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Inchieste

030227madi
Il carcere duro: la "comunità" del 41 bis

Molti dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis sono condannati per reati mafiosi e di terrorismo. I rinchiusi in queste sezioni vanno all’aria aperta due ore al giorno, in gruppi di 6 o 7, così pure in socialità in una saletta. I passeggi per l’ora d’aria variano da carcere a carcere
 
Molti esponenti del mondo politico, appartenenti a correnti diverse, contestano l'applicazione concreta del 41 bis, il regime carcerario in cui vengono costretti i detenuti accusati di reati mafiosi e di terrorismo. Il 41 bis, sostengono, viola i più elementari diritti della persona sottoponendo così i detenuti a condizioni indegne.
Le sezioni dei 41 bis sono quasi sempre in una palazzina separata dal resto del carcere e alcune di queste hanno una cosiddetta Area Riservata per i detenuti "eccellenti" del tipo di Totò Riina e Leoluca Bagarella. Di solito sono al piano terra della sezione, la meno areata e illuminata, con il bagno nella stanza che spesso è un cesso alla turca.
I detenuti dell’Area Riservata sono totalmente isolati dagli altri in 41 bis, ma in quest’area sono finiti anche carcerati dallo scarso rilievo criminale, i quali sono stati designati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a fare da compagni ai "capi di Cosa Nostra" dopo che i giudici hanno riconosciuto anche a loro il diritto alla socialità. È quanto accaduto a Salvatore Savarese, un condannato per associazione a delinquere di stampo camorristico entrato in carcere nell’82 e poi rientrato nel ‘99 per una condanna a 3 anni.
In alcune sezioni alle finestre delle celle ci sono fino a tre sbarramenti: il primo di sbarre vere e proprie, il secondo di una rete abbastanza fitta, il terzo fatto da una serie di fasce di ferro o di vetro antiscasso che formano una tapparella dalla quale filtrano poca aria e poca luce. I detenuti di queste celle hanno avuto un notevole abbassamento della vista. È una delle tante limitazioni che i detenuti di Viterbo, rivolgendosi al capo dello Stato, hanno definito "come sofferenze inutili e non ragionevoli, inflitte per mero sadismo, tanto da far maturare nel popolo dei reclusi la certezza che le stesse abbiano il solo scopo di annullare del tutto persino la loro coscienza e volontà".
I rinchiusi in queste sezioni vanno all’aria, due ore al giorno, in gruppi di 6 o 7, così pure in socialità in una saletta. I passeggi per l’ora d’aria variano da carcere a carcere. Si va da quelli davvero ridotti a quelli grandi come campi di calcetto.
Un terzo dei detenuti è in attesa di un giudizio definitivo, e molti di coloro condannati in via definitiva, hanno già scontato la pena per il reato "ostativo" alla concessione dei benefici penitenziari che ha motivato l’applicazione del 41 bis. Una prima cosa che si dovrebbe fare è vedere a chi e come è stato applicato il "carcere duro".
Nei decreti ministeriali di assegnazione al 41 bis, i familiari sono visti come la fonte principale del pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica. Sui colloqui, con o senza vetro, è illuminante un episodio riportato nella Relazione del Procuratore Generale della Corte d’Appello di Caltanisetta. Da quel rapporto si evince che i colloqui coi familiari possonoessere videoregistrati e costituire fonte di informazione utile per attività investigative e per prevenire reati...

Oltre alle limitazioni valide per tutti i detenuti in 41 bis, c’è poi il valore aggiunto limitante a discrezione del singolo direttore: la lista della spesa consentita varia da sezione a sezione; a Spoleto sono pericolosi i fagioli, a Parma le uova. In un carcere è consentito il walkman per studiare l’inglese in altri no. A L’Aquila è consentito indossare una giacca imbottita, durante l’inverno, privilegio che non possono avere i detenuti a Viterbo e a Novara. Nelle sezioni del 41 bis, i detenuti non possono frequentare corsi scolastici, si può studiare solo per proprio conto e l’unico intermediario coi professori è un educatore. Ciononostante, non sono rari i casi di detenuti che si sono diplomati in 41 bis o hanno conseguito una laurea.
Le donne in 41 bis sono tre, tutte detenute a Rebibbia. Una, Maria Buompastore, è in carcere da 4 anni, in 41 bis dal 31 gennaio 2001. Condannata in primo grado con suo marito a 22 anni di carcere, ha tre bambini di cui uno malato di leucemia.
Un’altra è Erminia Giuliano, arrestata nel dicembre 2000 e in 41 bis dal maggio 2002, è ancora in custodia cautelare. Nessun precedente penale, è in attesa del primo grado e in due anni non ha fatto ancora nessuna udienza. La terza e ultima donna in 41 bis è Teresa De Luca, condannata a 8 anni in appello per traffico di droga e poi andata definitiva, è stata arrestata nel dicembre 2000 per associazione camorristica e messa in 41 bis nel gennaio del 2000.
I detenuti sono prigionieri anche di una sorta di "gabbia procedurale" dalla quale non riescono ad uscire se non per mezzo del pentimento: la proroga semestrale dei decreti non consente loro di ricorrere in Cassazione perché i tribunali di Sorveglianza rispondono ai loro reclami quando ormai il decreto è stato "rinnovato" e per la Suprema Corte viene meno l’interesse a prendere in esame il loro ricorso.

Mauro Di Gregorio

(27 gennaio 2003
)

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