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Attualità
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Operai Imesi: "Stanchi di promesse e di favole" Ancora una volta uno stabilimento chiude i battenti in Sicilia per trasferirsi altrove. Ennesima protesta degli operai rimasti senza un posto di avoro che si scusano con la cittadinanza per i disagi causati Piazza della vergogna. Sotto la pioggia battente di un giovedì pomeriggio, un gruppo di persone protesta di fronte a Palazzo delle aquile. Tra il rumore e il fumo dei petardi prende corpo la protesta dei dipendenti dell'Imesi. "I dipendenti Ansaldobreda si scusano per i disagi causati alla circolazione stradale". Comincia così un volantino distribuito ai passanti, un gesto di senso civico in mezzo a tanta insensatezza di oggi. Dopo la Fiat, anche la Ansaldobreda (Finmeccanica) che opera nel settore del materiale rotabile, vuole lasciare la Sicilia. La ragione? Dispersione geografica. "I dipendenti chiedono a tutte le autorità politiche - continua il volantino - come mai tra i quattro stabilimenti in Italia quali Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo, si debba vendere proprio quest'ultimo - Perché è sempre la Sicilia a dover pagare ? - si chiedono gli operai - Perché la Sicilia deve essere solo terra di raccolta di voti o di fondi regionali che dopo un anno vengono portati al nord senza essere utilizzati?". Domande che lanciano accuse non lievi. "Siamo stanchi di promesse e di favole - ribattono gli operai dell'Imesi - E' ora che qualcuno passi ai fatti". Elisa Pizzillo (3 febbraio 2003)
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