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Sicilia
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030207pima
Sciopero dell'industria siciliana
In corteo 30 mila persone
Le tute
blu oggi si fermano per lo sciopero generale unitario di otto ore proclamato
da Cgil, Cisl e Uil regionali. I sindacati chiedono interventi urgenti
per il settore. A rischio più di 15 mila posti di lavoro. Dure
critiche al governo Cuffaro e al vice ministro per l'Economia Miccichè
Gli addetti al settore
dell'industria di Sicilia si sono dati appuntamento stamattina in piazza
Marina, a Palermo (gli operai del cantiere navale si sono riuniti, invece,
a piazza Croci) da cui si snoderà il corteo che confluirà
in piazza Indipendenza, dove ha sede la Presidenza della Regione. E' lì
che i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil terranno i loro comizi.
I sindacati prevedono una partecipazione di almeno 30 mila persone "in
una protesta contro la desertificazione industriale, la fuga dei grandi
gruppi, linerzia del governo regionale. Le tre sigle sindacali
rivendicano per lisola un nuovo progetto di sviluppo sostenibile,
che metta assieme rilancio dellindustria, tutela ambientale e incremento
delloccupazione. Secondo Cgil Cisl e Uil il nuovo modello di sviluppo
dellisola deve riservare la giusta collocazione a tutti i settori,
con un'implicita critica a coloro che vedono solo il turismo nel futuro
della Sicilia. Vanno quindi risolti i problemi riguardanti le carenze
infrastrutturali, il credito, le inefficienze della pubblica amministrazione
per poter agevolare gli investimenti nell'isola. I sindacati chiedono
anche lattuazione della legge regionale sugli appalti, norme per
la creazione dei distretti produttivi, un adeguato sistema di formazione
e il superamento della frattura tra ricerca tecnologica e attività
industriale. Richieste, inoltre, ranche misure per il risanamento ambientale.
Critiche dai sindacati al vice ministro per leconomia Gianfranco
Micciché, accusato di aver trascurato il settore creditizio, e
soprattutto al governo Cuffaro (che ha convocato i sindacati per il 14
febbraio) "imputato" di non avere svolto un ruolo autorevole
nelle vertenze in corso. Cgil Cisl e Uil hanno anche definito latteggiamento
degli imprenditori poco autorevole: in pratica, "non hanno saputo
alzare la voce per denunciare una situazione che normale non è".
Sono più di 15 mila i posti di lavoro che rischiano di saltare
in Sicilia per effetto duna crisi dellindustria senza precedenti,
che colpisce drammaticamente tutte le province. Le situazioni più
gravi sono in quella di Palermo, dove la sola crisi della Sicilfiat mette
in discussione più di 2.400 posti di lavoro; a Catania, dove i
posti a rischio sono più di 2 mila; a Messina, dove sono in bilico
più di 4 mila lavoratori. Drammatica, soprattutto dopo il caso
Enichem, anche la situazione di Siracusa: sono più di 3.500 i lavoratori
a rischio. A Enna, le persone che rischiano il loro posto sono 1.500.
Tra i settori dellindustria che registrano maggiormente la crisi,
infine, ledilizia che ha subito un forte calo delloccupazione,
pari a 9 mila addetti.
Pierangela Maniscalchi
(7 febbraio 2003)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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