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Scienze della formazione primaria

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Di quale maestro ha bisogno
la scuola del nuovo millennio...

Piera Messina, responsabile dell'Ufficio del Tirocinio del corso di laurea di Scienze della formazione primaria, ci racconta il difficile ruolo del maestro, il "magister", chiamato a fare di più: guidare, orientare e stimolare gli studenti

Educare. Forse nessun termine è quanto questo colmo di significati e di contenuti. Lo dimostra anche l'origine latina che lo riconduce a due verbi: edere che significa nutrire, allevare, ed ex-ducere che significa trarre fuori.
Qual è il significato più corretto tra questi? Forse entrambi. Un'ulteriore conferma della complessità del processo educativo, della sua intima poliedricità, dell'impossibilità di darne una volta per tutte una definizione univoca e precisa. Chi educa deve allevare ma è anche chiamato a "tirare fuori" potenzialità.
Il mestiere di educatore si rivela oggi più che mai problematico. Potrebbe sembrare scontato, forse non lo è. Recenti fatti di cronaca puntano il dito su insegnanti dai metodi non proprio ortodossi, pronti a rinunciare alle parole per mezzi meno adeguati ma, dal loro punto di vista, più risolutivi. Scontato vituperare. Lo sdegno, il gridare allo scandalo sono le reazioni più comuni.
Ci si dimentica però dei casi in cui "vittima" e "carnefice" hanno ruoli opposti. Un alunno che picchia un'insegnante suscita uguale scalpore? Oggi la scuola è più "garantista" rispetto al passato. I metodi crudi e violenti di una volta sono stati abbandonati per lasciare il posto ad un rapporto insegnante-alunno che nella migliore delle ipotesi si configura come amicale, nella peggiore, travalica la soglia del rispetto personale. Cosa fare?
"Abbiamo uno strumento privilegiato per comunicare e per educare: le parole ed i comportamenti… usiamoli. Ma bisogna anche saperlo fare". Risponde così Piera Messina, responsabile dell'ufficio del Tirocinio del corso di laurea di Scienze della Formazione primaria. La domanda era anche una provocazione: "Insegnare oggi? C'è forse troppa violenza nelle scuole?" Educare non è semplice. "Per poter diventare insegnanti, "maestri", non basta essere Pico della Mirandola, occorre saper formare persone e assumere atteggiamenti e comportamenti coerenti al ruolo che si riveste - spiega la Messina - Altro che mero trasmettitore di saperi. Il maestro, l'origine etimologica ci aiuta a comprenderne il senso, magister (magis, di più) deve guidare, orientare, stimolare, deve essere il primo a testimoniare quello che dice. E in un vecchio aforisma greco ritroviamo quelle che sono le radici dell'essere maestri: "Non puoi insegnare quel che vuoi o quel che sai… ma ciò che sei". Perché gli allievi - aggiunge - imparano dai comportamenti, dagli esempi più che dalle parole. L'insegnante diventa un modello se è in grado di testimoniare idee, di fornire chiavi di lettura per accedere alla vita. E' tipico, invece, il paradosso di chiedere il silenzio da una voce che urla a squarciagola" - aggiunge. Lezione antica quanto il mondo: "predicare bene, ma razzolare male". Quando in gioco c'è la formazione e la crescita di un bambino, un futuro uomo, la responsabilità è pesante. Soprattutto oggi quando nuove riforme legislative ridipingono i sistemi formativi e i quadri didattici che richiedono la formazione universitaria piuttosto che il semplice diploma per insegnare alle materne o alle elementari. "Già dal '74 si discuteva di un ruolo unitario della funzione docente - sottolinea la Messina - vale a dire riservare la possibilità d'insegnare solo ai laureati. Ma il corso di laurea in Scienze della formazione primaria nasce solo di recente. E' la risposta all'esigenza di nuovi bisogni formativi che si affacciano all'orizzonte, fornire gli strumenti e i metodi per insegnare ad apprendere si rivela cruciale. Insegnare non è un lavoro che si può inventare, è una professionalità che si costruisce attraverso un processo formativo: allevare... tirar fuori... insegnare ad insegnare ad apprendere.
Elisa Pizzillo

(30 gennaio 2003)

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