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Architettura

030204damo
"Restaurare": meglio innovare o conservare?
Sarà il tema di un convegno ad Architettura
Sarà il professore Claudio Varagnoli, docente di "Restauro architettonico" presso l'Università Gabriele D'Annunzio di Chieti, ad affrontare il panorama delle tesi sul recupero delle opere d'arte

Si intitola "Creatività e conservazione nel restauro degli edifici storici" la conferenza organizzata dalla facoltà di Architettura di Palermo che si terrà venerdì 7 febbraio alle 15,30 presso l'aula Caracciolo del dipartimento di "Storia e progetto nell'Architettura" in corso Vittorio Emanuele 188. Il relatore della conferenza, il professore Claudio Varagnoli, proviene da Chieti, ed è docente di "Restauro architettonico" presso l'Università Gabriele D'annunzio. Il tema dell'incontro verterà sui diversi atteggiamenti spesso contrastanti che coesistono nel mondo del restauro. Innovare o conservare? Questo il dilemma sul quale si interroga il panorama accademico di studiosi della materia e gli addetti ai lavori. Il trattamento delle lacune, il criterio del minimo intervento, il principio della reversibilità, il rapporto antico-nuovo. Sono questi alcuni dei temi che fanno parte della tesi del minimo intervento nel restauro. E poi si parlerà di restauro nella storia: significato e ruolo del monumento nella tradizione pre-moderna, il reimpiego medievale tra continuità e distacco dall’antico, fino alla Carta di Venezia. Il professor Varagnoli presenterà le sue argomentazioni confrontando esempi di restauro architettonico degli ultimi 20 anni nel mondo. Spiegando le motivazioni e gli interventi proposti in 30 restauri si tenterà di fare il punto sulle opposte visioni dell'intervento di recupero architettonico. Se sia più importante conservare la sostanza di un'opera d'arte o innovarla per dare spazio ai tempi sono le due estreme conseguenze delle riflessioni che negli ultimi anni si sono susseguite nel mondo accademico. Uno dei maggiori sostenitori della seconda tesi, invece, è il famoso architetto Giorgio Grassi, e uno dei suoi lavori sarà tra gli esempi analizzati durante la conferenza: la ricostruzione del teatro romano di Sagunto (1985). Grassi ha da sempre sostenuto che "i nuovi maestri dell’architettura insegnano che per fare dell’architettura basta fare qualcosa di diverso”. Nei sui progetti il tema portante è il completamento architettonico, che implica il riconoscimento e l'accettazione dell'antefatto, del suo stato di incompletezza e la possibilità-necessità di intervenire per restituire unità dell'opera. Il corpo dell'architettura veniva, per così dire, sacrificato al suo contenuto ideale, la volontà di fondare l'architettura sull'architettura inseriva il progetto in una temporalità continua in cui, idealmente, tutte le differenze stilistiche si annullano per esaltare il fondamento comune, gli elementi costanti, sempre secondo gli scritti di Grassi. Nel teatro di Sagunto, per esempio, e da lì in poi in tutte le altre opere di restauro della "città antica" l'uso incondizionato del mattone che compare come costante fissa più che per le sue qualità o caratteristiche costruttive, per una sua particolare capacità evocativa, decifrabile dall'interno dell'architettura e del suo farsi. Ma questa visione dell'Architettura è solo uno dei punti di vista della comunità di architetti che si pongono davanti al problema del restauro con il dilemma su quale metodo utilizzare, quello invasivo o quello di conservazione. La conferenza è stata promossa congiuntamente dal Dipartimento di "Storia e progetto nell'Architettura", dal laboratorio "D'indagini e restauro dei beni architettonici" diretto dal professore Salvatore Boscarino, dal corso di laurea in "Resaturo, recupero e riqualificazione nell'Archiettura e infine dall'associazione culturale onlus "Monumento documento".
Daniela Mogavero


(4 febbraio 2003)

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