lavoro. Dure critiche al governo Cuffaro e al vice ministro per l'Economia Miccichè

Gli addetti al settore dell'industria di Sicilia si sono dati appuntamento stamattina in piazza Marina, a Palermo (gli operai del cantiere navale si sono riuniti, invece, a piazza Croci) da cui si snoderà il corteo che confluirà in piazza Indipendenza, dove ha sede la Presidenza della Regione. E' lì che i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil terranno i loro comizi. I sindacati prevedono una partecipazione di almeno 30 mila persone "in una protesta contro la desertificazione industriale, la fuga dei grandi gruppi, l’inerzia del governo regionale”. Le tre sigle sindacali rivendicano per l’isola un nuovo progetto di sviluppo sostenibile, che metta assieme rilancio dell’industria, tutela ambientale e incremento dell’occupazione. Secondo Cgil Cisl e Uil il nuovo modello di sviluppo dell’isola deve riservare la giusta collocazione a tutti i settori, con un'implicita critica a coloro che vedono solo il turismo nel futuro della Sicilia. Vanno quindi risolti i problemi riguardanti le carenze infrastrutturali, il credito, le inefficienze della pubblica amministrazione per poter agevolare gli investimenti nell'isola. I sindacati chiedono anche l’attuazione della legge regionale sugli appalti, norme per la creazione dei distretti produttivi, un adeguato sistema di formazione e il superamento della frattura tra ricerca tecnologica e attività industriale. Richieste, inoltre, ranche misure per il risanamento ambientale. Critiche dai sindacati al vice ministro per l’economia Gianfranco Micciché, accusato di aver trascurato il settore creditizio, e soprattutto al governo Cuffaro (che ha convocato i sindacati per il 14 febbraio) "imputato" di non avere svolto un ruolo autorevole nelle vertenze in corso. Cgil Cisl e Uil hanno anche definito l’atteggiamento degli imprenditori poco autorevole: in pratica, "non hanno saputo alzare la voce per denunciare una situazione che normale non è".
Sono più di 15 mila i posti di lavoro che rischiano di saltare in Sicilia per effetto d’una crisi dell’industria senza precedenti, che colpisce drammaticamente tutte le province. Le situazioni più gravi sono in quella di Palermo, dove la sola crisi della Sicilfiat mette in discussione più di 2.400 posti di lavoro; a Catania, dove i posti a rischio sono più di 2 mila; a Messina, dove sono in bilico più di 4 mila lavoratori. Drammatica, soprattutto dopo il caso Enichem, anche la situazione di Siracusa: sono più di 3.500 i lavoratori a rischio. A Enna, le persone che rischiano il loro posto sono 1.500.
Tra i settori dell’industria che registrano maggiormente la crisi, infine, l’edilizia che ha subito un forte calo dell’occupazione, pari a 9 mila addetti.

Pierangela Maniscalchi

(7 febbraio 2003)

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