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Cultura e spettacoli

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L’Islam e il mondo cristiano. Conflitti di civilizzazione nel Mediterraneo e dialogo per una soluzione pacifica
Bassam Tibi, studioso siriano, docente presso l'Università tedesca di Gottingen, discute dei rapporti tra Islamici e Cristiani in una prospettiva di convivenza pacifica. Se n'è parlato ne lcorso di un convegno ai cantieri alla Zisa

In una realtà complessa come la nostra, dove termini come gihad, intifada, burka entrano ogni giorno nelle nostre case, diventa importante, anzi quasi doveroso affrontare la questione dei complessi rapporti tra Islam e Occidente. Se n’è parlato ai Cantieri culturali alla Zisa, dove l’Istituto Gramsci, il Centro culturale francese e il Goethe institut hanno organizzato un seminario dal titolo: “Terzo millennio: una sfida per le democrazie”. Sono intervenuti Piero Violante, docente di Storia delle dottrine politiche presso la facoltà di Scienze Politiche e Bassam Tibi, docente dell’Università tedesca di Gottingen. Il primo, ha condotto un’articolata analisi della situazione politica mondiale, ponendo un’attenzione particolare alla tendenza autoritaria con cui il capitalismo si è affermato nell’ultimo decennio e al passaggio da una politica di walfare ad una di controllo. Il secondo ha affrontato in maniera più diretta il confronto fra la realtà islamica e quella occidentale a partire da un excursus storico che ha inquadrato gli islamici come fautori di quella che può, secondo lo studioso siriano, essere considerata a buon diritto la prima, vera e propria “globalizzazione”. Tibi intende riferirsi alla conquista del Mediterraneo da parte dell’Oriente, causa al contempo dell’indebolimento dell’impero romano e della nascita dell’Europa come risposta-reazione all’espansione islamica. Oggi siamo di fronte ad un occidente profondamente diverso dall’occidente cristiano di Carlo Magno. Si tratta di un occidente secolarizzato, che ricerca la pace senza la mediazione di una comunità religiosa di riferimento, la pace kantiana raggiungibile attraverso un processo di democratizzazione. Oggi i musulmani che vivono stabilmente in Europa sono 17 milioni e diventeranno 35 milioni nel 2035, questa crescita esponenziale ha generato in molti la convizione che l’islamizzazione dell’Europa avverrà in maniera naturale e quasi automatica. Dall’altra parte, c’è chi ritiene che in quanto “ospite” sial’Islam a doversi europeizzare. Quando due civiltà profondamente diverse entrano in contatto si crea quello che gli americani chiamano “clash of civilization”, ovvero lo scontro tra entità che cozzano, la lotta a tutti i costi per evitare la quale è opportuno avviare un dialogo costruttivo. Utopia? Sì, ritiene Bassan Tibi, che nonostante si autoproclami islamico, dichiara senza falsa retorica che il dialogo non è sempre possibile e non va necessariamente ricercato, non con i fondamentalisti, che dall’Europa preparano attacchi terroristici disponendo di reti organizzative e finanziarie tra le più efficienti. Esistono prove certe che l’attentato dell’11 settembre sia stato preparato in Germania, dove vivono 3 milioni di musulmani, di cui centomila fondamentalisti. Bassan Tibi dice che il dialogo va costruito con i moderati, con i musulmani che usano dire: “La casa dell’Islam è la casa della pace”. Tibi è fautore di quello che egli stesso definisce Euroislam, ovvero quel sistema che interpreta l’Islam in chiave europea attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali: la separazione tra religione e politica per il raggiungimento di una laicità democratica, la promozione della tolleranza e del pluralismo, l’istituzione di leggi civili e il riconoscimento di diritti umani. Elementi tutti, che contribuiscono ad un’integrazione reale, lontana dalle assimilazioni coercitive o all’estremo opposto dalla ghettizzazione. Un’integrazione fatta di rispettosa accettazione di una civiltà diversa, insieme alla quale, avviarsi “pacificamente” verso il terzo millennio.
Maria Catena Salerno

(3 febbraio 2003)

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