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Cultura e spettacoli
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030203mari
LIslam e il mondo cristiano. Conflitti di civilizzazione nel Mediterraneo
e dialogo per una soluzione pacifica
Bassam
Tibi, studioso siriano, docente presso l'Università tedesca di
Gottingen, discute dei rapporti tra Islamici e Cristiani in una prospettiva
di convivenza pacifica. Se n'è parlato
ne lcorso di un convegno ai cantieri alla Zisa
In
una realtà complessa come la nostra, dove termini come gihad, intifada,
burka entrano ogni giorno nelle nostre case, diventa importante, anzi
quasi doveroso affrontare la questione dei complessi rapporti tra Islam
e Occidente. Se nè parlato ai Cantieri culturali alla Zisa,
dove lIstituto Gramsci, il Centro culturale francese e il Goethe
institut hanno organizzato un seminario dal titolo: Terzo millennio:
una sfida per le democrazie. Sono intervenuti Piero Violante, docente
di Storia delle dottrine politiche presso la facoltà di Scienze
Politiche e Bassam Tibi, docente dellUniversità tedesca di
Gottingen. Il primo, ha condotto unarticolata analisi della situazione
politica mondiale, ponendo unattenzione particolare alla tendenza
autoritaria con cui il capitalismo si è affermato nellultimo
decennio e al passaggio da una politica di walfare ad una di controllo.
Il secondo ha affrontato in maniera più diretta il confronto fra
la realtà islamica e quella occidentale a partire da un excursus
storico che ha inquadrato gli islamici come fautori di quella che può,
secondo lo studioso siriano, essere considerata a buon diritto la prima,
vera e propria globalizzazione. Tibi intende riferirsi alla
conquista del Mediterraneo da parte dellOriente, causa al contempo
dellindebolimento dellimpero romano e della nascita dellEuropa
come risposta-reazione allespansione islamica. Oggi siamo di fronte
ad un occidente profondamente diverso dalloccidente cristiano di
Carlo Magno. Si tratta di un occidente secolarizzato, che ricerca la pace
senza la mediazione di una comunità religiosa di riferimento, la
pace kantiana raggiungibile attraverso un processo di democratizzazione.
Oggi i musulmani che vivono stabilmente in Europa sono 17 milioni e diventeranno
35 milioni nel 2035, questa crescita esponenziale ha generato in molti
la convizione che lislamizzazione dellEuropa avverrà
in maniera naturale e quasi automatica. Dallaltra parte, cè
chi ritiene che in quanto ospite sialIslam a doversi
europeizzare. Quando due civiltà profondamente diverse entrano
in contatto si crea quello che gli americani chiamano clash of civilization,
ovvero lo scontro tra entità che cozzano, la lotta a tutti i costi
per evitare la quale è opportuno avviare un dialogo costruttivo.
Utopia? Sì, ritiene Bassan Tibi, che nonostante si autoproclami
islamico, dichiara senza falsa retorica che il dialogo non è sempre
possibile e non va necessariamente ricercato, non con i fondamentalisti,
che dallEuropa preparano attacchi terroristici disponendo di reti
organizzative e finanziarie tra le più efficienti. Esistono prove
certe che lattentato dell11 settembre sia stato preparato
in Germania, dove vivono 3 milioni di musulmani, di cui centomila fondamentalisti.
Bassan Tibi dice che il dialogo va costruito con i moderati, con i musulmani
che usano dire: La casa dellIslam è la casa della pace.
Tibi è fautore di quello che egli stesso definisce Euroislam, ovvero
quel sistema che interpreta lIslam in chiave europea attraverso
il raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali: la separazione tra
religione e politica per il raggiungimento di una laicità democratica,
la promozione della tolleranza e del pluralismo, listituzione di
leggi civili e il riconoscimento di diritti umani. Elementi tutti, che
contribuiscono ad unintegrazione reale, lontana dalle assimilazioni
coercitive o allestremo opposto dalla ghettizzazione. Unintegrazione
fatta di rispettosa accettazione di una civiltà diversa, insieme
alla quale, avviarsi pacificamente verso il terzo millennio.
Maria Catena Salerno
(3 febbraio 2003)
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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